18 febbraio [1964] Prima fu una carezza ed un bacino

Fosse ancora vivo, oggi Fabrizio De André compirebbe 78 anni. Era nato a Genova il 18 febbraio 1940. Il suo brano più conosciuto dal grande pubblico è unanimemente considerato “La canzone di Marinella”, pubblicato su 45 giri per la prima volta nella seconda metà del 1964 ma portato al successo da Mina nel 1967. A quanto pare, la canzone fu ispirata a Faber dalla storia di una prostituta (o “mondana” o “peripatetica”, come venivano chiamate allora sui giornali) Maria Boccuzzi anche nota come Mary Pirimpò, assassinata il 28 gennaio 1953 con sei colpi di pistola e gettata nell’Olona, fiume che attraversa Milano e oggi in parte interrato.

Dalla prima pagina de La Nuova Stampa di venerdì 30 gennaio 1953, taglio basso

Nel video, spezzone di un’intervista del 1997 rilasciata a Vincenzo Mollica in occasione dell’uscita della versione del brano in duetto con Mina, De André parla della genesi della canzone. “E’ nato da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte. Sono legato a questa canzone perché, indipendentemente dal suo valore, trovo che ci sia un perfetto equilibrio tra testo e musica, diciamo che sembra quasi una canzone napoletana scritta da un genovese. Nel momento in cui Mina negli Anni Sessanta cantò La canzone di Marinella determinò anche la mia vita. Scrivevo canzoni da sette anni, ma non avevo risultati pratici e quindi avevo quasi deciso di finire gli studi in legge. A truccare le carte è intervenuta lei cantando questo brano; con i proventi Siae decisi di continuare a fare lo scrittore di canzoni e credo sia stato un bene soprattutto per i miei virtuali assistiti. Ci vuole proprio un bel coraggio a cantare con Mina La canzone di Marinella perché la sua voce è un miracolo. Credo che lei sia nata con la musica nel dna, è come se avesse avuto una memoria prenatale della musica. Questo è un fenomeno tipico della genialità: quello di sapere prima di conoscere. Te ne accorgi quando la senti cantare perché le sue evoluzioni vocali, le picchiate, i glissati, i grappoli di note in brevissimi intervalli di tempo, le svisature della melodia sono assolutamente spontanee“. (“Così è nata la canzone di Marinella” di Vincenzo Mollica).

A parte quella a tutti nota, esiste anche una prima versione non solo cruda, ma perfino volgare (pare databile al 1962) di cui, in una successiva intervista [Massimo Poggini, Noi & le donne, “Ciao 2001”, 25 febbraio 1979] De Andrè disse: “È nata in una versione quasi pornografica, molto spinta. Poi una persona che allora mi era particolarmente vicina mi ha fatto capire che quella canzone poteva diventare un grosso successo, quindi ne è venuta fuori una canzone a cui ci si poteva avvicinare tranquillamente, senza il pericolo di offendere la morale o il buon costume”. Di questa “altra” canzone di Marinella, resta traccia nella rara registrazione – che si può ascoltare nel video qui sotto – del primo concerto di De André alla Bussola, il leggendario locale notturno di Sergio Bernardini a Marina di Pietrasanta, il 15 marzo 1975.

Il testo è per il 90% simile alla versione più nota, ad accezione di due strofe, la quinta, completamente stravolta, e la sesta, di cui invece è modificato solo l’ultimo verso

e lui che non ti volle creder morta
bussò tre volte un giorno [“cent’anni ancora”,  nella versione definitiva] alla tua porta

Questa invece il testo integrale della prima versione, come De André lo cantò quella sera del 1975.

1. Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

2. sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla tua porta

3. bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue l’aquilone

4. e c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose le sue mani sui tuoi fianchi

5. prima fu una carezza ed un bacino
poi si passò decisi sul pompino
e sotto la minaccia del rasoio
fosti costretta al biascico e all’ingoio

6. dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò tre volte un giorno alla tua porta

7. questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno , come le rose

8. e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.

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