Gli ultimi giorni dell’umanità

Group of friends celebrating at wedding (B&W)

Quando il 28 giugno 1914 il “Giovane Bosniaco” Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando dando fuoco alla miccia della polveriera europea, non commise uno tra i tanti delitti politici che costellano la storia dell’umanità, ma segnò il punto esatto tra il prima e il dopo di un mondo intero. Il mondo avanti Gavrilo era quello della Belle Époque, un periodo di benessere e prosperità, di crescita demografica e industriale, di progresso e invenzioni – dall’automobile all’illuminazione elettrica – che fecero credere alla borghesia del tempo che il ‘900 sarebbe stato il secolo di uno sviluppo positivo a tempo indeterminato. Una sorta di “fine della storia” superata per sempre da un’umanità religiosamente dedita al culto del progresso scientifico e tecnologico.

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Il vero volto della guerra

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Volti feriti orrendamente deformi, ricuciti, riassemblati alla bell’e meglio. E’ questo il lascito più visibile – e insieme, quello che nessuno vuol vedere – di ogni conflitto. La chirurgia plastica ricostruttiva nasceva cento anni fa “grazie” al primo conflitto mondiale. I morti furono milioni, ma altrettanti e ancor di più i feriti. Alcuni con lesioni gravissime che, se li lasciarono fisicamente in vita, di fatto li resero dei fantasmi sociali. In Italia furono 5440 i mutilati al viso. Spesso, con i modesti strumenti dell’epoca, negli ospedali da campo i medici dovevano rinunciare a rimuovere le schegge più grandi. E la faccia di questi ragazzi diventava un orribile assemblaggio di carne e pezzi di metallo.

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Buonanotte, compagno emiliano

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La politica? Una “roba bella e divertente”. Pura passione. Come quella per il genere femminile, altra stella polare di Fausto Cigni, classe 1948, noto in città come il “sindaco” di Modena est. Insomma, uno che ancora oggi ha il suo peso e sposta voti. Anche se lui smentisce e si sminuisce: “Io conto solo per un voto, il mio, spero solo che non mi venga l’Alzheimer per non sbagliarmi”. E giù una risatina compiaciuta per la battuta. Perché Fausto è così: un gigione. Che però, ridendo e scherzando, ha fatto la sua parte per costruire quel che viene definito “modello emiliano”. Anche se oggi, di quella storia, resta poco.

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Perché indossiamo le mutande di cotone

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Fino a 900 anni fa il cotone era praticamente sconosciuto in tutta Europa e invece molto utilizzato dagli arabi, dai quali abbiamo cominciato a importarlo e imparato a tesserlo. Le prima industrie del cotone sono nate in città come Bologna, Mantova, Milano e Verona.

Anche se siamo in pieno inverno e la temperatura esterna viaggia intorno ai zero gradi, ognuno di noi, in questo momento, indossa qualcosa di cotone. Se non altro le mutande. O i calzini. Nessuno ci fa caso, ovviamente: nella nostra vita il cotone è ormai una presenza scontata. Non solo nell’abbigliamento, l’utilizzo più comune, ma per molte altre cose di cui non siamo nemmeno a conoscenza. Sono in fibra di cotone le banconote che utilizziamo, la carta dei libri e dei giornali che leggiamo (il cotone è cellulosa quasi al 100%), perfino la polvere da sparo, la cordite, è composta al 65% da fulmicotone o nitrocellulosa. La sua scoperta, poi portata a compimento da Alfred Nobel nel 1889, è del 1846, ad opera del chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein che facendo reagire una miscela nitrante da lui inventata col cotone, si accorse che il composto derivato, colpito con un martello, esplodeva e si incendiava subitaneamente. Alla velocità del fulmicotone, appunto.

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Quei delitti che Modena ha dimenticato

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Otto delitti efferati nell’arco di dieci anni, tra l’85 e il 95. Otto ragazze legate agli ambienti della droga e della prostituzione barbaramente uccise da quello che venne chiamato il “mostro di Modena”.  Ma sulle indagini calò subito una fitta nebbia, tra il torpore di una città accusata di indifferenza per la sorte di vittime “considerate di serie b” e i veleni di una Procura rispetto alla quale si parlò di depistaggi e approssimazione nelle inchieste. Che, per un certo periodo, videro coinvolti anche alcuni poliziotti, poi scagionati. A distanza di tanti anni, l’unica verità accertata è che per quelle giovani vite strappate nessun colpevole è stato assicurato alla giustizia. Né, probabilmente, lo sarà mai.

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