The banner busters

Ovvero, i cacciatori di banner.
Quelli a cui l’adv fatto online concepito alla vecchia maniera invasiva non piace proprio.
E allora eccoli inventare Addart,un’estensione di Firefox che permette di rimpiazzare benneroni e similia con immagini artistiche pescate da un database.
L’intento dell’ideatore però – l’artista Steve Lambert – non è di bloccare l’adv, ma di compiere un’azione di guerrilla artistica: “AddArt attempts to do something more interesting than just blocking ads – it turns your browser into an art gallery. Every time you visit the New York Times online or check the weather you’ll also see a spattering of images by a young contemporary artist“.

Perchè proprio io che mi occupo di Adv con zooppa segnalo simili iniziative “pericolose/contro/anti” (brrr che paura: avete idea di quanta pubblicità abbiano fatto ai marchi che cercavano di mettere in crisi gli attivisti del culture jamming)?
Ohbbuondio, perché le vie dell’innovazione sono infinite e raramente passano per i canali principali.
Praticamente mai per quelli tradizionali.

Dal tubo al Tube

Per chi ancora – tra i giovani creativi di zooppa e non solo loro – guarda al “passaggio in televisione” come il traguardo più ambizioso da raggiungere, segnalo un articolo uscito oggi su Repubblica Affari&Finanza che non fa che ribadire quello che ripeto come un disco rotto da tempo: “il futuro dell’adv è online” (e sai che “genio”, nel comprenderlo…).
Nessuno nega che oggi il palcoscenico televisivo (anche perché molto più concentrato/limitato nell’offerta per quanti canali il satellite possa mettere a disposizione) sia il medium che offre maggiore visibilità, ma per quanto tempo ancora?

Ecco il testo integrale del pezzo firmato da Daniele Autieri:
Internet “scippa” il prime time alla televisione
I sorprendenti risultati di uno studio della Online Publisher Association, che riunisce gli editori che operano sul web: ben il 67% degli intervistati dichiara di mettersi online proprio nelle ore serali dedicate per tradizione al tg. L’informazione balza non a caso al primo posto fra le richieste.

Il tubo catodico cede il passo alla banda larga. Così come il vecchio stereotipo del padre di famiglia che, tornato a casa dal lavoro, siede di fronte alla tv per sorbirsi la razione quotidiana di informazione viene superato dall’immagine del professionista di oggi che, alla scatola a colori, preferisce Internet e la rete. È questo il dato più sorprendente che emerge dalla ricerca commissionata dalla Online Publisher Association (OPA), l’Associazione degli Editori che operano sul web e di cui fanno parte i maggiori gruppi presenti sul mercato, dal Financial Times a Le Monde, da El Pais allo Spiegel, dall’Espresso a Rizzoli.

L’indagine, svolta in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Svizzera analizza il consumo di internet, televisione, radio, giornali e periodici, puntando il dito proprio sul dato più significativo: nel corso della prima serata, da sempre una fascia oraria dominata dalla televisione, si verifica un picco di utenza della rete. Il 67% degli intervistati ha infatti ammesso di utilizzare internet la sera, rispetto al 44% di tre anni fa. «La ricerca – commenta Koro Castellano, presidente di OPA e direttore generale di ElMundo.es – evidenzia un maggiore ricorso al web durante le ore lavorative, ma ciò che davvero sorprende è il suo utilizzo anche in prima serata, rimasta finora territorio inviolato della televisione».

