Un emiliano alla corte dei Soviet

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1974, un comunista emiliano vola a Mosca per partecipare a un corso estivo di marxismo-leninismo. Nel grigiore dell’Unione Sovietica di Breznev, scopre che nel “paradiso della classe operaia” familiarizzare con la popolazione locale è impossibile e alzare un po’ il gomito può portare a una condanna a anni di lavori forzati. Un modello che però i sovietici intendevano esportare in tutto il mondo anche addestrando militarmente, a colpi di Kalashnikov, gli ospiti stranieri. Quarant’anni dopo, il racconto di Franco Del Carlo, back in the Ussr.

—Mosca, 1 maggio 1974. E’ la “Giornata di solidarietà internazionale ai lavoratori di tutto il mondo” e sulla Piazza rossa si svolge la tradizionale parata dalla scenografia imponente. Schierato sulle mura della storica fortezza moscovita sede del governo, il Cremlino, insieme al Segretario Generale Leonid Breznev c’è tutto il comitato centrale del partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS). Su una tribuna laterale sono ospitate le delegazioni dei partiti comunisti stranieri, tra cui naturalmente non manca quella del PCI, il più grande, al di fuori del blocco sovietico.

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Se non leggi questo articolo, uccideremo questo cane

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Le vere eminenze grigie delle case editrici, quelli che decidono cosa è degno di finire sugli scaffali di una libreria e cosa invece è destinato al cestino della spazzatura, magari accompagnato da una risata beffarda, sono gli editor. Ne abbiamo intervistato uno tra i più influenti (oltre che cinici e crudeli): Beppe Cottafavi di Mondadori.

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Il bardo della potente armata dei lavoratori del mondo

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Nel gennaio del 1912 quasi 25 mila operai della più importante industria tessile d’America incrociarono le braccia per protestare contro la diminuzione della paga e dell’orario di lavoro. A guidarli, c’erano due socialisti italiani, Joe Ettor e Arturo Giovannitti – giornalista, poeta e scrittore – che, come punizione per aver condotto lo sciopero, furono ingiustamente accusati di omicidio.

Lunedì 25 novembre 1912, il Meriden Morning Record, quotidiano del Connecticut, pubblica a pagina 5 un trafiletto dal titolo “Want Giovannitti for Chamber of Deputies”. E’ una notizia che arriva da Roma: “Il Partito socialista ha ufficializzato la candidatura alla Camera dei deputati di Arturo Giovannitti in rappresentanza del collegio di Carpi, provincia di Modena, il cui posto è attualmente vacante”. La candidatura è chiaramente un tentativo di pressione da parte dei socialisti italiani nei confronti del giudice Joseph F. Quinn che quello stesso giorno, nel processo in corso a Salem, Massachusetts, potrebbe emettere una sentenza di condanna a morte nei confronti di Giovannitti, accusato insieme a Giuseppe (Joseph) Ettor e Joseph Caruso dell’assassinio dell’operaia trentaquattrenne Anna LoPizzo, avvenuto durante gli scontri con le forze dell’ordine nel corso del grande sciopero del tessile di Lawrence, sempre in Massachusetts.

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Tutte le mie note, dal la alla zeta

Nemo propheta in patria. Locuzione latina vera come non mai se riferita all’artista modenese (anche se lui preferisce definirsi ideatore e autore di progetti artistici atipici) Ilmo Malagoli. Sebbene autore capace di muoversi con abilità indiscutibile tra le più diverse discipline artistiche, dalla musica, sua vera musa, al cinema, in città nessuno lo hai mai preso seriamente in considerazione. Nessun giornale locale ha mai recensito le sue opere. Nessun assessore alla cultura lo ha mai chiamato per partecipare a eventi ufficiali. Eppure nessuno come Malagoli è espressione altrettanto pura dell’anima più verace e profonda della provincia emiliana.

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