Italiche geometrie

poverimabelli“Costruire tanto e in fretta, partire, muoversi, non perdere l’occasione. Per tutta la penisola è uno straordinario brulicare. Circa dieci milioni di persone cambiano residenza in poco più di un decennio, mentre si trasformano il vivere di un popolo e il paesaggio nazionale: gente che va all’estero e che va al Nord, case coloniche abbandonate per un condominio di periferia, monti che franano e fiumi che straripano, strade che tagliano campi e boschi, capannoni che bordeggiano le strade. Nessuno sta fermo, chiunque può viaggiare: in treno, in auto, in aereo. Sul finire del decennio non sembra neppure impossibile raggiungere la Luna: la gara dello spazio tra americani e sovietici è aperta con il lancio dello Sputnik. Sembra di guardare due cartoline, una ben diversa dall’altra. In quella del ’50, l’Italia si presenta in bianco e nero, con i suoi borghi agricoli, i carretti a cavallo, i contadini con il tabarro d’inverno e le strade polverose d’estate. In quella del ’59 è tutt’altra cosa: l’immagine in kodachrome offre il profilo di città moderne con i grattacieli che scintillano d’acciaio, il grigio dell’asfalto sull’autostrada e i fumi delle fabbriche che venano il cielo azzurro. Di questo fenomeno travolgente alcuni sono fieri, altri preoccupati. Nel ’54 l’onorevole Domenico Chiaramello del PSDI, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geometri, dichiara orgoglioso: «Nessuna categoria professionale ha tanti meriti nella ricostruzione quanto noi geometri».”

Marta Boneschi “POVERI MA BELLI – I nostri anni Cinquanta“.

Le cassiere dell’Esselunga leggono Bukowski

Non ho mai seguito la pagina Facebook di Matteo Bussola. Ma siccome sono “amico” della sua compagna Paola Barbato, che dei due era quella “famosa” come romanziera e soprattutto sceneggiatrice di Dylan Dog, in qualche modo ogni tanto lo vedevo comparire sulla mia bacheca Fb per interposta persona. Perché i post di Paola li leggo quasi sempre anche se non li commento mai. Fa un po’ voyeur, lo so, ma Facebook è così, dai. Comunque, Bussola era lì, sullo sfondo, a fare silenziosamente il “compagno di Paola” e il padre delle loro tre figlie. Sapevo pure che, a parte questo, fa il fumettista per la Bonelli. Roba che però io non leggo, Adam Wild. Non leggo nemmeno Dylan Dog a dire il vero, ma siccome Paola l’ho intervistata ormai un po’ di anni fa quando era venuta a Modena al Bonvi Parken, ho mantenuto un certo legame con lei. Solo io. Lei non sa neanche chi sono, ma Facebook è anche così, dai.

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Per farla breve, un giorno da un post di Paola apprendo che Bussola detto Matteo Silente ha pubblicato un libro per Einaudi. Si intitola “Notti in bianco, baci a colazione“. “Ma guarda un po’ – penso con ghigno da stronzo – Silente si è svegliato“.

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L’affascinante e dolcissima bellezza di Marilyn celava l’amara solitudine di una donna infelice

Il 5 agosto 1962, Marilyn Monroe venne trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Aveva 36 anni. Vista la fama della diva, la sua scomparsa riempì le pagine dei giornali di tutto il mondo. Si sprecarono anche editoriali e commenti per cercare di spiegare come la morte potesse toccare anche gli dei dell’Olimpo. “Alle dee proclamate dalla folla manca l’unico attributo essenziale alla divinità: l’essere eterni” filosofeggia in questo editoriale pubblicato su La Stampa di Torino del 7 agosto 1962 l’intellettuale di area comunista Franco Antonicelli. Un capolavoro grondante maschilismo in ogni riga, quello che permeava la cultura d’élite – e non solo – dell’Italia degli anni Sessanta, i cui strascichi arrivano fino a oggi. Eppure, spiega Antonicelli, una chance Marilyn l’aveva avuta: rinunciare all’esteriorità aggrappandosi come una cozza a Arthur Miller. Ma niente, occasione sprecata. Forse perché “la maturazione della donna era ancora larvale: da elemento della natura a essere cosciente che domina la natura, almeno quella porzione che essa ne era, il passo è lungo e faticoso”.

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The intense heat of Mississippi

Inspired by artists such as W. Eugene Smith, Terrence Malick, William Eggleston, and Willem de Kooning, the photographs in Grant Ellis’s book Bless Your Heart were taken during the summer of 2014, when Ellis returned to the Mississippi Delta where he grew up. He writes, “I would drive for hours in the intense heat, walk around the many towns and countryside, shooting anything that reminded me of what made the Delta amazing. The only rule I made for myself during the creation of this work was to remain in the Delta.”

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Bless Your Heart is a collection of photos made in the Mississippi Delta. The images are details of what life is like in this area. The Delta is my home and has always be a very important subject in my work. Bless Your Heart is my most personal body of work, requiring very long days and and months of shooting.

Una diversa idea della morte

“Trascorse buona parte dell’estate a leggere i poeti latini classici e medievali, e soprattutto le loro composizioni sul tema della morte. Non finiva di meravigliarsi per la facilità e la grazia con cui i lirici romani accettavano l’idea della morte, quasi che il nulla con cui si confrontavano fosse un tributo doveroso agli anni goduti in terra. E lo stupivano l’amarezza, il terrore e l’odio malcelato di certi poeti cristiani, appartenenti alla tradizione latina più tarda, davanti a una morte che, seppur vagamente, prometteva loro un’estasi eterna – come se la morte e la promessa non fossero che una beffa che gli rendeva amara la vita”.

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Un carro di fisica

“Da ragazzo, Albert Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte, cosa che i genitori degli adolescenti purtroppo dimenticano spesso. Era a Pavia. Aveva raggiunto la famiglia dopo aver abbandonato gli studi in Germania, dove non sopportava il rigore del liceo. Era l’inizio del secolo e in Italia l’inizio della rivoluzione industriale. Il padre, ingegnere, installava le prime centrali elettriche in pianura padana. Albert leggeva Kant e seguiva a tempo perso lezioni all’Università di Pavia: per divertimento, senza essere iscritto né fare esami. È così che si diventa scienziati sul serio”. E’ (anche) grazie lui se, come ricorda Linkiesta, “tira più un pelo di fisica che un carro di boiate”. O almeno dovrebbe. http://goo.gl/h4APmP

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