Fenomenologia del complottista

Da quattro anni Tom Hanks produce per la CNN una serie di documentari dedicata a una decade, finora: The Sixties, The Seventies, The Eighties e The Nineties. Ogni serie ha un episodio dedicato alla televisione, uno alla politica, uno all’attualità, uno alla musica e, ovviamente, altri sono dedicati ad eventi particolari accaduti nel corso di quel decennio. Questo spezzone è tratto dalla terza puntata di The Sixties, “The Assassination of President Kennedy” che, Kennedy a parte, è tanto semplice quanto illuminante rispetto alla fenomenologia del complottista. Qualunque sia il “complotto” che lo interessa.

1 novembre 1964. Quando sei destinato a vedere l’altro mio lato

E’ praticamente certo che chiunque sia nato nel mio stesso anno o giù di lì, associ immediatamente una storica hit come “Don’t let me be misunderstood” alla versione dance latina dei Santa Esmeralda uscita nell’estate del 1977 e diluita, nella sua versione originale, per quasi 17 minuti. All’epoca avevo 13 anni, troppo piccolo per prendervi parte ma grande abbastanza per cogliere gli umori del tempo: dal ’77 “violento & creativo” all’italiana, al “mese 1 dei dorati anni Ottanta” (cit. Massimiliano Panarari: “Con Tony Manero la grande fuga dagli Anni di piombo” su La Stampa del 18 agosto), dicembre di quello stesso anno, quando anche nei cinema italiani esce il film – “La febbre del sabato sera” – che farà appunto da spartiacque tra un decennio che può essere considerato la coda lunga dei Sessanta, e gli anni Ottanta, che arriveranno da lì a poco, e la cui eredità ci segna ancora oggi. «Stiamo tornando – profetizzerà Mike Bongiorno qualche tempo dopo – a quei valori e a quegli affetti che avevamo dimenticato. Anche i ragazzi della contestazione stanno gradatamente cambiando. Vogliono ballare e divertirsi come John Travolta, sono stanchi di tirare sassi. Stiamo forse ritrovando l’unione e l’equilibrio. Ci vorrà un po’ di tempo: ma gli Anni Ottanta saranno diversi dagli Anni Settanta».

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14 ottobre 1964. Il terzo uomo (the third Man)

La copertina di luglio1964 di The Magazine of Fantasy and Science Fiction, storica rivista statunitense di fantasy e fantascienza in formato digest, è dedicata a un racconto lungo di Philip K. Dick, “Cantata 140”, titolo ispirato a una cantata sacra composta dall’amatissimo Johann Sebastian Bach forse nel 1731 o forse nel 1742. Il racconto che due anni dopo, rivisto e ampliato, diventerà un romanzo (“The crack in space”, in italiano tradotto in una prima edizione col titolo “Vedere un altro orizzonte” e successivamente con “Svegliatevi, dormienti”) è ambientato nel 2080 in un mondo dominato dalla sovrappopolazione e dalla disoccupazione, in cui i cittadini in eccesso, inutili rispetto al sistema economico, vengono ibernati in attesa di tempi migliori. “Forse ci serviranno un giorno, forse no, però se li mettiamo in cantina non se ne andranno in giro a prostituirsi, drogarsi, rubare, spacciare e chissà quante altre attività illegali. Teniamo desti solo quelli che servono, che lavorano e consumano” (dalla postfazione di Umberto Rossi all’ultima edizione di Fanucci).

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Qual è la lettura perfetta per una singola giornata al mare?

Diamo subito la risposta esatta: è “Tifone” di Joseph Conrad. Il motivo più banale per fare di questo romanzo breve o racconto lungo la miglior lettura possibile per una per una toccata & fuga marina è naturalmente la sua lunghezza: a seconda delle edizioni, un centinaio di pagine. Il che lo rende perfetto per essere tranquillamente concluso nell’arco della giornata intervallandolo senza problemi all’intero ciclo di bagni, al pranzo a sacco, alla pennichella pomeridiana e a ogni altra possibile variante relativa ai gusti individuali.

