“No, mio padre no, mi creda anche lei”

In pensione ormai da anni, mio padre ha fatto il medico ospedaliero per tutta la vita. Pur non avendo svolto un solo minuto di attività privata nella sua carriera professionale, mi risulta oggi goda di un’ottima pensione così come, a suo tempo, di un ottimo stipendio. Lo trovo giusto: per 40 anni, ogni mattina è stata appesa alle sue mani, alla sua “scienza e coscienza”, la vita di decine di persone. Responsabilità che vanno riconosciute anche economicamente.

Mi viene sempre in mente lui quando, come accaduto ieri, mi sono azzardato a chiedere un eventuale consulto a uno specialista “in intramoenia allargata”. Mi sono stati chiesti 250 euro. Per motivi di privacy non entro nei dettagli ma, per esperienza, dubito che la visita – che naturalmente non mi sono sognato di prenotare – avrebbe potuto superare complessivamente i 20 minuti. Sempre pensando al mio vecchio, mi chiedo cosa spinga lo specialista, al solito un “professore”, a svolgere questo tipo di prestazioni “in intramoenia allargata”: non certo una qualche forma di arricchimento professionale visto che, a fronte di qualsiasi tipo di complicazione oltre la visita di routine, trasferirebbe immediatamente armi e bagagli mettendo il paziente in mano alla struttura pubblica. La mia domanda è ovviamente retorica, tanto quanto banale e scontata la risposta.

Non riesco a non vedere in questo “modello” l’esempio del degrado della classe dirigente di questo paese, vittima di un’avidità rapace pari solo alla sua mediocrità complessiva. E qui il discorso rischia di scivolare in lamentazioni e facili capi d’accusa che, qui ed ora, non mi interessano. Perché tutto quello che voglio fare, qui ed ora, è rendere omaggio a mio padre, attraverso un classico spezzone tratto da uno dei migliori film italiani degli ultimi 20 anni.

Non so se come professionista sia stato un “fuoriclasse”, non sono assolutamente in grado di giudicare. Di certo è stato uno che ha fatto al meglio la sua parte: un ottimo medico, serio e coscienzioso. Soprattutto, uno che non si sarebbe mai sognato di svilire la riconoscenza verso la propria famiglia di semplici origini (nella quale è stato “il primo che ha studiato”) e verso il paese che gli ha dato l’opportunità di formarsi e acquisire un’alta qualificazione partendo da scarse possibilità economiche, ponendosi come massimo obiettivo della vita qualcosa per cui serva guadagnare non meno di 750 euro l’ora.

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