Una zanzara per amica

Me lo chiedo da una vita: perché esistono – a parte per farci incazzare ogni estate – che senso hanno nel “grande cerchio della vita” – a parte far da cibo ai pipistrelli e a non so quale altro provvidenziale animaletto – sono forse un errore/orrore della natura – a parte il contributo che danno alla crescita dell’economia mondiale attraverso la produzione di Autan e similia?

Sto parlando delle zanzare, naturalmente.
L’essere più inutile che esista a memoria d’uomo.
Almeno così pensavo (e, a dirla tutta, continuo a pensare) fino a che Slate non ha cercato di dare uno straccio di senso a questa presenza molesta nella nostra (per altro così breve) esistenza.

Scopro così che anche le zanze sono cosa buona e giusta, visto che solo il 3% tra le oltre 2600 specie esistenti rompe i maroni succhiando il sangue a noi umani, il resto impollina fiori qua e là in giro per il mondo e qualcuna, evidentemente più sensibile al fatto che siamo pur sempre noi – e non loro – fatti a immagine e somiglianza del buon Dio, compie l’opera meritoria di mangiarsi le sue simili.
Da “Homo, homini lupus” a “Zanza, zanzi lupus“.
Vabbè, boiata. Mai imparato il latino. Però il concetto è chiaro lo stesso.

Comunque, dopo aver letto l’articolo mi sento meglio.
Tutto, ma proprio tutto, perfino la fastidiosa zanzara, torna ad avere un senso in questa cosa del tutto insensata che è l’esistenza (in particolare la loro, in quanto non sono state create a immagine e somiglianza del buon Dio).
Ma soprattutto: l’estate sta finendo e finalmente anche l’ultima zanza se ne andrà, Dio buono…

Infine, aspetto con ansia un articolo di Slate sugli scarafaggi: il centro storico di Modena ne deve avere miliardi che popolano le fogne e poi girovagano allegramente per le strade e le case di notte.
Io, quando ne incontro uno per strada, lo spiaccico.
E fanculo anche la letteratura: quand’anche sotto la mia scarpa ci restasse Gregor Samsa, gli scarafaggi mi fanno troppo schifo.
Almeno finché non troverò un senso perfino alla loro esistenza.

Quei bambini con più di 50 anni

Non so se sarà bello quanto quel capolavoro assoluto che è “Heimat“, ma certo in quanto a durata siamo là: 55 ore Heimat, 43 questo film di Winfred e Barbara Junge, “Die kinder von Golzow“.

Heimat però è fiction, “Die kinder von Golzow” no.

Infatti, da un primo giorno di scuola del 1961, anno della costruzione del muro, fino al 2008, la coppia di registi ha documentato il destino di un gruppo di bambini di un paesino della Germania Est al confine con la Polonia, diventati adolescenti e poi adulti, realizzando così un progetto biografico unico nella storia del cinema.

Il risultato di questo incredibile lavoro di una vita (è il caso di dire) è appunto “Die kinder von Golzow”, uscito in dvd (presumo per ora solo in Germania, spero anche da noi in futuro) per la prima volta in versione integrale.

Fonte: Internazionale.

Opera n. 128

I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musicisti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri. Ma andatevela a prendere nel culo.

Daniele Benati – Opere complete di Learco Pignagnoli, Aliberti Editore.

Frontiere

Difficile dare un parere estetico su un film come “La guerra di Mario” di Vincenzo Caricari, documentario che ripercorre la battaglia di Mario Congiusta, padre di Gianluca, giovane imprenditore assassinato dalla ‘ndrangheta nel 2005 a Siderno (Reggio Calabria).
La forza della denuncia contenuta nella narrazione finisce per oscurare qualsiasi altra categoria di giudizio.


Entrambi i lavori sono in concorso al ViaEmili@DocFest.

Tra l’altro oggi ho scoperto (si vede che prima dormivo…) che il festival chiuderà qui a Modena, dal 22 al 24 ottobre 2010, all’insegna del rock con “Rock around the Doc ” rassegna dedicata al documentario musicale durante la quale saranno riproposte le cinque opere finaliste del Festival.

La crisi della stampa

“Dopo aver perso il monopolio dell’informazione, la stampa quotidiana sta attraversando oggi la più grave crisi della sua storia secolare. Ciò ha autorizzato alcuni studiosi ad annunciare addirittura il prossimo tramonto del giornale come mass medium, riscontrando la sua incapacità a competere con gli altri mezzi di informazione in quella che si sta già delineando come una civiltà audiovisiva.
In realtà, la crisi attuale investe la stampa di tutti i paesi e ha le sue più imponenti manifestazioni nella continua diminuzione delle testate, nel fenomeno delle fusioni e delle concentrazioni, nel ristagno e nel declino delle tirature, nel contenuto sempre più uniforme dei quotidiani”.
Parole scritte oltre quarant’anni fa da Angelo Del Boca in “Giornali in crisi”, un saggio sulla stampa quotidiana in Italia e nel mondo uscito nel 1968.
Dimostrano che le difficoltà dei giornali vengono da molto lontano. E che di certo Internet non ha nessuna colpa.

Giovanni De Mauro (Editoriale di Internazionale n. 860 del 20 agosto)