9 febbraio 1964. Dal medico dei poveri al medico della mutua

Domenica 9 febbraio 1964, sul “Secondo programma” (si chiamava così l’attuale Rai Due) va in onda la prima delle sette puntate dell’adattamento televisivo del romanzo del 1937 di Archibald J. Cronin, “La cittadella“. Diretto da un regista specializzato in sceneggiati televisivi come Anton Giulio Majano, musicato da Riz Ortolani, la riduzione italiana del romanzo di Cronin ottiene un successo strepitoso anche grazie alla presenza nei panni del protagonista, il dottor Andrew Manson, dell’idolo degli sceneggiati e dei fotoromanzi dell’epoca, Alberto Lupo. Al suo fianco, Anna Maria Guarnieri, nel ruolo della moglie Cristina Barlow, Eleonora Rossi Drago e una giovanissima Laura Efrikian.

Alberto Lupo e Anna Maria Guarnieri in
Alberto Lupo e Anna Maria Guarnieri in “La cittadella”.

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1 giugno 1964. Scorrono copiose le lacrime

Anche se non si sa bene se provocate dal riso o dal pianto. Perché ad ascoltare la versione della ballata composta dagli Stones nel 1964, “As tears go by“, cantata da Jagger in concerto a Milano nel 2006 in un italiano stentato, di lacrime ne scorrono veramente tante. Un omaggio (presunto) al pubblico indigeno riprendendo la cover del loro brano realizzata dagli Stadio e inserita nel cd live di quello stesso anno, “Canzoni per parrucchiere Live Tour“.

“As tears go by”, titolo che fa chiaramente il verso a “As time goes by” cantata da Sam in “Casablanca” (il titolo originale infatti era lo stesso, poi modificato per non generare confusione con il brano del film di Michael Curtiz), è stata scritta da Richards e Jagger insieme al loro produttore Andrew Loog Oldham che, ai due ventenni con già all’attivo un album, ma praticamente composto da sole cover, disse: «Basta, non potete limitarvi a cover di vecchi blues. Se volete un futuro dovete cominciare a comporre». «Perciò – intimò – datemi una canzone dalle mura solide, con le finestre alte. E niente sesso».

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Italiche geometrie

poverimabelli“Costruire tanto e in fretta, partire, muoversi, non perdere l’occasione. Per tutta la penisola è uno straordinario brulicare. Circa dieci milioni di persone cambiano residenza in poco più di un decennio, mentre si trasformano il vivere di un popolo e il paesaggio nazionale: gente che va all’estero e che va al Nord, case coloniche abbandonate per un condominio di periferia, monti che franano e fiumi che straripano, strade che tagliano campi e boschi, capannoni che bordeggiano le strade. Nessuno sta fermo, chiunque può viaggiare: in treno, in auto, in aereo. Sul finire del decennio non sembra neppure impossibile raggiungere la Luna: la gara dello spazio tra americani e sovietici è aperta con il lancio dello Sputnik. Sembra di guardare due cartoline, una ben diversa dall’altra. In quella del ’50, l’Italia si presenta in bianco e nero, con i suoi borghi agricoli, i carretti a cavallo, i contadini con il tabarro d’inverno e le strade polverose d’estate. In quella del ’59 è tutt’altra cosa: l’immagine in kodachrome offre il profilo di città moderne con i grattacieli che scintillano d’acciaio, il grigio dell’asfalto sull’autostrada e i fumi delle fabbriche che venano il cielo azzurro. Di questo fenomeno travolgente alcuni sono fieri, altri preoccupati. Nel ’54 l’onorevole Domenico Chiaramello del PSDI, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geometri, dichiara orgoglioso: «Nessuna categoria professionale ha tanti meriti nella ricostruzione quanto noi geometri».”

Marta Boneschi “POVERI MA BELLI – I nostri anni Cinquanta“.