L’entusiasmo dei giornalisti

La vittoriosa partita di ieri della nazionale italiana (di calcio) contro la perfida Albione, manda letteralmente nel pallone i giornalisti. Il patrio entusiasmo infatti, gioca brutti scherzi, sia a Repubblica che Corriere online facendogli prendere fischi per fiaschi. Cartellino giallo ad entrambi.

Il primo, quello del Corriere, è il più divertente: nel citare il precedente del rigore a cucchiaio di Andrea Pirlo contro gli inglesi, Corriere tv ripropone quello famoso di Antonin Panenka nella finale di Euro 76 in Jugoslavia contro la Germania Ovest. Vinse la Cecoslovacchia, la nazionale di Panenka. E non la Jugoslavia – squadra di cui il centrocampista – né come ceco né come (allora) slovacco – ha mai fatto parte. E’ chiaro che al Corriere hanno fatto un po’ di confusione con la sezione Palmarès di Panenka su Wikipedia.

Repubblica invece ci proietta già in finale con la Spagna (Portogallo permettendo), snobbando la semifinale che invece, come tutti sanno, sarà giovedì prossimo, ma con la Germania. Quasi un augurio.

Da Bononia a Mutina

All’università di Standford si sono inventati una specie di google maps interattiva del tutto particolare: è quella dell’Impero Romano nel suo massimo splendore. In pratica si pianifica un viaggio da una città/villaggio all’altro – tra quelli esistenti 20 secoli fa – utilizzando ovviamente i mezzi a disposizione all’epoca.

Scopro così che per fare il viaggio che compio ogni giorno per andare a lavorare, da Mutina (Modena) a Bononia (Bologna), ci avrei messo più o meno un’intera giornata, considerati i 38 chilometri di distanza, la prestanza delle mie gambe e il bel tempo dell’estate. L’inverno scorso, ormai ben dentro il nuovo millennio, ho impiegato poco di meno.

Non di solo pane

L’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, mi ha tolto l’unico piacere della mia vita da pendolare. Da lunedì scorso, il mio treno preferito, è sparito da orari e binari. Cancellato. Sette/otto vagoni di pura ferraglia targata Trenitalia improvvisamente ridotti a una curva nella memoria. La mia.

Il regionale delle 16.33 da Bologna a Carpi, all’arrivo in stazione proveniente da Milano, vomitava sul binario la solita quantità multiforme di carne umana destinata a stipare all’inverosimile qualsiasi treno per pendolari che si rispetti. Ma una volta fluita la fiumana, passata per i vagoni la squadra di pulizie per raccogliere i resti biologici e plastici dell’orda assiepata da Milano fin nel cuore dell’Emilia, ecco il miracolo della verginità ritrovata: quei vecchi vagoni che si presentano vuoti e intonsi ad accogliermi e pronti ripartire per la nuova destinazione. Un’accoglienza da re, non dico proprio solo per me, ma certo me e giusto qualche altro nomade triste del Terzo millennio. Uno spreco insomma: un intero treno per pochi intimi. Del resto, difficile immaginare frotte di persone prender d’assalto un regionale per Carpi. Giusto qualche modenese. Come me.

Sul regionale delle 16.33, è successo più d’una volta di avere un intero vagone tutto mio. Una goduria. Non che cambiasse chissà che. Ma insomma, un po’ come il piacere di stare in spiaggia stravaccato con l’ombrellone più vicino a non meno di 50 metri. Un attimo fuggente che ho provato solo in Sardegna, i primi di giugno di qualche anno fa.

Sul regionale delle 16.33, mi sono pure concesso anche qualche sano momento di riposo del Pendolare stanco: quelle dormicchiatine fugaci sballonzolati e sbattacchiati dalla ferraglia Trenitalia sbuffante. Quei momenti dove ti assopisci e ti svegli e ti assopisci ancora, con la testa che fa su e giù in concomitanza di uno scambio o di un leggero dosso del binario. Sicuramente russi. Ma tanto nessuno ti sente. Sicuramente hai la bocca semiaperta a pigliar mosche. Ma tanto nessuno ti vede. Forse scende pure quel filino di bava agli angoli della bocca. Ma tanto non ci sono gli studentelli rompipalle pronti a sghignazzarti in faccia pieni di boria, sicuri che loro, loro no, la tua fine da [compagno di scuola, ti sei salvato, o sei entrato in banca (arrivandoci col treno) pure tu?] non la faranno mai. Si considerano pendolari occasionali, mica gente ormai piegatasi al torpore della vittima. Bello infine, svegliarsi a casa, a Modena, senza quasi essersi accorti di aver pendolarizzato anche oggi. O con la sensazione di averlo fatto per finta, occasionalmente, come fossi ancora solo un compagno di scuola.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

C’è poco altro da aggiungere: questi primi sei mesi sono andati così. A febbraio c’è stata l’emergenza neve (ah, quanti rimpianti per quella sciocchezzuola), dal 20 maggio ci godiamo il terremoto e – suppergiù – le sue cento scosse al giorno. Questo è solo la parte local naturalmente: sullo sfondo ci fa compagnia salendo o scendendo a seconda dei giorni, come lo spread, il tormentone della crisi con i suoi scenari da incubo al cui confronto la Grande Depressione del ’29 sembrerà al massimo un bel film di Frank Capra dall’inevitabile happy ending.

Per finire, sempre ieri il solito Moretti, oltre ad avermi tolto già da oggi il mio regionale delle 16.33 – ha fatto sapere che dal 2013 noi pendolari potremmo restare tutti a terra.

Poco male, visto che tanto un servizio che dovrebbe essere primario come il pane, fa schifo.
Mangeremo brioches.

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