Volevamo i capelli lunghi recensito da Repubblica.it

Su Repubblica.it, la recensione firmata da Giulia Iselle su “Volevamo i capelli lunghi”, il documentario delle Officine Tolau sul film che il grande regista Mario Monicelli non riuscì mai a realizzare.

Un anno fa l’addio a Mario Monicelli, un documentario racconta l’opera inedita
La sera del 29 novembre del 2010 moriva uno dei maestri del cinema italiano. Esce un documentario sul suo film mai realizzato “Volevamo i capelli lunghi”

Ad un anno dalla scomparsa di Mario Monicelli, morto suicida come l’amatissimo padre, direttore antifascista del Resto, è uscito il libro a fumetti e il documentario sul film che il prolifico regista non riuscì mai a girare, Capelli lunghi. Lui che di documentari ne aveva fatto solo uno, il suo ultimo lavoro cinematografico dedicato al rione romano dove trascorse gran parte della sua vita intitolato Vicino il Colosseo c’è Monti. Nessuno come lui ha descritto tanto l’Italia dei Brancaleoni del dopoguerra: “E’ stato il nostro Balzac, l’autore di una gigantesca commedia umana degli italiani” scriveva Curzio Maltese il giorno dopo il gesto estremo.

Il documentario Volevamo i capelli lunghi, prodotto dalle Officine Tolau, è realizzato da Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone, insieme a Massimo Bonfatti, con un’intervista inedita a cura di Franco Giubilei al regista, che ripercorre la sua memoria raccontando la genesi di quest’opera – i motivi per cui non ha mai avuto uno sviluppo cinematografico – e del movimento del ’68 e del terrorismo degli anni successivi. Il maestro della commedia all’italiana scrisse Capelli lunghi nella seconda metà degli anni ’60, una sorta di controcanto alla canzone dei Nomadi “come potete giudicar, chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam”. È la storia, ambientata in una località del modenese, semplice e rivoluzionaria di Michele, 17 anni, operaio tornitore dai capelli troppo lunghi per i benpensanti dell’epoca ed Esterina, 14 anni, che decide di scappare di casa come quella ragazza del pezzo dei Beatles “She’s Leaving Home”, che canta di una generazione che vuole conquistare la propria indipendenza. Un poeta, un sognatore, ribelle e libero, Michele combatte la propria battaglia quotidiana in famiglia e sul luogo di lavoro per una rivoluzione personale che sfida la società. I due si incontrano, fanno esplodere la loro forza di ribellione latente e decidono di assaporare la libertà a bordo di una moto rubata, ma la fuga d’amore on the road ha un tragico epilogo.

Il soggetto, rimasto in un cassetto, negli anni ’90 è diventato un fumetto illustrato da Massimo Bonfatti. E, nel 2008, un libro (con il testo originale di Capelli lunghi dattiloscritto da Monicelli), scritto dal giornalista Franco Giubilei, che racconta la storia di questo film mancato che fu anche un romanzo, un saggio sull’Italia prima del ’68, e un capitolo di diario del regista del volto allegro del neorealismo.

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Raccontala giusta. Sul blog

Non che me ne freghi alcunché, sia chiaro, ma mi fa parecchio ridere la mania del Post e del Fatto di annoverare tra i loro blogger – quindi tra le proprie firme, in qualche modo – gente più o meno celebre che evidentemente sta lì solo per far numero.

Il blog porta il tuo nome, Luigi, riprenditelo!

Il blog riformista del sindaco di Bari Michele Emiliano

Nemmeno quattro colpi di post per Melissa P. sul Fatto

Il superblog di Giova Floris sul Post

Veni, vidi, Virzì, sul Post

La Palma dell’Ubiquità va data assolutamente all’eurodeputata del PD Debora Serracchiani, che tiene il proprio blog fantasma sia sul Post che sul Fatto.

Debora Serracchiani sul Post

Il bis di Debora Serracchiani sul Fatto

Volevamo i capelli lunghi (di Monicelli) – Il documentario integrale

Il film che Monicelli non riuscì a girare è diventato un documentario, che qui sotto potete vedere integralmente. Il maestro della commedia all´italiana scrisse “Capelli lunghi” nella seconda metà degli anni ´60, la storia semplice e rivoluzionaria di Michele, operaio dai capelli troppo lunghi per i benpensanti dell´epoca (ma c’è da giurare che anche oggi, vista l’aria che tira, non sarebbe un film tanto gradito alla galassia economico-finanziaria che regge le sorti del Paese).
Ribelle, libero, sognatore, Michele combatte la propria battaglia quotidiana in famiglia e sul luogo di lavoro per una rivoluzione personale che sfocerà però in tragedia.

