Quei 200 che si salvarono da Catherine Deneuve

Frugando nella memoria dei pensieri strambi e sbilenchi che si percepiscono in aereo, soprattutto nelle fasi critiche, c’è una serie di momenti degni di nota. Una volta, dopo un fortuito upgrade in business class con un collega per il volo che andava da Parigi (CDG) a Los Angeles (LAX), aspettiamo una ventina di minuti la partenza perché sta arrivando un VIP. Con qualche cerimonia e un accompagnatore palestrato arriva Catherine Deneuve avvolta in una lunga stola di visone, che si va a sedere nella prima fila, accompagnata da una hostess cerimoniosa. Il primo pensiero del mio collega? Speriamo di non schiantarci questa volta, sennò verremo ricordati come i 200 coglioni morti assieme a Catherine Deneuve.

(“Mamma, ho paura dell’aereo” di Antonio Dini)

(Fonte immagine)

110 miliardi di borbottii fanno un bel casino

In Cronache del dopobomba, di Philip K. Dick, il piccolo Bill vive nella pancia della sorellina Edie:

E adesso c’era anche questo: un corpo di bambina, dentro cui viveva il fratellino, giù nella regione inguinale. Da sette anni Bill Keller abitava lì dentro, e il medico, ascoltando le spiegazione della bimba, le credeva. Sapeva che era una cosa possibile; non era il primo caso del genere. Se avesse avuto ancora il suo apparecchio per i raggi X, avrebbe potuto vedere la minuscola forma raggrinzita, probabilmente non più grande di un coniglietto appena nato. Ecco, con le mani poteva tastarne i contorni… Palpò un lato del ventre della bambina, notando attentamente la dura sacca cistica all’interno. La testa era in posizione normale, il corpo racchiuso per intero nella cavità addominale, con le membra e tutto. Un giorno o l’altro la bambina sarebbe morta e le avrebbero aperto il ventre per farle l’autopsia; allora avrebbero scoperto una minuscola figura maschile, avvizzita forse con una candida barba e gli occhi ciechi… suo fratello, sempre non più grande di un coniglietto”.

A parte questa non trascurabile particolarità, Bill ne ha un’altra. Oltre a dialogare con la sorella – il che ha una sua logica – parla con i tanti morti che abitano il sottosuolo. Un bel gruppone, stando a una stima che calcola gli umani che ci hanno preceduto in questo mondo – da quando l’uomo è sapiens – nel non trascurabile numero di 110 miliardi o giù di lì. Se un al di là esiste, deve essere bello affollato.

— Non preoccuparti per me — disse improvvisamente Bill. Si era di nuovo svegliato, o forse non aveva nemmeno dormito, forse aveva fatto finta. — Io so una quantità di cose e posso badare a me stesso. E proteggerò anche te. Meglio che tu sia contenta di avermi, perché io posso… be’, non capiresti. Sai che io posso vedere tutti quelli che sono morti, come l’uomo che ho imitato. Be’, ce n’è una quantità immensa, di loro, milioni, miliardi, e tutti diversi uno dall’altro. Quando dormo, li sento borbottare.

Mille (milioni di) bolle blu

“Una bolla si verifica quando un’ondata speculativa provoca l’aumento del prezzo di un bene al di là del suo valore intrinseco”, spiega James B. Stewart sul New York Times. “Quando l’ondata passa, e gli investitori finalmente riconoscono la divergenza, la bolla di solito scoppia provocando un crollo dei prezzi”.

Non tutte le bolle vengono per nuocere. Negli anni ottanta la bolla di Microsoft, Compaq e Intel portò milioni di computer nelle case e negli uffici degli Stati Uniti. “Quando la bolla esplose, la Silicon valley era piena di microprocessori a buon mercato e teorie su come sfruttarli”, racconta Ashlee Vance su Bloomberg Businessweek. Anche la bolla tecnologica di dodici anni fa, che polverizzò seimila miliardi di dollari in borsa, comunque lasciò in eredità l’infrastruttura tecnologica di internet.

La bolla di questi mesi, invece, è diversa. Perché i social network al centro dell’ondata speculativa sono poco più che scatole vuote. Instagram è un’azienda fondata in California 551 giorni fa, nell’ottobre del 2010. Ha tredici dipendenti e zero ricavi. Il suo unico prodotto è un’app gratuita per scattare foto da condividere online. Facebook l’ha comprata per un miliardo di dollari. Un miliardo di dollari è più o meno il pil di paesi come il Burundi, Capo Verde o Haiti. Oppure è di poco superiore al valore del New York Times, un giornale che è stato fondato 116 anni fa e ha più di settemila dipendenti.

Editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale n. 944

Ho visto stamattina

mentre andavo a lavorar.

Bologna Central Park

Against the sea, le Grand Hotel Cigar Magic under construction 1

Against the sea, le Grand Hotel Cigar Magic under construction 2

Against the sea, le Grand Hotel Cigar Magic under construction 3

No dinners on the terraces

Gnomes goin’ to school

Electric wires

Invece Alice qualcosa ce l’aveva

Da dire.

