Quei bravi ragazzi

E’ un peccato VicenzaAbc non sia più viva, perché su questa notizia ci avremmo marciato per un bel po’.

Un giovane membro ventiduenne del movimento giovanile del PDL, Andrea Guglielmi, copia e incolla da Internet un po’ stralci da vari libri di storia e ne ricava un libercolo “Europa: unita, libera, forte. 1989/2009” tanto per aggiungere del suo alle celebrazioni per la caduta del Muro di Berlino.

Fin qui, chi se ne frega.

Peccato che la Regione Veneto abbia finanziato l’operazione culturale del giovane talento della storiografia nostrana versando 15.000 euro nelle casse dell’Associazione da lui presieduta, “Strade d’Europa”, assegnataria dei fondi necessari a un progetto di cotanto valore.

“Ho preso solo qualche pezzetto qua e là compiendo il peccato (veniale) di dimenticare la bibliografia”, si difende lui, sostenuto da chi ha avuto la bella pensata di finanziare l’opera meritoria, l’assessore regionale alla Istruzione Elena Donazzan.

Balle, risponde uno dei saccheggiati, il professor Wolfgang Pruscha, che si è già rivolto agli avvocati per violazione del diritto d’autore.

“Dicono di aver copiato poche righe, e invece hanno saccheggiato intere pagine, tagliando le considerazioni che non si piegavano alle loro intenzioni ed alla loro ideologia. Le mie parole sono state rubate e utilizzate per sostenere teorie di estrema destra: se anche me lo avessero chiesto, non avrei mai dato il mio consenso ad un’operazione del genere” ha dichiarato lo studioso al Corriere del Veneto.

A tutto campo la difesa della Donazzan: “Questi ragazzi sono stati infilati nel tritacarne elettorale delle Regionali”. Colpa «del Pd» e poi «dei giornali». “L’unico errore è stato non in serire la bibliografia. Capirai che errore… La Regione ha solo una cosa da rimproverarsi, di non aver controllato a fondo l’elaborato accorgendosi delle mancate citazioni. Ma sono felice di aver dato un’opportunità a questi ra­gazzi e li ringrazio del lavoro che hanno fatto”.

Piccola città, bastardo posto

La famosa canzone di Guccini (tratta da Radici del 1972) dedicata a Modena e altre amenità varie pronunciate da personaggi celebri [via Guida di Modena, la godereccia]

Piccola città, bastardo posto,
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via;
piccola città io ti conosco,
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio,
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano…

Piccola città, io poi rividi
le tue pietre sconosciute, le tue case diroccate da guerra antica;
mia nemica strana sei lontana
coi peccati fra macerie e fra giochi consumati dentro al Florida:
cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria;
io, la montagna nel cuore, scoprivo l’ odore del dopoguerra…

Piccola città, vetrate viola,
primi giorni della scuola, la parola ha il mesto odore di religione;
vecchie suore nere che con fede
in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione:
gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia,
correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West…

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza,
continenza, vuoto mito americano di terza mano,
pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce,
a toni acuti, casti affetti denigrati, cercati invano;
se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via…

Piccola città, vecchia bambina
che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi;
angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni,
frustrazioni e amori a vuoto mai compresi;
dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera?
Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?

Piccola città, vecchi cortili,
sogni e dei primaverili, rime e fedi giovanili, bimbe ora vecchie;
piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite,
le tue pietre, l’oro e il marmo, le catapecchie:
così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso,
cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà…

Francesco Guccini

Ho pranzato a Modena, la più pulita e gaia città italiana che ho fin’ora visitato.

Stendhal, 1816

Modena, ogni volta che rientro le belle sue mura sogguardate maestosamente dall’Appennino, mi mette addosso una gran voglia di pensamenti e di studi severi. Bologna fu la città dotta, Modena è la città studiosa: Ferrara fu la città epica, Modena è la città storica: altre città parecchie d’Italia saranno artistiche, Modena è critica.

Giosuè Carducci 1872

Era un tempo piacevolissimo, quando entrammo in Modena, e la penombra in cui erano immersi i cupi portici situati sui marciapiedi ai due lati della vita principale, appariva fresca e piacevole, per contrasto col cielo luminoso e meravigliosamente turchino…

Charles Dickens, 1844-45

Il più bel duomo dell’Emilia ed il più famoso libro miniato d’Italia si trovano a Modena. Il duomo di Modena è un’antologia e una miniera della scultura romanica…

Guido Piovene, 1953-56

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La via Emilia il mattino presto.

Ah, avessi un buon reader…

Nonostante io ne possegga più d’uno, nonostante pensi che i libri resteranno sempre un oggetto d’uso abbastanza comune anche nei prossimi decenni – se non altro perché i feticisti della carta stampata non moriranno mai (o bruceranno insieme ad essa) – sarò certamente tra quelli che in tutta tranquillità abbandoneranno i cari vecchi volumi polverosi per passare a un reader digitale.

Naturalmente quando un lettore tipo Kindle sarà acquistabile ad un prezzo popolare e soprattutto non mi costringerà a leggere solo roba acquistata su Amazon (senza queste due condizioni, per quel che mi riguarda Bezos s’attacca).

Addio vecchi cari libri passati di padre in figlio, da moglie a marito, da amico ad amica e viceversa, letti e riletti, consunti e macchiati di caffé, dimenticati (come la rosellina secca a pag. 122 dove lei dichiara il suo amore eterno a lui) sugli scaffali più alti della libreria fino a spegnersi pian piano .

Adieu.
Senza rimpianti.

Un aggeggio tipo Kindle, la cui esperienza di lettura risulta completamente diversa dal fastidiossimi monitor del pc, fino ad assomigliare quasi del tutto a quella con l’attuale carta stampata, contiene fino a 1500 volumi.
Tutti in una sottile striscia di meno di venti millimetri di spessore e i giusti centimetri di lunghezza e larghezza.

E pesi e misure contano. Come no…

Non lo avessi recuperato in una edizione del 1940 divisa in quattro comodi volumetti non avrei mai letto il mio romanzo cult per eccellenza, e quel capolavoro impareggiabile che è “Guerra e Pace” sarebbe rimasto per sempre a me alieno.
Così come, dopo anni dall’acquisto, lo sono ancora quei due mattoni di “Tutti i racconti” di Poe e Conrad, per quanto io li adori (soprattutto il secondo).

Ma mi sfasciano mani e polsi. A letto non riesco a leggerli. Li ho presi mille volti e mille volti riposti.

Appena il simil-Kindle mi arriverà tra le mani potrò finalmente farli miei.
Quando sentirò di aver la giusta ispirazione: il libro giusto al momento giusto.
Sperando che ovunque io sia, tra i 1500 libri che avrò sempre in tasca ci sia quello giusto.
Anche per i miei momenti sbagliati.

J’étais là. Peut-être…

Sulla sua pagina di Facebook Nicholas Sarkozy in Bruni dichiara di essere stato, il 9 novembre 1989, tra i picconatori del muro di Berlino, con tanto di foto ricordo.

I cugini d’Oltralpe però, scoprono che non la racconta giusta.

Così, sul web, si scatenano i fotomontaggi di Sarkò in Carlà che, da vero highlander, fa da testimonial a tutti i più importanti eventi storici dai primi del 900 ad oggi.

A Yalta

In campo per la finale mondiale del 1998

Il bacio di Doisneau in Sarkò