Le cassiere dell’Esselunga leggono Bukowski

Non ho mai seguito la pagina Facebook di Matteo Bussola. Ma siccome sono “amico” della sua compagna Paola Barbato, che dei due era quella “famosa” come romanziera e soprattutto sceneggiatrice di Dylan Dog, in qualche modo ogni tanto lo vedevo comparire sulla mia bacheca Fb per interposta persona. Perché i post di Paola li leggo quasi sempre anche se non li commento mai. Fa un po’ voyeur, lo so, ma Facebook è così, dai. Comunque, Bussola era lì, sullo sfondo, a fare silenziosamente il “compagno di Paola” e il padre delle loro tre figlie. Sapevo pure che, a parte questo, fa il fumettista per la Bonelli. Roba che però io non leggo, Adam Wild. Non leggo nemmeno Dylan Dog a dire il vero, ma siccome Paola l’ho intervistata ormai un po’ di anni fa quando era venuta a Modena al Bonvi Parken, ho mantenuto un certo legame con lei. Solo io. Lei non sa neanche chi sono, ma Facebook è anche così, dai.

please

Per farla breve, un giorno da un post di Paola apprendo che Bussola detto Matteo Silente ha pubblicato un libro per Einaudi. Si intitola “Notti in bianco, baci a colazione“. “Ma guarda un po’ – penso con ghigno da stronzo – Silente si è svegliato“.

nottinbiancobaciacolazioneLeggo la presentazione. In pratica si tratta di un riadattamento/compilation di post che nel corso del tempo Silente ha pubblicato su Facebook. Argomenti principali: le figlie, il suo essere padre, la coppia e la vita di coppia, Paola e basta, lui e basta. Insomma, la quotidianità di una famiglia, gli imperdibili aforismi che escono dalle sante bocche dei bambini, i piccoli incidenti da supermercato, ecc. ecc. – presumo senza averlo ancora letto – riportati in maniera simpa e leggera.  Un genere che va di moda, forse a partire da Elasti, non so: il web è pieno di pagine Facebook e di blog di gente che racconta più o meno alla stessa maniera – questa – la propria vita, come fosse una eccitante commedia umana invece che una rottura di palle quotidiana. Un genere che a me annoia. A parte il blog “Saperla lunga” del mio amico Giangi (veneto pure lui, come il Bussola), non perché è un amico ma perché è (sarebbe) parecchio bravo. Anche se, invece di aggiornarlo, si perde in cazzate come il lavoro, il teatro, i video cretini del canal di Canal, post off topic, e altre amenità indissolubilmente legate alla sua mente disordinata.

Giusto un assaggio:

Edo a messa
Non era buonissimo ‘sto corpo di Cristo.
Mimmo scartando pacchi
Io credo in Babbo Natale perché voi non vi potete permettere tutti questi regali.
Edo a colazione
Ora sono pieno di sogni ma da grande, forse, mi toccherà fare un lavoro di schifo come il tuo.

Comunque, tornando al libro del Silente, capito il genere, sono propenso a lasciar perdere. Poi, sempre grazie a un post sulla bacheca di Paola, l’inconsapevole deus ex machina del mio improvviso interesse per il Bussola, mi guardo questa video-intervista, “Una giornata con”. Quasi 30 minuti a telecamera praticamente fissa. Il genere di video che normalmente funziona meglio di un Tavor: si dorme dopo 3 minuti 3 di visione. Invece arrivo fino alla fine in scioltezza. Quasi senza accorgermene.

Lo stesso risultato si ottiene leggendo il libro di Matteo. Che non sarà un capolavoro destinato a rimanere negli annali della letteratura, d’accordo, non è “Stoner“, ma è sincero, piacevole, poetico, perfino profondo in certe riflessioni che io, da padre un po’ attempato ormai, non ricordavo più. O forse non ho mai fatto. Insomma, “Notti in bianco, baci a colazione” si legge bene, senza stancarsi nemmeno per un attimo e è quel genere di libro dal quale alla fine “senti di aver ricevuto qualcosa”. O imparato qualcosa. Tipo questa cosa delle cassiere. Ma solo se lavorano all’Esselunga.

La cassiera avrà poco piú di trent’anni. Capelli rossi raccolti con grazia dietro la nuca, pelle bianca lattiginosa. Di cera. Quando i suoi occhi incrociano i miei, non so se sentirmi lusingato o imbarazzato. Forse da qualche parte resistono residui del mio fascino da finto maudit di provincia, penso. Una patina che tre figlie e le notti in bianco e due mutui e pochi soldi non sono ancora riusciti a sbiadire del tutto.
Riempio l’ultimo sacchetto, con il mio ego di quarantenne appagato.
– Tu sei il Bussola, vero? – mi chiede cosí, a bruciapelo.
Sto per infilare il bancomat nella macchinetta. Mi cade.
– Ehm, sí, – dico.
Faccio gli occhi a fessura e la osservo, cercando di rintracciare sul suo viso un indizio qualsiasi.
– Ti leggo su Facebook, – dice d’un colpo.
– Ah, – dico.
– Scrivi molto bene, – dice.
– Grazie, – dico.
Fa una pausa. Prende fiato come stesse per confessarmi un segreto.
– La tua scrittura mi ricorda molto Bukowski.
– Eh. Tu sei un bel po’ troppo gentile. Io comunque, va detto, ormai ho smesso di essere un alcolista.
Sorride. Non sa che le ho appena svelato un pezzo di esistenza che conoscono in pochi. Forse anche per questo non so piú cosa dire. Non sono piú abituato a parlare con la gente e la mia timidezza reclama il suo dazio.
– Scusa, devo proprio scappare, – dico.
Saluto in fretta, prendo i sacchetti ed esco.
Fuori, sta per piovere. Apro l’auto di corsa e mentre sistemo tutto nel bagagliaio mi vengono in mente tre cose, in quest’ordine:
1. La situazione mi ha frastornato al punto che non le ho nemmeno chiesto il nome.
2. Magari scrivessi davvero come il vecchio Charles, ragazza.
3. Alla faccia di tutti i luoghi comuni: le cassiere dell’Esselunga leggono Bukowski.
Per un racconto sarebbe un bellissimo titolo, penso.
Quasi quasi lo scrivo davvero.

PS. Ci sono brani più belli di questo, tipo quello degli “occhi alla Andy Garcia” e dell’enorme caccola pendete dal naso (evidentemente di una comparsa), ma questo mi offriva su un piatto d’argento il titolo del post.

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