1 novembre 1964. Munari per Campari

Domenica 1 novembre 1964 si inaugura la prima linea della metro milanese, la linea rossa, la M1. Costati 45 miliardi di lire, i lavori sono iniziati il 12 giugno 1957 e nel tardo autunno del 1964 viene aperta al pubblico una prima tratta di 11,8 km e 21 stazioni, da Sesto Marelli a Lotto (la linea attuale è lunga 27 km e presenta 38 fermate). L’entusiasmo dei milanesi è alle stelle. Anche troppo. Tanto da spingere La Stampa a parlare di “assalto alla diligenza” per raccontare la voglia di attraversare Milano da est a ovest alla velocità di un treno in corsa: “Centinaia di abusivi, dopo i discorsi del sindaco Bucalossi e del ministro Tremelloni, si sono slanciati verso i convogli in attesa alla stazione di piazzale Lotto. Soltanto i più robusti li hanno raggiunti. Signore svenute nella ressa”.

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Quando la mafia del Brenta era di casa a Modena

Nel marzo 2016, nell’aula bunker allestita a Reggio Emilia, inizia il maxiprocesso legato all’inchiesta denominata Aemilia: un vero e proprio terremoto in una terra forse ancora prigioniera del mito di se stessa che, nell’indagine, vede definitivamente certificato il radicamento mafioso in quella che fu l’Emilia rossa. Il processo è l’approdo di un’inchiesta durata cinque anni. Una lunga indagine che trova un primo passaggio chiave nel giugno 2015, quando il sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Bologna Marco Mescolini invia 224 avvisi di fine indagine ad altrettante persone accusate di far parte o di essere fiancheggiatrici della ‘ndrangheta radicata fra Reggio Emilia, Bologna, Modena, Parma e la Romagna. Esclusi gli indagati che hanno optano per il rito abbreviato e i pochissimi proscioglimenti, al momento sono 147 gli imputati nel maxiprocesso – il primo di ‘ndrangheta in terra emiliana – ancora in corso (prossima udienza domani, 21 marzo, alle 9.30).

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