Una ballata di pianura padana

Negli anni ’70 Hugo Pratt fu spesso in Emilia per realizzare le versioni animate di alcune tra le più celebri storie di Corto Maltese insieme ad uno dei maestri dell’animazione italiana, Secondo Bignardi, allora titolare dello Studio Bignardi di Modena e, in precedenza, socio di Paolo Campani della leggendaria Paul film (sempre di Modena) – oggetto di uno dei reportage di Converso in uscita a settembre – che ha fatto la storia del Carosello e del disegno animato nel nostro Paese.

Nel video, il figlio di Secondo, Fabio, rievoca quella straordinaria collaborazione.


Le quattro storie realizzate tra il 1972 e il 1977 da Pratt e Bignardi di cui si parla nel video, sono visualizzabili integralmente sul sito www.bignardi.it. (dl)

Immagine tratta dal corto "Sogno di un mattino di mezzo inverno". Cortesia di Fabio e Giacomo Bignardi. www.bignardi.it
Immagine tratta dal corto “Sogno di un mattino di mezzo inverno”. Cortesia di Fabio e Giacomo Bignardi. http://www.bignardi.it

 

Annunci

Chi sta pagando la crisi?

Se esiste un mondo che può essere elevato a perfetto esempio della crisi sistemica che sta vivendo questo Paese, delle diseguaglianze incredibili che si sono generate in questi ultimi anni, be’, pochi altri settori come la “stampa” si prestano a un simile compito.

In termini di vendite e fatturato, i cosiddetti organi di informazione – quotidiani e settimanali su carta – sono da almeno 25 anni in costante recessione. La tabella qui sotto, riguardante i quotidiani e tratta dal Rapporto Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) 2012, segnala un calo del 34,4% dal 1990 al 2011. E gli ultimi due anni, ovviamente, non sono andati meglio.

dati_vendita_quotidiani1

Continua a leggere “Chi sta pagando la crisi?”

Lavorare per Repubblica a 2 euro l’ora

giacomo drudiGiacomo Drudi ha 24 anni, nel cassetto una laurea in Design industriale alla IUAV e attualmente sta per completare la laurea magistrale al Politecnico di Milano in Design della comunicazione. E’ di Cesena però, e per poter studiare e vivere a Milano in un appartamento con altri studenti deve cercare qualche lavoretto visto che, spiega, “la situazione economica in famiglia al momento è quella che è”.

Nella tarda primavera legge un annuncio su Career Service – il sito che mette in contatto studenti del Politecnico con le aziende per effettuare stage o essere inseriti in posti di lavoro veri e propri – da parte del gruppo Repubblica-L’Espresso. Un annuncio generico per un posto come “impaginatore e grafico per l’edizione cartacea del quotidiano”. Sede di lavoro: Milano.

Continua a leggere “Lavorare per Repubblica a 2 euro l’ora”

Storia di Milly che ha reso il mondo un po’ più pulito

Il 3 agosto scorso è morta alla veneranda età di 91 anni. E probabilmente, la frase più appropriata da scolpire sulla sua lapide dovrebbe essere “la storia siamo noi”.  Perché lei, Milly Zantow, sconosciuta vecchietta di North Freedom, nella contea di Sauk, Wisconsin, ne è stata la dimostrazione.  A celebrarla saranno in pochi,  nessuno la conosce al di fuori della cerchia ristretta dell’ambientalismo negli Usa, ma se oggi il riciclo dei rifiuti è diventato un processo comune in moltissimi paesi e l’opinione pubblica è sempre più sensibile a quelli che dovranno essere i passi successivi (riuso, riduzione e recupero. Ne abbiamo parlato qui) un po’ – molto – lo si deve anche lei.

Fonte immagine: Wisconsin State Journal
Fonte immagine: Wisconsin State Journal

E’ stata lei infatti a fondare uno dei primi centri di riciclo dei rifiuti negli Stati Uniti (e quindi del mondo).  E’ stata la sua determinazione nel cercare di capire come separare le differenti tipologie di plastica a spingere The American Society of the Plastics Industry a creare i primi codici di riciclaggio oggi diventati standard in tutto il mondo.

La storia di Milly Zantow comincia verso la fine degli anni ’70, all’apice della cultura dell’usa e getta nata dal boom economico e dalla diffusione enorme della materie plastiche. All’epoca il concetto di riciclaggio è praticamente sconosciuto. Ma non in Giappone, paese nel quale Milly, allora cinquantacinquenne, compie un viaggio insieme al marito nel 1978. Rimanendo impressionata dalla qualità e quantità dell’attività di riciclo dei rifiuti praticata nel paese del Sol levante.

Tornata negli Stati Uniti Milly capisce di trovarsi davanti a un terreno praticamente vergine nel settore del riciclaggio: c’è una rivoluzione da fare in un paese infestato dalla plastica.  Chiama un’industria di Milwaukee, la Borden Milk Company, e fa una semplice domanda: “Cosa accade se uno dei vostri contenitori di plastica per il latte esce difettoso dalla catena?” La risposta è altrettanto lineare: “riparte dell’inizio, viene decomposta e reinserita in catena”.  Per Milly, un’illuminazione. “Perchè – si chiede – se un prodotto plastico può essere riciclato all’origine, non si può fare lo stesso dopo il suo consumo?”.

Coinvolge un’amica, Jenny Ehl, insieme ritirano le proprie polizze sulla vita e per 5000 dollari comprano un granulatore di plastica e nel 1979 fondano la loro piccola società di riciclo rifiuti, la E-Z Recycling. Uno dei primi centri negli Usa, se non il primo, a riciclare plastica, vetro, giornali, cartone e alluminio. Parallelamente, comincia a creare in giro per la contea quelle che oggi si chiamano “isole ecologiche” per la raccolta dei rifiuti. 

Man mano che la piccola società cresce, Milly si convince di dover allargare lo spettro di materiali plastici da riciclare. Vuole includere prodotti dall’uso comune come bottiglie di shampoo, detergenti per casa e simili. Un problema, vista la varietà di tipi di plastica coinvolti. Ma lei non molla. Si rivolge all’Università del Wisconsin per imparare come distinguere le varie plastiche utilizzando diversi test. Si convince che la varietà di materiali riciclabili è molto più ampia di quella fino ad allora inclusa in sistemi di riciclaggio. Sperimenta e comincia a riciclare.

La notizia si diffonde e da tutti gli Stati Uniti cominciano ad arrivarle telefonate di persone e imprese che intendono a loro volta allargare i tipi di prodotti da riciclare, come racconta la stessa Zantow nel breve documentario del 2009 dedicato alla sua storia, “Plastics One through Seven“.

Il movimento ambientalista cresce e, racconta sempre Zantow nel documentario, “mi convinsi che la tipologia di plastica doveva essere già segnalata sull’etichetta del contenitore, in modo da facilitare le attività di riciclo”. Nel 1988, finalmente, la Società americana dell’industria plastica definisce i codici di riciclaggio.

Come racconta il Wisconsin State Journal, la Zantow non ha guadagnato praticamente niente dalla sua attività (ceduta nel 1982 a una società di Milwaukee) nella quale, al suo apice, hanno lavorato cinque persone, tutte volontarie.

Nel 2010, l’APA (American Planning Association) società non profit che premia coloro che operano con progetti di sviluppo della comunità, le ha assegnato un premio come riconoscimento per la sua attività di pioniera del riciclaggio negli Stati Uniti e nel mondo intero.

(Davide Lombardi)