Non mi paghi? E io ti faccio il voodoo

Nell’anno del signore 2014, a parlar di precariato, a raccontare le vicende più incredibili che ogni giorno subisce chi si trova a fronteggiare da solo questa condizione di assoluta debolezza contrattuale (quando un contratto c’è, naturalmente), si potrebbero riempire pagine e pagine. Che poi, siccome nomina sunt consequentia rerum, bisognerebbe smettere di chiamarlo così, perché il termine presuppone una condizione temporanea destinata prima o poi a mutarsi in stabilità.

Invece, siccome precari in Italia si può essere tranquillamente a vita, finché morte non ci separi, in un mercato del lavoro che ha la mobilità di una vetta dolomitica, il termine più corretto sarebbe “servitù della gleba”. Dalla quale, contrariamente che nel passato, ci si può liberare: scegliendo la disoccupazione.

voodooUna delle categorie campione di questa novella servitù della gleba, è certamente quella dei giornalisti. Non tutti naturalmente. Parliamo dei giovani (anche quelli che magari collaborano con una testata da dieci anni ma restano sempre “giovani”) o i free-lance. Gente sotto-sottopagata, piena di illusioni ma senza un briciolo di possibilità reali di far parte un giorno, a pieno titolo, di una redazione. O di lavorare in maniera indipendente senza dover ogni volta elemosinare un equo compenso.

Assolutamente nella normalità anche il fatto di non essere pagati o di essere pagati con mesi e mesi di ritardo. Parlo con cognizione di causa: anni fa, per recuperare il mio credito dal Gazzettino (con sette mesi di ritardo) per una serie di articoli, dovetti far intervenire un avvocato. Cosa che normalmente un collaboratore non fa, perché si sa che a ribellarsi poi non si lavora più. Amen. Ma ancora oggi, a distanza di anni, ogni tanto riguardo con soddisfazione la lettera inviata all’editore, che conservo con cura, casomai qualcuno volesse verificare la veridicità di ciò che scrivo.

C’è chi poi si inventa sistemi molto meno prosaici per ottenere il dovuto. Mi raccontava l’altra sera la free-lance inviata di guerra Barbara Schiavulli che, per riuscire a esser pagata per un reportage pubblicato su un famoso quotidiano nazionale, dopo vari e inutili tentativi, decise di provare una soluzione estrema. Si presentò davanti al direttore sbattendogli sulla scrivania una bambola voodoo recuperata in uno dei suoi numerosi viaggi. Immagino che gli spilloni siano rimasti nella borsa. Ma il direttore, in quell’occasione, colse la sfumatura e fece saldare il conto.

(Davide Lombardi)

Todo cambia

Eh sì, tutto cambia, perfino in una delle ultime roccaforti “rosse” dell’Emilia, Modena, che per la prima volta nella sua storia vedrà andare al ballottaggio il candidato sindaco del partito che governa la città dalla notte dei tempi. Quel che sta accadendo è una specie di telenovela di provincia, un romanzo popolare, che però racconta di un pezzo d’Italia che, lentamente e faticosamente, sta cambiando. Tutta la storia spiegata a chi di Modena non è, ma che qui può trovarvi una vicenda-simbolo dell’intero Paese, in bilico tra passato e futuro. Una co-produzione Converso e Q Code Magazine.

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