12 aprile 1964. Quando mi innamorai di Kathy

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L’album che vedete qui sopra è il primo pubblicato da Paul Simon come solista, dopo quello in coppia con Art Garfunkel, “Wednesday Morning, 3 A.M.” . Contiene alcuni brani leggendari come “The sound of silence”, “I’m a rock, “April come she will” e “Kathy’s song”. E’ stato registrato a Londra tra giugno e luglio del 1965 e pubblicato in agosto.

La sua data di nascita però si può far risalire a un anno prima e, anzi, a una data precisa: il 12 aprile 1964. Quando Paul Simon, non ancora baciato dal grande successo che arriverà solo nella primavera del ’65 grazie a “The sound of silence” ma già piuttosto conosciuto come folk singer, tenta la fortuna in Inghilterra esibendosi nel circuito dei folk club britannici. Il primo dei quali è il “Railway Inn Folk Club” di Brentwood, una cittadina di poco più di 40 mila abitanti, nell’Essex, sud est dell’Inghilterra. E’ una nebbiosa domenica sera e Paul, 23 anni non ancora compiuti, sta per fare un incontro che segnerà quasi due anni della sua vita e almeno quattro album della sua discografia: “The Paul Simon song book” appunto, ma anche i successivi “Sounds of silence” (1966), “Parsley, Sage, Rosemary and Thyme” (1966) e “Bookends” (1968), tutti realizzati con Garfunkel.

Alla cassa del Railway Inn infatti, a vendere i biglietti c’è una ragazzina di 19 anni, Kathy Chitty. Si piacciono, anche se – come riporta la biografia “An american tune” – non si mettono insieme da subito. Ma, lo stesso, nel settembre 1964 Kathy parte con Paul per gli Stati Uniti dove i due fanno un viaggio su un bus della Greyhound partendo da Pittsburgh, in Pennsylvania, verso il Michigan. Cinque giorni in tutto, “to look for America“, in cerca dell’America. Un po’ pochini per trovarla, a ragionarci sopra, ma abbastanza perché i due si innamorino sul serio.

Il racconto nostalgico di quel viaggio è contenuto nel brano “America“, registrato quattro anni dopo, nel febbraio del 1968 e contenuto nell’album “Bookends”, quando Paul e Kathy si sono già lasciati da un pezzo, perché lei – spaventata dall’enorme successo che nel frattempo arride a Simon, e per niente intenzionata a fare la moglie o compagna di una popstar – se ne è tornata definitivamente in Inghilterra, dove farà l’impiegata per il resto della vita.

Prima di “America” però, a lei sono dedicate la celebre “Kathy’s song“, una struggente canzone d’amore pubblicata prima su “The Paul Simon song book” e poi su “Sounds of silence” e “Homeward bound“, contenuta in “Parsley, Sage, Rosemary and Thyme” in cui Simon, di ritorno da Widnes, nel Cheshire – una delle tante tappe del suo giro di concerti dell’anno successivo, il 1965 – esprime tutto il suo desiderio di essere a casa, “dove il mio amore attende silenziosa il mio ritorno“. Di questo bellissimo brano, notevole – più o meno – anche la versione italiana realizzata nel 1967 dal gruppo beat bergamasco I chiodi: “Mai mi fermerò“.

La ragazza che appare sulla copertina di “The Paul Simon song book” è proprio lei, Kathy, seduta con Paul su una “narrow street of cobblestone” di Londra, città che Simon aveva eletto a propria dimora. Da anni e anni Kathleen Mary Chitty vive in un paesello nel Nord del Galles e nonostante molti giornalisti di tutto il mondo abbiano più volte cercato di contattarla per farsi raccontare i dettagli di quegli anni insieme a Paul Simon, “all they have receivedscrive il Dailymailis the sound of silence“.

Se volete conservare intatta tutta la poesia che questa breve ma intensa storia d’amore ha significato per la Paul Simon e la sua musica (e in fondo anche per tutti noi, che quelle canzoni abbiamo amato) fermatevi qui, perché, come scriveva il grande Bardo in uno dei suoi celebri sonetti:

“come potrà reggere il fresco alito d’estate
alla rovinosa stretta dei martellanti giorni,
se rocche invulnerabili non sono tanto solide
né porte d’acciaio salde al rovinar del Tempo?”

Per Shakespeare, l’unica via per impedire che la Bellezza fosse segnata dall’incedere del tempo era quella della poesia, la sola a consentire “che in nero inchiostro l’amor mio splenda sempre luminoso”. Per Simon, sicuramente la musica. Che ancora oggi conserva intatta la sua magia. Perciò – insisto – fermatevi qui, perché nella realtà, cinquant’anni dopo, resta solo tanta nostalgia.

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