I 2200 anni della via Emilia

Pare che quest’anno la via Emilia compia 2200 anni e perciò si preparano grandi celebrazioni. Un po’ di tempo fa noi l’avevamo raccontata com’è oggi, evitando come la peste “l’effetto cartolina”, ma cercando lo stesso di metterne in evidenza tutto il fascino, felliniano. Questo che vedete è un breve spezzone del documentario “I migliori bar della via Emilia” di Martino Pinna (guest stars Ilmo Malagoli e Marco Balugani); poi ci sono gli scatti di Antonio Tomeo, “Emilia ritrovata“; e infine il mio reportage “Ritratto apocrifo di signora, ovvero: dell’Emilia e della sua via“.

Stato d’assedio permanente

copertina_colorno
Nel corso dei tre anni del primo conflitto mondiale, furono circa trecento i militari resi folli dalla guerra a essere ricoverati nel manicomio di Colorno. Non uomini, ma numeri. Prima buoni come carne da cannone. Poi come menti alienate da contenere e nascondere, o da “risistemare” per essere rispediti al fronte. Cento anni dopo, queste vittime della violenza del potere, meritano almeno quel poco di giustizia che può offrire loro la memoria.
Dentro il manicomio abbandonato di Colorno. VAI ALLE FOTO
Dentro il manicomio abbandonato di Colorno.

Come ogni altro luogo abbandonato, l’ex manicomio di Colorno, nel parmense, è popolato da fantasmi. Con una differenza fondamentale: le ombre che oggi abitano le camerate fatiscenti di questo enorme labirinto sono stati fantasmi anche in vita.

Dall’apertura del manicomio, nel 1873, fino alla chiusura definitiva una ventina d’anni fa, sono state circa 16 mila le persone ricoverate qui, tante quante le cartelle cliniche conservate nell’archivio storico dell’ex ospedale. Donne e uomini affetti da alcolismo, demenza, imbecillità, idiozia, cretinismo, paranoia, psicosi ciclotimica, schizofrenia, paranoia. L’intero campionario di malattie mentali conosciute dall’Ottocento ad oggi.

Pazienti ricoverati alcuni per decenni, altri per pochi mesi. Come la maggior parte dei 285 militari che tra il 1915 e il ’18 transitano per questa struttura di retrovia, in preda a impazzimento per l’incapacità di dare un senso alla follia nella quale erano stati catapultati – morte, violenza, sangue, fango e merda – e che l’istituzione manicomiale era incaricata di recuperare nel più breve tempo possibile e rispedire, di nuovo “abili e arruolati”, al fronte. Sono i cosiddetti “scemi di guerra”. Una definizione ormai dimenticata per contrassegnare queste vittime di situazioni talmente abnormi, un continuo “stato d’assedio” fisico e psicologico, tale da risultare insostenibile e portare alla follia. Un’espressione popolare che troverà a lungo eco nel bonario rimprovero che alcuni anziani ancora oggi ricordano: “Non fare lo scemo di guerra in tempo di pace”.

Continua a leggere “Stato d’assedio permanente”

Todo cambia

Eh sì, tutto cambia, perfino in una delle ultime roccaforti “rosse” dell’Emilia, Modena, che per la prima volta nella sua storia vedrà andare al ballottaggio il candidato sindaco del partito che governa la città dalla notte dei tempi. Quel che sta accadendo è una specie di telenovela di provincia, un romanzo popolare, che però racconta di un pezzo d’Italia che, lentamente e faticosamente, sta cambiando. Tutta la storia spiegata a chi di Modena non è, ma che qui può trovarvi una vicenda-simbolo dell’intero Paese, in bilico tra passato e futuro. Una co-produzione Converso e Q Code Magazine.

Continua a leggere “Todo cambia”