Il soggetto, rimasto in un cassetto, negli anni ´90 è diventato un fumetto illustrato da un grande autore: Massimo Bonfatti. E, nel 2008, un libro, scritto dal giornalista Franco Giubilei, che racconta la storia di questo film mancato, e delle immagini a fumetti che gli hanno dato comunque vita.

Ora tutto questo è diventato un documentario, realizzato dalle Officine Tolau. E’ un viaggio vero e proprio nella memoria di Mario Monicelli, alla scoperta del film che non riuscì a realizzare perché la rivoluzione, all´epoca, non poteva entrare al cinema. E Monicelli, nella lunga intervista inedita contenuta nel documentario, non si tira certo indietro su questi temi, al contrario: sul movimento del ’68 e sul terrorismo degli anni successivi, le sue parole sono così scomode da costringere tutti ad una rilettura di quegli anni.

La farfalla di Marx

Preferisco concentrarmi non tanto sul mondo nel quale vogliamo vivere, quanto sul mondo in cui dobbiamo vivere, semplicemente perché non abbiamo altri mondi nei quali scappare. Mi riferisco a una citazione di Karl Marx, il quale affermava che le persone fanno la loro storia, ma non nelle condizioni da loro scelte.

Ogni volta che la sento, mi ricordo anche una storiella irlandese che ci racconta di un guidatore il quale ferma la sua auto e chiede a un passante: «Mi scusi, signore, potrebbe cortesemente dirmi come posso arrivare a Dublino da qui?». Il passante si ferma, si gratta la testa e dopo un po’ risponde: «Bene, caro signore, se dovessi andare a Dublino non partirei da qui». Questo è il problema: sfortunatamente, noi stiamo iniziando da qui e non abbiamo nessun altro punto dal quale partire.

(…)

È abbastanza noto Edward Lorenz, con la sua tremenda scoperta che persino gli eventi più piccoli, minuscoli e irrilevanti potrebbero – dato il tempo, data la distanza – svilupparsi in catastrofi enormi e scioccanti. La scoperta di Lorenz è conosciuta nell’allegoria di una farfalla, a Pechino, che scuoteva le ali e cambiava il percorso degli uragani nel Golfo del Messico sei mesi più tardi.

Questa idea è stata accolta con orrore perché andava contro la natura della nostra convinzione che possiamo avere piena conoscenza di quello che verrà dopo. Andava contro la teoria del tutto. Che possiamo conoscere, predire, addirittura creare, se necessario con la nostra tecnologia, il mondo. Ricordo che in questa scoperta di Lorenz c’è anche un barlume di speranza ed è molto importante.

Consideriamo cosa sa fare una farfalla: una gran quantità di cose. Non trascuriamo i piccoli movimenti, gli sviluppi minoritari, locali e marginali. La nostra immaginazione va lontano, oltre la nostra abilità di fare e rovinare cose. Nella nostra storia umana abbiamo un numero rilevante di donne e uomini coraggiosi che, come farfalle, hanno cambiato la storia in maniera radicale e positiva. Davvero.

L’unico consiglio che posso dare allora: guardiamo le farfalle, sono di vari colori, sono fortunatamente molto numerose. Aiutiamole a sbattere le loro ali.

Tratto da “La buona società” di Zygmunt Bauman, su Repubblica del 14 novembre 2011.

surrealism project

Amicizia e occasioni

Durante un corso di formazione politica (Campo Samarotto, 13 novembre 2011), il sindaco di Reggio Emilia e neo presidente dell’ANCI Graziano Delrio, raccontando del suo ingresso in politica, spiega – citando Platone – che “le condizioni per cui vi è democrazia e capacità di rinnovare la propria comunità (ma in fondo lo stesso vale per qualsiasi altra opportunità che siamo in grado di crearci. Ndr) dipendono da due fattori: l’amicizia e le occasioni propizie”.

Io pendolare 1

Stamattina in stazione a Modena mi ferma una tipa mentre aspetto il mio treno.
“Scusi, posso sottoporle un sondaggio per Trenitalia?”.
“Sì certo, se è una cosa veloce…son qua”.
“Lei abitualmente di cosa si serve? Frecciarossa, Espresso o Intercity?”.
“Prendo i regionali”.
“Mi scusi, ma allora niente”.
“Prego…”

Uno dei miei treni non oggetto di sondaggio Trenitalia