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E nient’altro da aggiungere.

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Una dura giornata di lavoro

Nel settembre 1939, la Polonia è costretta ad arrendersi in poche settimane all’aggressione tedesca che dà inizio alla seconda guerra mondiale. Prima della resa del 27 settembre, Varsavia viene bombardata notte e giorno dall’artiglieria di Hitler, intenzionato a distruggerla prima di impossessarsi delle rovine. Il 25 settembre, un’infermiera polacca, Jadwiga Sosnkowska, descrive così una sua giornata di lavoro:

La processione di feriti che arrivava dalla città era un’infinita marcia della morte. (…) Una volta, la vittima era una ragazza di sedici anni. Aveva una splendida massa di capelli d’oro, il volto delicato come un fiore, e i suoi begli occhi color zaffiro erano pieni di lacrime. Entrambe le gambe, fino alle ginocchia, erano ridotte a una poltiglia insanguinata, ed era impossibile distinguere la carne dalle ossa. Bisognò amputargliele sopra al ginocchio. Prima che il chirurgo iniziasse mi chinai su quella ragazzina innocente per baciarle la fronte pallida e poggiarle una mano impotente sulla testa dorata. Morì in silenzio durante la mattinata, come un fiore strappato da una mano priva di misericordia.

Al centro dell'immagine, Erich von Manstein.
Al centro dell’immagine, Erich von Manstein.

In quegli stessi giorni, il generale Erich von Manstein, considerato uno dei migliori generali della Wermacht e capo di stato maggiore di von Rundstedt nel gruppo di armate Sud durante la campagna di Polonia, descrive così, in una lettera alla moglie, la sua giornata di lavoro:

Mi alzo alle sei e mezza, mi tuffo in acqua per nuotare, arrivo in ufficio per le sette. I rapporti del mattino, caffè, poi lavoro o vado in giro con Rundstedt. Mezzogiorno, pranzo alla cucina da campo. Poi mezz’ora di pausa. Dopo la cena, consumata come il pranzo insieme agli ufficiali dello staff del generale, arrivano i rapporti della sera. Si va avanti fino alle undici e mezza.

Von Manstein fu anche colui che firmò un ordine affinché si sparasse contro ogni profugo che cercava di andarsene dalla capitale polacca assediata: si riteneva che l’impossibilità per gli abitanti di sfuggire ai bombardamenti avrebbe facilitato una rapida conclusione della campagna, evitando così alle truppe di invasione di dover combattere strada per strada. Eppure Manstein, ufficiale e gentiluomo, era un uomo tanto suscettibile e raffinato da abbandonare a volte la stanza dove von Rundstedt stava parlando perché non sopportava il linguaggio scurrile del suo capo.

Incredibile la sproporzione tra la percezione impiegatizia della propria azione da parte di von Manstein e gli effetti che questa provocava realmente, sulle persone.
Inutile buttarla sui quei cattivoni della Germania nazista: in tutte le guerre, in ogni latitudine e indipendentemente da chi le conduca, questa è l’esatta dimensione della differente percezione della realtà tra chi la guerra la fa e chi la subisce.

(I testi di Sosnkowska e von Manstein sono tratti dal libro di Max Hastings “Inferno, il mondo in guerra. 1939-1945“).

Leggi anche: “Il vero volto della guerra“.

Felicità è cantare a due voci quanto mi piaci

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Chi si si ricorda del cantante romano Robertino Loreti? Dopo aver conosciuto una certa popolarità negli anni ’60 per aver partecipato tre volte a Sanremo, è dal 1970 che non pubblica più un disco. Eppure da allora, in Russia e in tutte le repubbliche ex sovietiche, è una star con centinaia di migliaia di persone che affollano i suoi concerti. E’ lui il capofila dello stuolo di cantanti che hanno reso enormemente popolare la musica italiana in Russia. Dagli anni ’80 fino ad oggi. Un documentario racconta della folle passione di un popolo intero per le nostre canzonette.

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