I 2200 anni della via Emilia

Pare che quest’anno la via Emilia compia 2200 anni e perciò si preparano grandi celebrazioni. Un po’ di tempo fa noi l’avevamo raccontata com’è oggi, evitando come la peste “l’effetto cartolina”, ma cercando lo stesso di metterne in evidenza tutto il fascino, felliniano. Questo che vedete è un breve spezzone del documentario “I migliori bar della via Emilia” di Martino Pinna (guest stars Ilmo Malagoli e Marco Balugani); poi ci sono gli scatti di Antonio Tomeo, “Emilia ritrovata“; e infine il mio reportage “Ritratto apocrifo di signora, ovvero: dell’Emilia e della sua via“.

Le tiracazzi in cabriolet di Carpi raccontate da FSF

A Carpi, comunque, per tirare le somme, molti come me ci sono da sempre venuti per svernare dal grigiore del nostro borgo a colpi di teatro e di cinema, come già detto, ma anche di beveraggi e birre di prima classe e chiacchierate per tutta la notte in quella piazza magica coi tavoli all’aperto e le tiracazzi che scendevano dai cabriolet come se avessero davanti l’Academy di Los Angeles o il Sunset Boulevard o il Grand Palais di Cannes o che so io: mica, in definitiva, un pugno di spiantati che beveva perché attorno alle vacche grasse c’è sempre da fare il coyote, insomma spacciare lucciole per lanterne; ma le tiracazzi carpigiane, niente: avanzavano il loro cicaleccio e cinguettavano fra i calici di brut e sorridevano smaglianti e, ostia, mancava solo la battuta di un amico mio – “Tutto ciò è Fitzgerald signori!!!” – per incazzarsi poi davvero e lasciare il tavolo e il conto da pagare e rientrare, maledicendo la provincia tutta quanta, Carpi in primo luogo: affanculo!

(tratto da “A Karpi! A Karpi!” di Pier Vittorio Tondelli in “Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta“)

I delinquenti di Modena

Per me, una delle più belle canzoni dei Modena City Ramblers. Quella con cui nel loro primo album, “Riportando tutti a casa“, presentano se stessi.


Qui la traduzione dal dialetto modenese:

Arriviamo tardi alla sera
con gli strumenti nel baule
abbiamo il basso e la chitarra e poi il violino,
abbiamo delle macchine che han fatto tutte la guerra
c’e’ quella di Lucio che ha un cartone attorno alla portiera.

Ma eh oh siamo la banda
siamo venuti qua per suonare
non si prende neanche un soldo
ma c’è da fare un gran casino.

Siamo la banda dei suonatori
con due tamburi e neanche un soldo
siamo venuti per far festa tutta sera.

Siamo la banda dei suonatori
quelli del violino e del folk
siamo venuti per far festa tutta sera.

Ci sono i delinquenti di Modena
i delinquenti di Modena.
Ci sono i delinquenti di Modena
i delinquenti di Modena.

Siamo vestiti come i poveretti
abbiamo delle facce che fanno spavento
c’è un bancario, un dottore e degli sfigati.

Ma eh oh quando si parte
ci viene “della mossa”, ci viene del casino
e uno due tre quattro la gente diventa matta.

Si va in giro per montagna
e per la Bassa a occhi chiusi
il primo che si addormenta
prende uno schiaffo sui denti.

Siamo la banda dei suonatori
con due tamburi e neanche un soldo
siam venuti per far festa tutta la sera.

Siamo la  banda i suonatori
quelli del violino e del folk
siamo venuti a far casino tutta sera.

Ci sono i delinquenti di Modena
i delinquenti di modena.
Ci sono i delinquenti di Modena
i delinquenti di modena.

Non di solo pane

L’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, mi ha tolto l’unico piacere della mia vita da pendolare. Da lunedì scorso, il mio treno preferito, è sparito da orari e binari. Cancellato. Sette/otto vagoni di pura ferraglia targata Trenitalia improvvisamente ridotti a una curva nella memoria. La mia.

Il regionale delle 16.33 da Bologna a Carpi, all’arrivo in stazione proveniente da Milano, vomitava sul binario la solita quantità multiforme di carne umana destinata a stipare all’inverosimile qualsiasi treno per pendolari che si rispetti. Ma una volta fluita la fiumana, passata per i vagoni la squadra di pulizie per raccogliere i resti biologici e plastici dell’orda assiepata da Milano fin nel cuore dell’Emilia, ecco il miracolo della verginità ritrovata: quei vecchi vagoni che si presentano vuoti e intonsi ad accogliermi e pronti ripartire per la nuova destinazione. Un’accoglienza da re, non dico proprio solo per me, ma certo me e giusto qualche altro nomade triste del Terzo millennio. Uno spreco insomma: un intero treno per pochi intimi. Del resto, difficile immaginare frotte di persone prender d’assalto un regionale per Carpi. Giusto qualche modenese. Come me.

Sul regionale delle 16.33, è successo più d’una volta di avere un intero vagone tutto mio. Una goduria. Non che cambiasse chissà che. Ma insomma, un po’ come il piacere di stare in spiaggia stravaccato con l’ombrellone più vicino a non meno di 50 metri. Un attimo fuggente che ho provato solo in Sardegna, i primi di giugno di qualche anno fa.

Sul regionale delle 16.33, mi sono pure concesso anche qualche sano momento di riposo del Pendolare stanco: quelle dormicchiatine fugaci sballonzolati e sbattacchiati dalla ferraglia Trenitalia sbuffante. Quei momenti dove ti assopisci e ti svegli e ti assopisci ancora, con la testa che fa su e giù in concomitanza di uno scambio o di un leggero dosso del binario. Sicuramente russi. Ma tanto nessuno ti sente. Sicuramente hai la bocca semiaperta a pigliar mosche. Ma tanto nessuno ti vede. Forse scende pure quel filino di bava agli angoli della bocca. Ma tanto non ci sono gli studentelli rompipalle pronti a sghignazzarti in faccia pieni di boria, sicuri che loro, loro no, la tua fine da [compagno di scuola, ti sei salvato, o sei entrato in banca (arrivandoci col treno) pure tu?] non la faranno mai. Si considerano pendolari occasionali, mica gente ormai piegatasi al torpore della vittima. Bello infine, svegliarsi a casa, a Modena, senza quasi essersi accorti di aver pendolarizzato anche oggi. O con la sensazione di averlo fatto per finta, occasionalmente, come fossi ancora solo un compagno di scuola.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

C’è poco altro da aggiungere: questi primi sei mesi sono andati così. A febbraio c’è stata l’emergenza neve (ah, quanti rimpianti per quella sciocchezzuola), dal 20 maggio ci godiamo il terremoto e – suppergiù – le sue cento scosse al giorno. Questo è solo la parte local naturalmente: sullo sfondo ci fa compagnia salendo o scendendo a seconda dei giorni, come lo spread, il tormentone della crisi con i suoi scenari da incubo al cui confronto la Grande Depressione del ’29 sembrerà al massimo un bel film di Frank Capra dall’inevitabile happy ending.

Per finire, sempre ieri il solito Moretti, oltre ad avermi tolto già da oggi il mio regionale delle 16.33 – ha fatto sapere che dal 2013 noi pendolari potremmo restare tutti a terra.

Poco male, visto che tanto un servizio che dovrebbe essere primario come il pane, fa schifo.
Mangeremo brioches.

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