Se distogli gli occhi da questo monitor ti accorgi che Mark Zuckerberg è il nemico

Una trentina di anni fa un amico mi propose di realizzare insieme un corto. Aveva investito la paga di un’estate di lavoro per fare un corso di montaggio e comprarsi una telecamera semiprofessionale usata e voleva mettere a frutto quell’investimento. Scrissi la sceneggiatura, un improbabile polpettone metaforico sul processo creativo, e cominciammo rapidamente le riprese. Roba impegnativa. Entrammo in una fabbrica a riprendere gli operai in catena di montaggio. Dovemmo chiedere all’Enel il permesso per girare in una lugubre centrale abbandonata. Un altro amico si fece riprendere a petto nudo mentre con un enorme martello da fabbro picchiava su un’incudine sulla quale avevamo sistemato dei petardi che a ogni colpo provocavano micro esplosioni. Il tutto in un’atmosfera nebbiosa e onirica resa possibile da una macchina del fumo noleggiata per l’occasione.

In qualche modo arrivammo all’ultimo ciak. A quel punto bisognava passare al montaggio. Non ci avevamo pensato, convinti che la parte più difficile dell’impresa fosse alle spalle. Poi arrivò la doccia fredda: per noleggiare una giornata uno studio di montaggio, il prezzo più basso sul mercato era un milione. All’epoca, inizio anni ’80, una cifra ben al di là delle nostre possibilità. Fu così che “La creaKzione”, questo il titolo del capolavoro incompiuto di due ventenni pieni di belle intenzioni e speranze, non vide mai luce: rimase una sequenza scollegata di riprese su diverse cassette vhs che chissà se il mio amico conserva ancora.

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Justus cor suum tradet

L’ultimo video di Ensemble Coranto è un piccolo gioiello.

Justus cor suum tradet appartiene alla raccolta di bicinia di Orlando di Lasso “Novae aliquot et ante hac non ita usitatae cantiones suavissimae, ad duas voces”, stampata a Monaco nel 1557, che include 12 composizioni a due voci su testo sacro in latino e 12 senza testo. I bicinia sono composizioni a due voci in auge nel XVI secolo, che venivano scritte per esercitarsi nella composizione, segnatamente nelle tecniche del contrappunto.

 Del bicinium Justus cor suum tradet Coranto con Martino Pinna ha realizzato un video con le voci di Vittoria Giacobazzi e Alice Norma Lombardi e le manipolazioni elettroniche del musicista Enrico Ruggeri.

//player.vimeo.com/video/99562170   Justus cor suum tradet from Ensemble Coranto on Vimeo.

Ma dove ha la testa quella? Eh, su Facebook ha la testa quella

steviezine

Non ho idea se specificare dalla prima riga che in questo post si parla di “futuro dell’informazione” scoraggi subito il lettore inducendolo a cliccare altrove, ma mi auguro di no. In fondo si tratta solo all’apparenza “roba da addetti ai lavori”, perché  tutte le decisioni che prendiamo, le prendiamo in base a come siamo informati.  Perciò non è una questione accademica capire che fine faranno gli strumenti che per oltre tre secoli ci hanno fornito notizie ogni giorno (i primi quotidiani della storia sono nati in Inghilterra all’inizio del ‘700 e fin dal nome segnalavano il proprio impegno giornaliero: Daily Journal, Daily Courant e Daily Post).

E’ un dibattito che va avanti da anni in tutto il mondo e non trova conclusione semplicemente perché nessuno ha ancora trovato la pietra filosofale che permetterà di fare buona informazione che sia anche economicamente sostenibile. Solo su una cosa sono tutti d’accordo: l’ultima sgualcita copia su carta del New York Times sarà acquistata nel 2043 (previsione ampiamente ottimistica dello studioso dell’editoria americana Philip Meyer riportata nel libro del 2007 di Vittorio Sabadin “L’ultima copia del New York Times“). Il futuro – ma anche il presente – è solo digitale.

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Lavorare meno, lavorare tutti

E’ di ieri la proposta lanciata dal professor John Ashton, Presidente del Comitato di Salute pubblica britannico, di introdurre la settimana corta lavorativa: quattro giorni di lavoro invece degli usuali cinque e un bel weekend lungo di tre giorni. Per tutti. Secondo Ashton, una simile rivoluzione potrebbe produrre almeno tre risultati significativi: combattere gli alti livelli rilevati di stress da lavoro, permettere di passare più tempo in famiglia e a coltivare i propri interessi personali, ridurre il tasso di disoccupazione.

Il viaggio per il lavoro

Ashton parla di una “cattiva distribuzione del lavoro”: chi lavora troppo, chi troppo poco o niente. In entrambi i casi le conseguenze sono un aumento delle malattie fisiche e mentali. Conclusione: lavorare meno non solo riaprirebbe spazi in un mercato del lavoro bloccato quando non in contrazione (in Italia la disoccupazione è tornata a salire), ma sarebbe un gran bene per la salute di tutti.

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