Il vitalizio non si tocca

Chissà perché non se ne parla quasi.
A parte i blog (e poco altro).

La notizia è questa: Il deputato Idv Antonio Borghesi il 21 settembre 2010 ha presentato alla Camera un Odg per l’abolizione dei vitalizi dei Deputati. La proposta è stata bocciata con 498 voti contrati e 22 favorevoli (solo Idv).
Qualche stralcio dell’intervento di Borghesi (visionabile integralmente nel video qui sotto):

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio (…)”

E sempre allegri bisogna stare, che Natale è alle porte

Leggo questo post di Franco “Bifo” Berardi sul totale scollamento tra la realtà di certi padroni del vapore tipo l’AD Fiat Marchionne e quella in cui vivono le persone “normali” che abitano quella parte del pianeta che si chiama Europa (e non solo), e subito dopo mi cade l’occhio su questo articolo in cui si spiega che, nonostante gli straordinari risultati trimestrali della Apple di Steve Jobs (in tre soli mesi, un fatturato pari a quello di Google – mica il lattaio dietro l’angolo – in un anno intero), il titolo perde perché “la società di Cupertino ha venduto solo 4,2 milioni di iPad in sette mesi, mentre gli analisti si aspettavano fosse già stata raggiunta quota 5 milioni”.

Un esempio fantastico di come funzionano le cose tra finanza ed economia reale, tra chi in questo sistema guadagna fantatrilioni di cartamoneta varia e i milioni (così poco fanta) di persone che si sbattono ogni giorno per mandare avanti un Paese qualsiasi come l’Italia, mentre vengono quotidianamente vessate da sempre nuove invenzioni “per rendere più dinamico e flessibile il loro operato” e cazziate perché non consumano abbastanza, facendo perdere in borsa Apple & Company.

Poche balle: per far felice Jobs, Wall Street e magari anche Marchionne, mancano all’appello 800 mila IPad da acquistare.
Prendere nota, please, che Natale è alle porte.


E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam

Giusto gli svizzeri

Leggo che è caduto “l’ultimo diaframma del Tunnel ferroviario di Base del Gottardo, la galleria più lunga del mondo con i suoi 57 chilometri. Operativo – secondo previsioni – dal 2017 (ma gli svizzeri sono arrivati 6 mesi in anticipo al momento del completamento del foro, per cui si pensa che possa funzionare già dal 2016), il tunnel accorcerà di oltre un’ora la distanza da Milano a Zurigo (si viaggerà in 2h e 40 minuti). I treni viaggeranno a 250 all’ora“.

Ecco, giusto gli svizzeri possono riuscire a consegnare qualcosa “6 mesi prima”.
A me, in Italia, viene in mente solo “10 anni dopo”.

Un solo errore

Il trailer del documentario “Un solo errore – Bologna, 2 agosto 1980”, per la regia di Matteo Pasi, produzione dell’Associazione Pereira e Arcoiris Tv, con la collaborazione dei Modena City Ramblers. Il film sarà presentato il 21 ottobre alla Festa della storia, un evento organizzato dall’università di Bologna.

Il documentario sulla tragedia del 2 agosto 1980 dimostra come, fra gran parte dei giovani bolognesi, regni l’ignoranza su quello che successe quel giorno e di chi fu la colpa. Per più della metà degli intervistati l’esplosione fu causata dalle Brigate Rosse.

Nel trailer compaiono nell’ordine:
– LIDIA SECCI (vedova del primo presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime Torquato Secci)
– TONINO BRACCIA (superstite della strage del 2 agosto)
– Studenti delle scuole superiori di Bologna
– LICIO GELLI (ex capo della Loggia Propaganda P2, condannato con sentenza definitiva per depistaggio al processo sulla strage di Bologna)
– ROBERTO SCARDOVA (giornalista Rai esperto in materia)
– PAOLO BOLOGNESI (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime)

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Lezioni di giornalismo


Il 16 settembre Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria), dopo la pubblicazione di un editoriale del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, dal titolo: “Gli italiani vogliono la verità su Fini. Con buona pace della Marcegaglia…”, chiama il vicedirettore del Giornale Nicola Porro che poco prima aveva inviato allo stesso Arpisella il seguente sms: “Domani super pezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia”.

