Il fachiro della porta accanto

fachiro

Il paragone più semplice che gli viene in mente per aiutarmi a capire il demone che lo abita è quello col dottor Jekyll e Mr Hyde. “L’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”. E’ nella nostra natura e punto, non ci sono grandi spiegazioni. E’ così che Riccardo, timido, impacciato, faccia da bravo ragazzo della porta accanto e una dolcezza disarmante mentre racconta di sé e del suo “lato oscuro”, si trasforma in Abraxas, il fachiro che durante gli spettacoli si infila la punta di un trapano acceso nel naso, si appende al soffitto con dei ganci da macellaio conficcati nella schiena o nelle ginocchia, spegne una fiamma ossidrica infilandosela in bocca.

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Meno rassegnazione per tutti


Qualche giorno fa parlavo con un’amica insegnante di scuola elementare che lamentava le crescenti difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro. Non le solite lamentazioni sulla retribuzione, il nuovo blocco agli scatti contrattuali (con la nuova legge di stabilità, fino al 31 dicembre 2015), gli scarsi o nulli investimenti sulla scuola o le classi sempre più numerose. E, naturalmente, nemmeno rispetto ai bambini, che anche nel 2014 continuano ad avere “occhi spalancati sul mondo come carte assorbenti” (è Guccini in “Culodritto”). No, “il mio principale problema – mi diceva – sono i genitori”. A suo dire, per niente rispettosi del suo ruolo, con le antenne sempre all’erta per individuare eventuali sue mancanze o “errori”, esageratamente protettivi nei confronti dei figli e incapaci di riconoscere veramente nella scuola un “polo formativo” integrativo rispetto a quello familiare.

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