We can cult 8 – Verso l’infinito

Il mio video per lanciare l’ottava edizione del weekend culturale del Comune di Formigine “We can cult”.
Il formato del video è quadrato (640×640) per ottimizzarne la visualizzazione da smartphone ed è destinato al caricamento su Facebook.
L’idea è quella di non fornire info riguardo la manifestazione ma di incuriosire creando un’atmosfera “di culto”.
La ragazza che si vede nel footer del video è l’immagine che fa da logo della manifestazione che, quest’anno, rimanda anche a una suggestione legata al numero 8 (inclinato) che è il simbolo dell’infinito.

La ragazza e il libro vengono “illuminati” per tutto il video da una striscia di luce presente nella texture scelta come sfondo.
La donna e l’uomo che interagiscono nelle immagini sfocate devono evocare qualcosa di misterioso: uomo, donna, contatto, persone, dialoghi, incroci, scambi.
Durante la transizione a comparsa della scritta “verso l’infinito” sullo sfondo una leggera luce che rimanda al simbolo dell’infinito si accende e si integra col fascio luminoso che per tutto il video illumina il logo.

La scelta musicale è legata all’idea di un crescendo verso l’infinito.

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Fenomenologia del complottista

Da quattro anni Tom Hanks produce per la CNN una serie di documentari dedicata a una decade, finora: The Sixties, The Seventies, The Eighties e The Nineties. Ogni serie ha un episodio dedicato alla televisione, uno alla politica, uno all’attualità, uno alla musica e, ovviamente, altri sono dedicati ad eventi particolari accaduti nel corso di quel decennio. Questo spezzone è tratto dalla terza puntata di The Sixties, “The Assassination of President Kennedy” che, Kennedy a parte, è tanto semplice quanto illuminante rispetto alla fenomenologia del complottista. Qualunque sia il “complotto” che lo interessa.

Fruck&Frac!

Prima di leggere queste poche righe date un’occhiata al video qui sotto. Dura 15″: “si può fare!” (cit). E’ un brevissimo spezzone tratto dalla terza stagione della bellissima serie di fantascienza “Battlestar Galactica“. Un prigioniero cede alle pressioni di uno dei protagonisti della serie, il capomeccanico Tyrol (The Chief), e gli rivela quel che vuole sapere. “Dica al Presidente di rilasciarli” concede a questo punto il Capo. “Frac!!!” ribatte il prigioniero. Che intende? Che il protocollo prevede che la liberazione di un prigioniero vada richiesta al Presidente in frac? Ovviamente no. Nella versione inglese originale il tipo impreca, arrabbiato con se stesso per aver ceduto. “Fruck!” urla: una variante un po’ più soft del ben noto termine inglese “Fuck” che in italiano si traduce con “Cazzo!” oppure “Fanculo!”.

Un’espressione comune utilizzata praticamente in (quasi) tutte le 73 puntate della serie. Ma nel doppiaggio italiano non viene tradotto e in questa come in tutte le altre puntate viene ripetuto in maniera letterale, trasformandosi incomprensibilmente in un “frac”, un abito da sera, che ogni tanto qualcuno infila nel discorso. Sembra una barzelletta. Lo è. Di sicuro è un buon motivo per abituarsi a guardare film e serie in lingua originale. In inglese, di certo (per un film norvegese saremo costretti a fidarci).

I 2200 anni della via Emilia

Pare che quest’anno la via Emilia compia 2200 anni e perciò si preparano grandi celebrazioni. Un po’ di tempo fa noi l’avevamo raccontata com’è oggi, evitando come la peste “l’effetto cartolina”, ma cercando lo stesso di metterne in evidenza tutto il fascino, felliniano. Questo che vedete è un breve spezzone del documentario “I migliori bar della via Emilia” di Martino Pinna (guest stars Ilmo Malagoli e Marco Balugani); poi ci sono gli scatti di Antonio Tomeo, “Emilia ritrovata“; e infine il mio reportage “Ritratto apocrifo di signora, ovvero: dell’Emilia e della sua via“.

Semplicemente Mia

Con qualche annetto di ritardo, sono in piena fase di innamoramento per Mia Martini. Non che tutte le sue canzoni mi piacciano, molte non rientrano propriamente nei generi che prediligo, ma come cantante era favolosa (sì, anche meglio di Mina, per me). Poi c’è la storia (che le ha rovinato la vita) secondo la quale portasse “jella”. Una scemenza totale figlia di un’italietta becera e ignorante che continua a prosperare rigogliosa anche oggi, magari in versione digitale. In questo video Mia, appena ventisettenne, parla del suo primo album “Oltre la collina” e delle censure della Rai dell’epoca perché i suoi testi contenevano parole come “amante”. Per chi volesse vederla, qui c’è l’intervista integrale.

La banda più bella della città. Anzi no, la migliore

A distanza di quattro anni dalla sua uscita, ogni tanto me lo riguardo sempre volentieri. Come esempio di semplicità, leggerezza ed armonia. Come un mantra immutabile. Oltre il tempo.

Meu amor essa é a última oração
Pra salvar seu coração
Coração não é tão simples quanto pensa
Nele cabe o que não cabe na dispensa

Cabe o meu amor!
Cabe três vidas inteiras
Cabe uma penteadeira
Cabe nós dois

Cabe até o meu amor
Essa é a última oração pra salvar seu coração
Coração não é tão simples quanto pensa
Nele cabe o que não cabe na dispensa

Cabe o meu amor!
Cabe três vidas inteiras
Cabe uma penteadeira
Cabe nós dois
Cabe até o…