Il deposito (non solo scritto, ma anche illustrato, immaginato, linkato…)

Da tempo mi han rotto le palle i social, e sono tornato al vecchio modo di fare Internet: attraverso il blog.

Caro diario. La letteratura è ricca di diari, spesso scritti in momenti di crisi pubblica o di difficoltà personale. “Ma a cosa servono queste raccolte di pensieri ed episodi?”, si domanda Katy Waldman sul New Yorker.

Senza filtro. Il diario è immediato, autentico, senza mediazioni, un “deposito scritto” dei propri pensieri e ha il pregio di non essere indirizzato a qualcuno, di non doversi adattare alle aspettative di un potenziale lettore, di poter spaziare nella scelta degli argomenti e dello stile con cui scrivere. I nostri umori si sfogano nero su bianco, i sentimenti e le emozioni sono messi a fuoco.

Cronache terrestri. La vita è l’interesse fondamentale di chi tiene un diario e, attraverso il testo, spesso emerge l’elaborazione degli avvenimenti e delle loro conseguenze più importanti. Scrivere è un modo per fissare insieme, indipendentemente dalle intenzioni, una cronaca dei tempi e una traccia di come siamo in un certo momento. Una traccia che, riletta a distanza di tempo, ci darà la consapevolezza e la misura di un eventuale cambiamento.”

Dalla newsletter quotidiana di Internazionale.

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Che resta dunque di tutto ciò

Di voi che resta antichi amori
giorni di festa teneri ardori
solo una mesta
foto ingiallita fra le mie dita.
Di voi che resta sguardi innocenti
lacrime e risa e giuramenti
solo sepolto in un cassetto qualche biglietto.
Sere d’aprile sogni incantati
capelli al vento baci rubati
che resta dunque di tutto ci ditemi un po’.

Se c’è una lettura capace di far ripiombare anche il lettore più smaliziato (ma non per questo incapace di mettersi in gioco) nel turbinoso universo degli amori adolescenziali è il manga “Video Girl Ai” di Masakazu Katsura. Un capolavoro originariamente pubblicato in Italia in 13 volumetti (che mi sono procurato su Ebay) nell’ormai lontano 1999. Ora è disponibile una nuova versione in 9 volumi. L’ho finito stanotte per la seconda volta e a distanza di un paio d’anni da quella prima volta, e devo dire che anche in seconda battuta Video Girl Ai non ha perso una briciola della sua capacità di farmi tornare, back to the future, all’epoca in cui lacrime e risa e giuramenti provocavano vere tempeste emotive nel mio cuore

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