6 agosto 1964. Pericoloso il sexy senza virgolette

Visto come è ridotta oggi la lingua italiana, più per l’analfabetismo di ritorno che per l’uso strabordante di anglicismi, fa sorridere questo pezzo della Stampa del 6 agosto 1964. Leo Pestelli, scrittore e “cultore della lingua italiana su posizioni puristiche”, interviene in difesa della lingua di Dante raccomandando “prudenza circa l’adozione del forestierismo“. E’ pur vero – spiega – che ci siamo rimessi” dagli eccessi successivi alla caduta del fascismo, quando “fu una corsa a rioccupare le parole straniere; e le edicole rifiorirono di nuove testate — «Chic», «Flirt», «Cocktail», «Star», «Club», «Séparé», «Derby», «Parade» — significanti l’ebbrezza dell’esotismo ritrovato,” ma sarebbe tuttavia opportuno non abbandonare le “cautele grafiche (corsivo o virgolette) atte a circoscriverle“. Visto che “un tale uso franco dell’esotismo può dare ai meno colti o peggio agli snob, che, già orecchianti per natura, non più richiamati all’attenzione dalle impegnative virgolette, saranno indotti a permettersi nuove licenze ortografiche con parole che non bene conoscono.” Sexy? Meglio «virgolettarlo».

Al suggerimento successivo invece – forse proprio perché sono nato nel 1964 – tengo fede ancora oggi persino io. Cioè quello di evitare l’errore di “di scrivere o pronunciare i plurali: i films, i reporters, gli sports; dove, così incorporati senza nessun rilievo grafico, è chiaro che quei termini si sono come italianizzati e pertanto vanno considerati invariabili: i film, i reporter ecc.”

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In quello stesso giorno, i quotidiani italiani riportano la cronache relative al famoso incidente del golfo del Tonchino, il casus belli utilizzato il giorno dopo, 7 agosto, da Lyndon Johnson per chiedere e ottenere dal Congresso degli Stati Uniti la “Risoluzione del golfo del Tonchino“, che permetteva di compiere azioni militari nell’Asia sudorientale senza dover dichiarare guerra. In pratica, l’inizio della guerra del Vietnam che si concluderà solo undici anni dopo, nell’aprile del 1975, con la caduta di Saigon.

La Stampa e L’Unità riportano i fatti – o almeno le cause che li hanno provocati – in maniera diametralmente opposta, entrambe “fedeli alla linea”: quella filoamericana per la prima, filosovietica per la seconda. Successivamente verrà dimostrato che più vicino alla verità era andato il quotidiano comunista.

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