Quando la mafia del Brenta era di casa a Modena

La mafia è a Roma, non qua” afferma sicura una brescellese accorsa nel settembre 2014 a una manifestazione di sostegno nei confronti dell’allora sindaco del paese del reggiano, Marcello Coffrini, dopo che le sue sconcertanti dichiarazioni a favore del concittadino Francesco Grande Aracri (imprenditore condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso, descritto dal sindaco come «un uomo composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello» nell’intervista registrata dai giovanissimi ragazzi dell’associazione Cortocircuito) hanno acceso i riflettori dei media nazionali sul paese di Peppone e Don Camillo. Un anno e mezzo dopo, il 26 febbraio 2016, Brescello diventa il primo comune emiliano sciolto per mafia. Dal canto suo, l’ex sindaco – dimissionario prima dello scioglimento e mai indagato – ancora oggi difende così le sue affermazioni di allora: “Non è parlando con una persona che si diventa delinquenti. La criminalità non è un virus, una malattia che si prende incontrando qualcuno per strada”. Eppure, come riporta il decreto di scioglimento firmato dal Presidente della Repubblica “l’atteggiamento di acquiescenza degli amministratori comunali che si sono avvicendati alla guida dell’ente nei confronti della locale famiglia malavitosa (…) si è poi trasformato in una condizione di vero e proprio assoggettamento al volere di alcuni affiliati alla cosca, nei cui riguardi l’ente, anche quando avrebbe dovuto, è rimasto, negli anni, sostanzialmente inerte”.

Sempre un anno fa, nel marzo 2016, nell’aula bunker allestita a Reggio Emilia inizia il maxiprocesso legato all’inchiesta denominata Aemilia: un vero e proprio terremoto in una terra forse ancora prigioniera del mito di se stessa che, nell’indagine, vede definitivamente certificato il radicamento mafioso in quella che fu l’Emilia rossa. Il processo è l’approdo di un’inchiesta durata cinque anni. Una lunga indagine che trova un primo passaggio chiave nel giugno 2015, quando il sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Bologna Marco Mescolini invia 224 avvisi di fine indagine ad altrettante persone accusate di far parte o di essere fiancheggiatrici della ‘ndrangheta radicata fra Reggio Emilia, Bologna, Modena, Parma e la Romagna. Esclusi gli indagati che hanno optano per il rito abbreviato e i pochissimi proscioglimenti, al momento sono 147 gli imputati nel maxiprocesso – il primo di ‘ndrangheta in terra emiliana – ancora in corso (prossima udienza domani, 21 marzo, alle 9.30).

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Modena, città del Mito

Guardo questo video e la penso esattamente come scritto in un commento su YouTube: “This video reminds me of all those movies where nyc is almost a character by itself”.

Non sono mai stato a Nyc, ma dubito che il mio immaginario circa la Grande Mela ne risenta rispetto a chi, fisicamente, si è fatto un tour tra Manhattan e la Statua della libertà.

Ergo, la città – qualsiasi città – è quel che è, ma per la creazione del Mito è molto più importante il racconto che dieci, cento, diecimila o centomila ne hanno fatto investendo un luogo dei propri significati particolari. In fondo il mito, rivestito di realtà, potrebbe anche essere semplicemente visto come un orribile faccione verdastro e ossidato che interrompe l’infinitudine di un cielo azzurro e, per estensione, dell’universo intero.

Per farla breve, il mio prossimo progetto sarà ripetere l’Operazione Nyc per la mia città.
La sonnacchiosa Modena non più, mai più, come un qualsiasi punto della provincia emiliana su Google maps, ma addirittura “Modena, città del mito, anzi: del Mito“.

Ebbene sì, Modena come Nyc. Né più. Né meno.
A dire il vero ci aveva già provato la Gazza, quotidiano locale, qualche settimana fa.
Titolo testuale: “Modena come New York“.
Però dai, tanto spreco mitologico per quattro palazzoni in costruzione vicino alla Maserati, mi pare veramente fuori luogo.
Ma no, la mia Città del Mito sarà tutt’altra cosa.

Innanzitutto “almost a character by itself”, ma soprattutto, niente a che fare con miti tipo Pavarotti, Ferrari, l’aceto balsamico e balle varie.
Roba da Touring Club.

No, io penso a Sangue & Asfalto, Bar affollati & Vite perdute, Fughe nella Notte & Amori impossibili, eccetera, eccetera…
Insomma, tutta roba che a Modena non esiste proprio, ma che creerò io grazie alle possibilità offerte dall’estetica contemporanea fatta di video homemade ricolmi di inestetismi e inguardabili da altri ad eccezione dell’autore stesso.

In fondo, tutta roba che già faccio da tempo, ma senza questo cappello teorico necessario per la Creazione del Mito.

Alors, à bientôt.