Pop up movie

Per la serie di quei post di cui non importa assolutamente nulla a nessuno, ecco l’elenco dei film che considero capisaldi nella mia esistenza (seguiranno serie tv, dischi e libri). Ci sono tanti altri film che non compariranno in questa sequenza e che mi sono piaciuti anche tantissimo, ma non li considero “imprescindibili”. Il post è in aggiornamento man mano che mi vengono in mente.

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16 settembre 1964. Per lei lo champagne migliore, Mr Lopez

Questo spezzone è tratto dal remake del 1983 di “Scarface“, film del 1932 per la regia di Howard Hawks. Protagonista della nuova versione diretta da Brian De Palma è naturalmente Al Pacino nella parte del gangster cubano Tony Montana. In questa scena Pacino-Montana si trova nel locale preferito dal boss del narcotraffico Frank Lopez, l’amante di quest’ultimo Elvira Hancock (Michelle Pfeiffer) e il suo tirapiedi Omar Suarez, interpretato da F. Murray Abraham. Conquistata la simpatia e la fiducia del capo, il duro Tony Montana comincerà da qui la scalata che lo porterà ai vertici della malavita di Miami, città in cui è ambientato il film.

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1 febbraio 1964. Il pelo sullo stomaco

Quand’è che anche un immigrato “va bene”? Quando riga dritto, lavora – se lavoro per lui ce n’è – la sera possibilmente se ne sta a casa sua e soprattutto non rompe le palle. In fondo, se ci pensiamo, questo è l’atteggiamento che richiediamo a chiunque sia “diverso”. Lo vogliamo gentile, accomodante, disponibile, dolce. Solo così può generare “profitto”, che può significare anche solo regalarci qualche emozione.

Nel primo weekend del febbraio 1964, nelle sale cinematografiche destinate alle prime visioni esce “La donna scimmia” di Marco Ferreri – protagonisti Ugo Tognazzi nella parte di Antonio Setola e Annie Girardot in quello di Maria, la donna scimmia – accolto positivamente dalla critica ma molto meno dal pubblico, infastidito dalla crudeltà grottesca e dal cinismo in cui viene esibita Maria, affetta da ipertricosi, e dall’evidente empatia di Ferreri nei confronti della sua “diversità”, usata come grimaldello per affermare una critica sociale che ribalta il rapporto tra “normalità” e “mostruosità“.

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