[Spoiler: con la scusa dei libri, qui si parla di tutt’altro].

La storia è piuttosto semplice: il piroscafo commerciale Nan-Shan navigando per i mari cinesi, si imbatte in un terribile tifone al quale scamperà per miracolo. A comandare il battello è il capitano inglese MacWhirr e la sua breve descrizione, che fa anche da incipit al romanzo, è un capolavoro di psicologia e un pugno nello stomaco per chi, non conoscendo affatto Conrad, tende a ridurlo a “interprete magistrale di atmosfere esotiche” o, peggio ancora, a un autore “per ragazzi”:

Il capitano MacWhirr, del piroscafo Nan-Shan, aveva, per quanto concerne l’aspetto esteriore, una fisionomia che rispecchiava fedelmente l’animo suo: non presentava alcuna distinta caratteristica di fermezza o di stupidità; non aveva, assolutamente, alcuna caratteristica pronunciata; era soltanto comune, insensibile e imperturbabile”. E poi ancora: “Dato che possedeva appena quel tanto di immaginazione sufficiente a consentirgli di vivere alla giornata, e non di più, era serenamente sicuro di se stesso; e per questa identica ragione non sapeva che cosa fosse la vanità. E il superiore immaginoso ad essere suscettibile, arrogante e diffìcile da soddisfare; ma ogni nave comandata dal capitano MacWhirr era stata la dimora galleggiante dell’armonia e della serenità”.

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1 giugno 1964. Nel frattempo, all’altro capo del mondo

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La contadina robusta. Quanto a lei, l’eterna contadina russa doveva essere innanzitutto ben piantata se voleva trovare marito e non soccombere ai compiti che l’attendevano. Ne abbiamo una cruda rappresentazione nel romanzo Sull’Irtyš (Na Irtyš) inedito in Italia, pubblicato nel 1964 da Sergej Zalygin (l’Yrtis è un grande fiume della Siberia occidentale). Secondo Aleksandr Solženicyn, “una delle cose migliori prodotte in cinquanta anni di letteratura sovietica” nonché primo esempio di un filone, successivo alla fine dell’epoca staliniana, che verrà definito dalla critica “village prose“. In questo eccellente lavoro, che ripercorre il periodo tragico dell’inizio degli anni trenta e della collettivizzazione nelle campagne sovietiche, un contadino consiglia il figlio sulla scelta della moglie:
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1 settembre 1964. Con ogni mezzo necessario

Uno degli aspetti più piacevoli, anche se impegnativi, nel dedicarmi a un blog come questo sono le ricerche da fare per recuperare materiali e storie relative all’anno di cui si occupa, il 1964. Regolarmente finisce che inseguendo una traccia, improvvisamente la curiosità conduca altrove, e poi ancora devii dalla strada principale perdendosi in una via secondaria. E’ quello che succede con questo post, ramo imprevedibilmente innestatosi su un’idea che mi frulla in testa da mesi: un pezzo sull’album capolavoro di John Coltrane “A love supreme”, pubblicato nel febbraio 1965, ma registrato in studio in una sola sessione il 9 dicembre 1964. Stiamo parlando di un gioiello che ha fatto la storia del jazz, secondo l’Associazione Americana dell’Industria Discografica (RIIA) al ventisettesimo posto tra gli album jazz più venduti di sempre (ok, con “Kind of Blue” di Miles Davis non c’è niente da fare).

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Parole d’amore tra scienziati

Parole d’amore tra scienziati: “Fu così doloroso e penoso che decisi che non avrei mai più festeggiato quella giornata, a meno che tu non mi fossi stato accanto. Sai, l’esistenza di una stella nana è così disperatamente dolorosa, dopo che ha perso il suo guscio elettronico e mantiene solo il nucleo; e dentro al mio petto c’era lo stesso vuoto e lo stesso dolore, come se il cuore si fosse ritirato in se stesso”.