Un po’ li rimpiangeremo

L’altra sera mi sono riguardato quell’indimenticabile capolavoro di Billy Wilder che è “Prima pagina“.
Ieri il Post, per celebrare il lancio del nuovo quotidiano di Murdoch solo per I-Pad, ha presentato una bella galleria fotografica di “quando c’erano i giornali di carta”.
Che un giorno, forse, un po’ rimpiangeremo.

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Quel bastardo di un cronista vecchio stile

In State of Play, thriller del 2009 diretto da Kevin Macdonald, Russel Crowe interpreta Cal McCaffrey, tipico cronistaccio bastardo con un pelo sullo stomaco lungo diversi centimetri (ma in fondo, pure lui il solito cinico dal cuore grande così).

Roba da film: nella realtà i cronisti come Cal non sanno neanche cosa sia quell’organo piazzato nel petto.


Un giornalista investigativo vecchio stile di quelli che conoscono tutto e tutti, disordinato e incasinato nella vita privata e nel lavoro, solitario (pare che i giornalisti siano la categoria con il più alto livello di separazioni e divorzi sul groppone) libero e insofferente ad ogni regola (favola molto hollywoodiana), ma capace di stare sulla notizia come nessuno.

Un bel personaggio (chissà perché, mi ricorda un po’ Mickey Rourke in The Wrestler) che riempie bene un buon thriller un po’ rovinato da quel bellone pigna-in-culo che è Ben Affleck: uno che sembra uno studente di college qualsiasi parte interpreti.

Il cinico d’argilla

Mi sono messo in testa di guardarmi tutti i film – tutti quelli che riesco – che abbiano come protagonista un/una giornalista.

Ieri notte perciò è stata la volta di un grandissimo Hollywood Classic, “Il colosso d’argilla“, un film del 1956 che vede protagonista un grande Bogey (mio mito d’infanzia. Uno che – dico sempre – mi ha rovinato la vita con la storia del “cinico dal cuore d’oro”…).


Nel film Bogart interpreta Eddie Willis, un grande cronista sportivo ormai allontanatosi dal giro (ma ancora con un sacco di contatti) che accetta di vendersi a un manager del pugilato (Rod Steiger) disposto ad andare ben oltre la legalità per far soldi.

Il film naturalmente è fantastico con un Bogey al meglio di se stesso: il solito cinico d’argilla.

Chissà perché, qui le scene di pugilato sono decisamente più scarse di quelle di un altro capolavoro dello stesso anno, “Lassù qualcuno mi ama” con un giovanissimo (e fighissimo, diciamolo) Paul Newman col naso gonfio e rotto (qui per vederlo in streaming).

Però, a parte il fatto che Bogart vale sempre il prezzo del biglietto (tanto più se è gratis) “Il colosso d’argilla” è un filmone sul pugilato, il giornalismo e anche su qualsiasi “show for the masses” da mandare avanti costi quel che costi: la folla assatanata e informe brama solo sangue (della serie: panem et circenses).

Più che cinema, sembra la realtà.