Questo picco segue ovviamente il prime time della navigazione nel web, circoscrivibile al lasso di tempo che segna la giornata lavorativa. L’84% degli intervistati è online nelle prime ore della mattina, rispetto a una media giornaliera del 73%. E proprio le modalità di accesso alla rete scandiscono i vari momenti del giorno e influenzano l’interesse degli internauti: dalle 9 alle 12 è il momento di maggior fruizione delle news online, tanto delle locali quanto delle internazionali, mentre il periodo che va dalle 19 alle 23 viene sfruttato soprattutto per scaricare musica, concludere acquisti e pianificare le attività serali o del weekend. Una spartizione dell’interesse nell’ambito della quale si conferma comunque il massimo di attenzione concentrato nelle ore del mattino, quando si registra il momento più caldo per le connessioni e di conseguenza più interessante a livello pubblicitario. Il pubblico che frequenta il mondo virtuale in questa fascia oraria è infatti in media costituito da individui intorno ai 35 anni, generalmente uomini, affluenti e con un alto grado di istruzione.

La maggioranza relativa, il 30%, considera la rete un veicolo di pubblicità di particolare interesse; per il 49% le inserzioni sul web sono ricche di informazioni, rispetto al 19% che preferisce quelle sui giornali; mentre quasi la metà degli intervistati è convinta che la pubblicità online li aiuti a decidere cosa acquistare. Questo perché le sponsorizzazioni presenti sul web vengono viste come innovative, moderne ed efficaci, soprattutto quando appaiono su siti prestigiosi. «In Europa – continua Castellano – la pubblicità online è ormai accettata dal pubblico in modo assai diffuso, viene considerata importante, ed è sempre più spesso usata come punto di partenza per le decisioni di acquisto». Secondo la ricerca il 67% degli europei preferisce ricorrere alla rete per informarsi sugli ultimi prodotti perché percepisce il web come il luogo virtuale dove crescono e si diffondono le nuove tendenze.

Una relazione, quella tra l’individuo e il web, che si intreccia nell’ambito lavorativo quando gli accessi sono più frequenti e il ricorso alla rete praticamente costante. Ben il 95% degli italiani conferma di avere una serie di indirizzi web che regolarmente visita nel corso delle ore di lavoro; per l’80% degli intervistati internet ha addirittura accresciuto la produttività lavorativa, rappresenta il modo più efficace per avvicinarsi alle novità tecnologiche, ma soprattutto è lo strumento preferito per accedere all’informazione e all’attualità. Così, mentre per rispondere a questa crescente domanda i grandi produttori di contenuti da Viacom all’Abc stringono accordi per rendere visibili i programmi televisivi su Internet, i protagonisti industriali della rete come Apple e Sony stanno studiando il modo di portare i contenuti digitali in televisione, con l’inevitabile conseguenza che si dirà presto addio al telecomando.

Attenzione: annunciazione!

Avrei dovuto scrivere “recensione”, ma la tentazione di richiamare l’Annunciazione de La Smorfia è stata troppo forte.
Comunque: escono due libri importanti.
Soprattutto perchè sono di due miei amici.

Il primo: “Thomas Jay” di Alessandra Libutti – Neftasia Editore – 14 euro.
Alessandra è una vecchia compagna d’avventure dei tempi di GranBaol e sono molto felice che sia riuscita a far uscire dal cassetto il Tommasino troppo a lungo ivi relegato.

Ecco di seguito la breve presentazione del libro presa dalla quarta di copertina: “Thomas Jay entra in riformatorio a dodici anni. Sacrificato a una società lontana dall’uomo, vittima di ideali così forti da non saperli gestire, non sarà più in grado di uscire dalla spirale di avvenimenti che lo porteranno all’ergastolo. Ma Thomas Jay saprà intrecciare dolore e forza, paura e orgoglio, colpa e redenzione, amore, amicizia, sacrificio e anarchia, in una trama di sentieri che lo porteranno alla consapevolezza della propria grandezza interiore.
Un romanzo epistolare, in cui le lettere cedono la propria intimità al lettore, per farsi portatrici di un universale anelito alla libertà. Alessandra Libutti tratteggia con sensibilità impressionista personaggi densi e profondi, che emergono dalle pagine con la forza del loro carattere, solo appena spinti da uno stile rigoroso e attento.
La lucida architettura di eventi,rimandi e legami che si intessono tra le lettere conferma la mano felice di una narratrice capace di costruire una storia senza cedimenti, in cui fatti, personaggi e sentimenti trovano la migliore armonia
“.