Niente carta solo wéb, alla lettera quarantatré

Rigorosamente nei modi segnalati dal titolo di questo post (niente versione “Guttemberg“, sei secoli dopo, al massimo “buona per incartarci il pesce il giorno dopo“), oggi al varo Lettera43, quotidiano online diretto dall’ex direttore di Panorama Economy, il vicentino Paolo Madron.

Un dailynews generalista che si propone di sfidare le più affermate testate italiane (si sa quali sono, non serve ripetere) sullo stesso terreno, spostando però ancora un po’ più in là l’asticella specifica di quel medium che è il web.

Lo spiega lo stesso Madron nel suo editoriale d’apertura: “Lettera43 non sarà un blog, nemmeno in certe sue versioni allargate, ma un vero e proprio quotidiano completamente gratuito. Anzi, un quotidiano settimanale, che coniugherà in simultanea la notizia e il suo approfondimento. Intenzionato a sfruttare appieno le peculiarità del mezzo, lo farà in modo multimediale, sconvolgendo la tradizionale gerarchia che assegna il primato dell’informazione alla parola scritta, convinti come siamo (e qui qualcuno potrà dispiacersene) che il guardare stia sopravanzando il leggere, il consumo veloce la più meditata attenzione“.

Anche se, continua Madron, “essere veloci e multimediali non significa naturalmente essere superficiali, ma solo tenere conto di un radicale cambiamento nell’attitudine del lettore al quale, proprio per questo, Lettera43 offre una doppia modalità di fruizione, dandogli la libertà di scegliere per tutti gli articoli tra una versione breve e una estesa. Che sia lui, in base al suo tempo e ai suoi interessi, a decidere quale privilegiare“.

L’idea prende avvio un anno e mezzo fa e, sicuramente, comincia sotto i migliori auspici, almeno a quantità di risorse raccolte per dar vita all’avventura: tre milioni di euro, secondo Affari Italiani, che certo permetteranno alla nuova iniziativa di svilupparsi senza patemi d’animo, almeno nella fase iniziale.

Bei segnali, dal mio punto di vista.
Con tanti auguri a Paolo Madron e alla sua giovane redazione (anche se magari qualche vecchio/giovane sicuramente non ci starebbe poi così male in mezzo a tanta gioventù. O no, Paolo?).

Tu quoque, Beppe!

Chiariamo subito che quel che segue non cambia nulla della sostanza politica della proposta di Grillo e del suo movimento, ma certo gli toglie un bel po’ di romanticismo, che per un rivoluzionario – novello Robespierre – che vuole semplicemente fare piazza pulita e abbattere l’ancien regime (“sono tutti morti“), non è questione solo di contorno ma, di nuovo, di sostanza.

Ogni utopia ha la sua terra promessa da raggiungere. E soprattutto ha bisogno di tanti fedeli che salgano sulla stessa nave disposti ad attraversare il Mar Rosso per trasformare in un sogno collettivo ciò che, preso individualmente, sarebbe solo il delirio di un pazzo.
E Grillo di fedeli ne ha tanti. Anche se – almeno secondo Andrea Fabozzi su Il Manifesto, un tantinello litigiosi. Ma ci sta: un movimento allo stato nascente raccoglie un magma di aspirazioni, intenzioni, opinioni che, man mano che convergono nella forma (più o meno) definitiva del progetto, possono confliggere tra loro e, spesso, perdersi per strada.

Quel che invece lascia un po’ più perplessi e toglie quel di più d’incanto che il Movimento 5 stelle riesce a trasmettere ai suoi simpatizzanti, è che la rivoluzionaria democrazia diretta che Grillo promette in sostituzione di quella rappresentativa che governa qualsiasi Paese sedicente democratico, quel libero muoversi e libero opinare in libera rete – cardini del movimento –  ha alle spalle spin doctors, web markettari raffinatissimi, mica da ridere. Che, almeno secondo quanto scrive Pietro Orsatti su Micromega, più che neutri osservatori del libero traffico, lo dirigono un bel po’. Come qualsiasi altro Grande Fratello.

Contraddizioni (?!?) che ricordano i frequenti ondeggiamenti di altri rivoluzionari decisamente più globali come i due boys di Google, Brin e Page, che mentre promettono di regalare libertà al mondo intero, nel frattempo (indubbiamente per loro bravura) ne controllano e influenzano una fetta enorme.

Perciò Beppe, “Don’t be evil.
E speriamo basti.