Il software dei Maya

A meno che non serva per usi professionali, è davvero un software da paranoici.
Earth Alert “consente di monitorare quasi in tempo reale una serie di eventi pericoli naturali che si stanno verificando ovunque in tutto il mondo. Notifiche di allerta, report e le immagini forniscono all’utente un modo comodo per vedere un fenomeno naturale in cui si verificano, se vicino a casa o qualche angolo sperduto del globo“.

Molto utile nell’anno della fine del mondo.
Di sicuro Lars Von Trier l’ha installato sul suo computer.
Qui per downloadarlo.

http://www.melancholiathemovie.com

La nuova frontiera del giornalismo?

E’ storify. E se ancora non lo è, potrebbe esserlo nel prossimo futuro.

La caratteristica di storify è quella di poter comporre un articolo integrando il proprio testo con varie fonti (da Flickr a Youtube ai principali social network) in modo da tenerlo costantemente aggiornato man mano che l’evento raccontato si evolve.
Si tratta insomma di un modello di giornalismo che supera la semplice trasposizione sul web dei medium tradizionali carta stampata/tv arricchiti dalla possibilità di interazione del lettore attraverso commenti e opzioni di condivisione e dalla multimedialità (video e foto).
Questo è l’attuale modello di giornalismo online.

Storify va oltre e certamente rappresenta un’esperienza di lettura diversa alla quale bisogna abituarsi: leggere un testo e subito dopo qualche post ripreso da twitter sull’argomento e magari poi guardarsi un video da Youtube scorrendo la storia, e poi di nuovo testo, e via scrollando, è un po’ complicato a volte.
Ma è pienamente internettiano nel modo in cui è stato concepito, prima che nella forma che assume.

Qui, come test, ho creato una storia sul tema “Italia fuori dall’euro?”.
Non è niente di che, ma fa capire come funziona il meccanismo di storify.

Reboot your Spider

Il caso di Spider Truman, l’ (ipotetico) insider del Parlamento che ha aperto una pagina Facebook e un blog che raccontano dall’interno di Montecitorio privilegi e segreti della “casta”, raggiungendo in pochi giorni oltre 300.000 follower, è l’esempio più recente della protesta sempre più montante contro i privilegi della classe politica di questo Paese.

Nel video che segue ho provato a registrare la velocità impressionante in cui vengono inseriti sulla pagina di Facebook  nuovi commenti e like ogni volta che Spider inserisce un post qualsiasi. Come nell’esempio del video, anche una cosa banalissima del tipo: “spider Truman torna a casa dal lavoro alle 16:00. ci si sente per quell’ora”. Ad ogni refresh ogni pochi secondi parte un botto di “like” e commenti. Mentre scrivo queste righe sono già 771 i “mi piace” e 263 i commenti.

Corso gratuito per upgradare il proprio linguaggio. Prima dispensa: in cucina.

Oggi per pranzo mia moglie ha cucinato la peperonata.
“Com’è?” mi ha chiesto.
Io avevo un boccone di peperonata giusto in fase di masticazione, quindi inizialmente ho risposto alzando il pollice.
Poi ho realizzato che l’occasione era ottima per upgradare il mio linguaggio.
Mi piace – le ho detto – la condivido sul mio piatto”.

E tu lettore, anche se la peperonata non l’hai assaggiata, lascia un commento.

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Dai però, sveglia! Vacca d’un cane…

Stefano Piccagliani, in arte Picca – che a Modena conoscono più o meno tutti, ma non io che come noto abito qui da soli due anni e mezzo e soprattutto mi faccio molto i panni miei – tiene da qualche settimana su uno dei quotidiani locali – La Gazzetta di Modena (gruppo Finegil-L’Espresso) – un blog che devo dire, a volte mi fa ridere.

Questa del porno a km zero, ad esempio, non è male. Soprattutto nel finale. Quindi: lettura consigliata (anche se, quando ho voglia di farmi quattro sghignazzi, le vette umoristiche del mio blog preferito, Trascendentale, restano assolutamente inavvicinabili a un Picca qualsiasi).

Ma il Picca’s blog è solo una scusa, in questo caso, per domandarmi come sia ancora possibile, nel 2011, proporre sul web testi con una formattazione degna di un comunicato politico stile BR anni Settanta. Per i più masochisti: un esempio se possibile ancora peggiore qui, nel blog di un’altra gloria locale, Beppe Cottafavi.

Dopo la lettura di cinque-righe-cinque mi vanno in pappa gli occhi.
Peccato, perché Picca mi fa ridere.
Quando riesco ad arrivare alla fine di quello che scrive.

Farmville, la città rivoluzionaria

Farmville, quell’orrida applicazione di Facebook alla quale giocano centinaia di migliaia di persone, come Pietrogrado, la città russa dalla quale ebbe inizio la rivoluzione d’ottobre.
Chi l’avrebbe mai detto? Certo non io. Che non solo non ci ho mai giocato, né a Farmville, né a Cityville, così come non ho mai inviato ad alcuno un “biscotto della fortuna” e tutte le altre sciocchezzuole che vanno per la maggiore su Facebook, ma ho sempre guardato con sommo disprezzo (pari solo a quello che provo per l’intera invenzione di Zuckerberg – con la quale però è imprescindibile fare i conti se si vuole capire qualcosa del “presente”) questo modo di cazzeggiare online (ahi, la sinistra e i sinistri e l’eterno complesso dei migliori…).

Invece, leggo su uno degli ultimi numeri di Limes, Farmville è una specie di covo di rivoluzionari.
O quasi.

Scrive infatti Marco Hamam (cfr. “La vittoria dei giovani e di Facebook”, pag. 95) a proposito del ruolo di Facebook, Google e YouTube nei recenti fatti d’Egitto: “Facebook, in particolare, ha funzionato in Egitto come infrastruttura organizzativa, come strumento di reclutamento di possibili militanti e come piattaforma nella quale i tunisini hanno passato i loro consigli e le loro tecniche agli egiziani. Una sorta di Giovine Italia digitale“.

E fin qui, se vogliamo, niente di particolarmente nuovo sotto il sole.
Ma adesso arriva il bello: “E paradossalmente, il fatto stesso che Facebook, Google e YouTube contengano anche cose ‘inutili’ e facciano circolare contenuti apolitici, crea grosse difficoltà ai governi che non riescono sempre a filtrare i contenuti scomodi. Per cui decidono di oscurare tutto il sito. E’ quella che Ethan Zuckerman chiama ‘the cute-cat theory of digital activism‘: Quando un governo cerca di bloccare l’attivismo politico di un sito della nuova generazione, blocca anche l’accesso ‘ai gattini’. Tuttavia bloccare i contenuti banali su Internet è autolesionistico per i governi. Così si insegna alle persone a diventare dissidenti (…). Ogniqualvolta si toglie l’accesso delle persone ai gattini si spende capitale politico”.

In pratica, se alla gente togli Farmville & similia, si incazza. E fa la rivoluzione.
Uno spettro si aggira per la Rete, anche se è solo un lontano pronipote post-moderno di quello a cui aveva pensato Marx.