Italiche geometrie

poverimabelli“Costruire tanto e in fretta, partire, muoversi, non perdere l’occasione. Per tutta la penisola è uno straordinario brulicare. Circa dieci milioni di persone cambiano residenza in poco più di un decennio, mentre si trasformano il vivere di un popolo e il paesaggio nazionale: gente che va all’estero e che va al Nord, case coloniche abbandonate per un condominio di periferia, monti che franano e fiumi che straripano, strade che tagliano campi e boschi, capannoni che bordeggiano le strade. Nessuno sta fermo, chiunque può viaggiare: in treno, in auto, in aereo. Sul finire del decennio non sembra neppure impossibile raggiungere la Luna: la gara dello spazio tra americani e sovietici è aperta con il lancio dello Sputnik. Sembra di guardare due cartoline, una ben diversa dall’altra. In quella del ’50, l’Italia si presenta in bianco e nero, con i suoi borghi agricoli, i carretti a cavallo, i contadini con il tabarro d’inverno e le strade polverose d’estate. In quella del ’59 è tutt’altra cosa: l’immagine in kodachrome offre il profilo di città moderne con i grattacieli che scintillano d’acciaio, il grigio dell’asfalto sull’autostrada e i fumi delle fabbriche che venano il cielo azzurro. Di questo fenomeno travolgente alcuni sono fieri, altri preoccupati. Nel ’54 l’onorevole Domenico Chiaramello del PSDI, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geometri, dichiara orgoglioso: «Nessuna categoria professionale ha tanti meriti nella ricostruzione quanto noi geometri».”

Marta Boneschi “POVERI MA BELLI – I nostri anni Cinquanta“.

La domanda è corretta

“Sono sempre più convinto che la democrazia sia soltanto una trappola inventata dalla borghesia per governare in eterno il sistema. Bisognerà buttare tutto all’aria. Senza tanti complimenti o discorsi. Le libertà individuali sono illusioni e chimere. A cosa ti serve essere libero di dire quello che pensi se hai un salario di merda e vivi come un cane? Dici la tua, godi delle libertà cosiddette fondamentali della pseudodemocrazia ma la tua vita fa schifo. Si son fatte rivoluzioni e guerre. Si sono rovesciati governi. Niente cambia. I ricchi rimangono ricchi e i poveri sono sempre poveri. Gli sfruttati sono sempre gli stessi. La sola libertà che si deve dare ai cittadini è la libertà economica. Bisogna tornare al fondamentale: «Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni ». Più che mai, il solo vero potere è economico, ed è questo che occorre riprendere”.

da “Il Club degli incorreggibili ottimisti” (Salani, 2010) di Jean-Michel Guenassia

photo credit: Jan Tik via photopin cc

Proprio così

Dopo averlo tenuto a far polvere nella mia libreria per – più o meno – una decina d’anni, ieri pomeriggio mi sono divorato il secondo romanzo di Jorge Amado, Cacao, del 1933.
Non una grande impresa, visto che supera di poco le cento pagine.
Ma tant’è.

Guardavano. Com’era grande la casa del coronel… E ci abitava così poca gente. Il coronel, la moglie, la figlia e il figlio, studente, che ci veniva durante le vacanze, elegante, stupido, e trattava i braccianti come schiavi. E guardarono le loro case, le case dove dormivano. Si estendevano lungo la strada. Una ventina di case di fango pressato, il tetto di paglia, allagate dalla pioggia.
– Che differenza…
– Il destino è Dio che lo dà…
– Che Dio… Anche Dio sta dalla parte dei ricchi…
– Proprio così.


Young Fighter, una immagine di Magneticart