Il deposito (non solo scritto, ma anche illustrato, immaginato, linkato…)

Da tempo mi han rotto le palle i social, e sono tornato al vecchio modo di fare Internet: attraverso il blog.

Caro diario. La letteratura è ricca di diari, spesso scritti in momenti di crisi pubblica o di difficoltà personale. “Ma a cosa servono queste raccolte di pensieri ed episodi?”, si domanda Katy Waldman sul New Yorker.

Senza filtro. Il diario è immediato, autentico, senza mediazioni, un “deposito scritto” dei propri pensieri e ha il pregio di non essere indirizzato a qualcuno, di non doversi adattare alle aspettative di un potenziale lettore, di poter spaziare nella scelta degli argomenti e dello stile con cui scrivere. I nostri umori si sfogano nero su bianco, i sentimenti e le emozioni sono messi a fuoco.

Cronache terrestri. La vita è l’interesse fondamentale di chi tiene un diario e, attraverso il testo, spesso emerge l’elaborazione degli avvenimenti e delle loro conseguenze più importanti. Scrivere è un modo per fissare insieme, indipendentemente dalle intenzioni, una cronaca dei tempi e una traccia di come siamo in un certo momento. Una traccia che, riletta a distanza di tempo, ci darà la consapevolezza e la misura di un eventuale cambiamento.”

Dalla newsletter quotidiana di Internazionale.

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