Alessandra – ormai londinese a tutti gli effetti – presenterà “Thomas Jay” giovedì 15 novembre alle ore 18:00 presso la libreria Rinascita in viale Agosta a Roma.

Il secondo volume è un’opera a fumetti e si intitola “Gli intrusi – Appunti da una terra vicina“.
Curatore dell’antologia collettiva nonché presente con un suo lavoro è niente-popo-dimeno-che LUI, Big Zooppa, celato sotto quel brutto pseudonimo o nome d’arte che dir si voglia che è Roberto La Forgia.
La casa editrice è Coconino, il prezzo 15 euro.

Un blog collettivo per zooppa

E’ partito ieri e ne sono particolarmente orgoglioso, perchè lo “volli fortissimente volli“.
E’ il nuovo blog collettivo di zooppa, aperto ai contributi di tutti i membri della community che vorranno prendere parte all’iniziativa.
Gli argomenti da trattare li abbiamo proposti qui, ma c’è totale disponibilità nei confronti delle proposte che eventualmente verranno.
L’obiettivo è molto semplice: rendere zooppa una piattaforma totalmente open.
Ora è la volta del blog.
A seguire: le api.

Il nuovo zooppa-blog mi ha fatto venire in mente una specie di widget per blogger, piccolino, da cacciare in una sidebar.
Riguarda il lancio del blog stesso, pronto alla navigazione nel mare della rete.
Siccome quello di zooppa è troppo serio per infilarci una boiata del genere, caccio qui la demo (enorme per dimensioni) che ho realizzato per zooppa party.
A me diverte il widget del varo…

//www.youtube.com/get_player

Facebook alle stelle

Techcrunch dà una notizia strabiliante: Microsoft ha investito 240 milioni di dollari su Facebook.
La notizia vera però è che il social network nato tra gli studenti delle università americane è stato valutato 15 miliardi di dollari (per fare un parellelo, la recente acquisizione di YouTube da parte di Google è costata a Page e Brin 1,6 miliardi di dollari) diventando così la quinta Internet Company più valutata degli Stati Uniti (e, immagino, del mondo).

Zooppa? Tutta pubblicità… (2.0)

Ieri pomeriggio ero a Gorizia per assistere alla discussione della tesi di Elisa Sisto che avevo seguito nel corso degli ultimi mesi.

La laurea era in “Relazioni pubbliche d’impresa”, il titolo del lavoro presentato da Elisa: “Le piattaforme web 2.0 nelle strategie comunicative del marketing. Il caso Zooppa.com“.

Direi che è andata bene: voto massimo. A parte il piacere personale per l’ottimo lavoro della “mia” laureata, la tesi è molto interessante perché contiene una serie considerazioni che trovo decisamente in linea con l’idea originale di zooppa.

Ed ecco qui: “L’aspetto più interessante e significativo (delle interviste fatte a una ventina di zoopper. ndr) sta nella loro concezione del brand all’interno del contesto di zooppa e i principi con cui creano le loro idee. Infatti gli utenti intervistati affermano di voler trasporre sui materiali che producono la loro idea, piuttosto che quella che rispecchia maggiormente la filosofia del brand.

Ciò è un risultato molto importante e fondamentale che colloca Zooppa in una visione di co-creazione di valore di un brand da parte degli utenti partecipanti i contest (il grassetto è mio). Il fatto che il brand nell’ambiente virtuale di Zooppa venga portato in secondo piano rispetto alle idee creative degli utenti e che la sua comunicazione venga adattata alla visione dell’utente, porta a considerare come Zooppa sia riuscita a coinvolgere con entusiasmo l’utente, che può essere anche consumatore o potenziale consumatore, in un’azione di comunicazione del brand senza che questa risulti invasiva.