Il romanzo scritto da Pietro di Viola – romanzo generazionale dei giovani precari senza futuro – “Alice senza niente” ha ormai due anni. Pubblicato dapprima solo online e downloadabile gratuitamente, dopo il successo raggiunto, la casa editrice Terredimezzo lo ha messo su carta e adesso in rete non si trova più. Non gratis almeno, ma si può acquistare.

Successo meritato? Ora che lo sto leggendo, due anni dopo, direi di sì. Un paio di spezzoni tratti dal romanzo spiegano bene il perché.

Nel primo, Alice, delusa per l’ennesimo colloquio di lavoro rivelatosi inutile, attende la telefonata di un ragioniere per una possibile attività di volantinaggio. Ma scatta la ribellione. Poche righe, efficacissime, che descrivono la rivolta – almeno interiore – di una generazione:

Spero proprio che il ragioniere mi chiami e non abbia nessun’altra disponibile che non sia io che, nel più assoluto silenzio, ricaverò un piacere sottile dal non rispondere al suo nome lampeggiante dal display del Nokia. So bene che quelle di negarsi al citofono o non rispondere al cellulare siano delle enormi vigliaccate. Ma dobbiamo cancellare questi schemi mentali ed inventarcene di nuovi, se ci interessa la nostra sopravvivenza. Tutti i comportamenti educati, le buone maniere, i valori del rispetto sempre e comunque, sono serviti a tenere in piedi fino ad ora una società che oggi caccia via i suoi figli senza svezzamento, lasciandoli in un bosco a cullarsi al suono di una cantilena che ripete arrangiati.

Se è vero che crisi significhi cambiamento anche l’abituale schema di valori dovrà mutare, e se saremo capaci di sostituirne uno nostro potremo provare a giocare anche noi, sennò siamo esclusi. Il mio nuovo schema è questo: non ti rispondo al cellulare signor ragioniere, non ti richiamo e non spendo nemmeno i centesimi necessari ad inviarti un sms, se per me non è assicurato al cento per cento un guadagno immediato. Non rispondo al telefono, non lascio il mio posto alle vecchiette in bus, non pratico la raccolta differenziata: io non partecipo fino a quando non avrò la possibilità di scegliere se farlo o meno.

Punto due: Alice ha il colpo di genio. La sua vita di merda non passerà sotto silenzio, avrà una narrazione: il suo modo di alzare la voce. Alice scriverà un romanzo (che è poi quello di Pietro Di Viola). Decide che lo metterà online a disposizione di tutti. Già, ma come emergere nel mare magnum dei miliardi di parole/narrazioni/libri che ogni giorno popolano il web? Alice/Pietro anticipa la sua strategia di SEO che attuerà nella realtà, nel sito che dovrà poi effettivamente rendere disponibile “Alice senza niente”. Eccola:


Bene, ottimo: ma gli altri? Come faranno a sapere che esiste questo libro in rete, tra decine di altri, tutti scritti meglio? E’ qui che il mio metodo si fa interessante. Dunque: lo sfondo della home page sarà bianco, il titolo sarà in grassetto nero, poi ci sarà il link per scaricarlo in pdf, il contatore delle visite, e poco altro. Ed è proprio questo poco altro che mi renderà celebre: saranno centinaia di parole corpo 8 scritte in colore bianco su sfondo bianco, invisibili agli occhi ma indicizzate nei motori di ricerca.

Voglio che chiunque cerchi dei biglietti per il concerto degli U2 a Bari (di cui parla in un punto precedente del romanzo. Ndr) non li trovi affatto, anche perché non credo che gli U2 daranno mai un concerto allo stadio San Nicola, piuttosto troveranno il mio libro, e stampandolo potranno consolarsi per il mancato concerto. Utilizzerò una lista di tutte le provincie d’Italia e la incollerò alle altre tag, è facile recuperarla: basta andare su un qualsiasi sito di annunci e provare ad inserirne uno. Magari con questa scusa potrei anche spulciare tra le offerte di lavoro. Inserirò

Spero che bastino.

Sono bastate.

Sopra a sinistra, la copertina originale di “Alice senza niente”. Qui sopra la nuova edizione di Terre di Mezzo.

Andare avanti come un treno a vapore

BEHIND THE BLUE Lilongwe, Malawi, May 2011 (Paolo Patruno/Bologna, Italy)

Leggendo questo reportage de Linkiesta sull’aumento del numero dei suicidi da parte dei piccoli imprenditori del Nord-est in seguito alla crisi, mi è venuta in mente una storiella che mi ha raccontato sabato scorso un amico.

 Il suo vicino di casa, un operaio di una fabbrica locale originario del Ghana in Italia da tre o quattro anni, ha pianificato il suo rientro in Africa tra altri tre anni circa. Coi soldi fatti qui si è comprato un piccolo terreno lì. Lo sta recintando e popolando di pecore.

“In Ghana – ha spiegato al mio amico – hai un giardino e una casa, metti fuori un paio di tavolini ed ecco fatto un ristorante. Qui da voi invece – ha continuato – è tutto finito, è tutto morto. Il futuro è altrove”.

Shosholoza.