Inoltre il brand ha l’opportunità di ascoltare la voce dell’utente e/o consumatore e quindi di ricalibrare la propria strategia di marketing, soprattutto a livello comunicativo. Quindi è possibile affermare che il risultato registrato in questi mesi per il quale si è sviluppata una community abbastanza attiva, dove avvengono conversazioni, anche e forse spesso non legate al brand, possa essere considerato come positivo sia in termini di utenti coinvolti sia in termini di qualità del coinvolgimento.

Fattore ancora più importante, Zooppa è riuscita a crearsi una sua autorevolezza tra gli utenti, che hanno un’opinione positiva della piattaforma e del suo tentativo di innovare il campo dell’advertising e della comunicazione. Il divertimento e l’ironia sono i due componenti principali responsabili del successo della start-up e dei contest lanciati dai brand al suo interno.

Infine è necessario aggiungere qualche osservazione in merito a Zooppa.com:

  • non è possibile definire Zooppa come una brand community, in quanto i brand presenti sono molteplici e sempre diversi e le conversazioni degli utenti non girano intorno all’esperienza di marca come valore fondante. Se di brand community si dovesse parlare, sarebbe solo in riferimento al brand Zooppa eall’offerta che propone agli utenti;
  • la community è soltanto un aspetto della complessa offerta di Zooppa, poiché essa rappresenta un esempio lampante di user generated content, in quanto esiste solo grazie ed in nome degli utenti iscritti e dei materiali da essi inviati;
  • la sua offerta di co-creazione del valore di una marca è innovativa, poiché non si tratta di un singolo brand che propone una singola azione di advertising, bensì è la funzione stessa di advertising a diventare oggetto dell’offerta, ed i mezzi per esprimerla sono rappresentati dai brand sponsor dei contest;
  • gli utenti che vengono richiamati dall’offerta di Zooppa.com rappresentano forse la fascia che maggiormente è immune al bombardamento di messaggi pubblicitari e quindi viene permesso al brand di entrare in contatto con un bacino di consumatori potenziali, che altrimenti non verrebbero esposti alla comunicazione del brand stesso.

L’entusiasmo con cui molti utenti promuovo i loro lavori su Zooppa e quindi Zooppa stessa, può essere considerato un buon metro di giudizio, che, anche se non rappresenta la stessa concretezza dei numeri e dei dati statistici, simboleggia ciò che il Web 2.0 ha portato di nuovo al centro: il valore delle persone, dei loro pensieri e bisogni e della relazione”.

Trascina anche tu

Come milioni di altre cose che mi passano sotto il naso e non me ne accorgo, scopro adesso il fenomeno del booktrailer (e sì che ne avevo presentato uno perfino qui). Grazie a Grenar, che ha pubblicato un articolo in cui ne traccia una sorta di fenomenologia.
Mi piace la possibilità che il booktrailer (trascinalibro) offre di mischiare diversi linguaggi.
E’ una bella sfida che, almeno per quello che segnala Grenar, mi sembra ancora tutta da giocare.
Non mi convince il suo gradimento per la categoria dei “rispettosi”, quelli che “funzionano e sono gli unici a poter avere l’etichetta di BT“.
Trovo abbastanza noiosi gli esempi prodotti, molto rispettosi del testo (appunto), ma anche troppo ancorati a un linguaggio che non è quello filmico.
Insomma, il livello di contaminazione pare basso.

Non si fa, non si fa! 6

Non saprei nemmeno spiegare il perché (forse sarà la faccia di Gagarin che appare all’improvviso e sembra aver poco a che fare con il resto), ma questo video mi ha sempre affascinato e l’ho idealmente inserito fin da subito nella mia personale top ten. Il titolo è “A short dream about love”, l’autore Jurij, il contest Love Affairs. Non ha vinto niente neppure questo. Forse porto sfiga.
🙂