Il presepe di Raffaele

04
La prima l’ha fatta quando aveva nove anni. Era il 2000. Una riproduzione in scala, realizzata con colla, forbici e cartoncini colorati, della festa dell’Unità di Modena. Quattordici anni dopo Raffaele ha appena finito di smontare la quattordicesima versione della sua personale festa dell’Unità. “La faccio ogni anno, non so perché, non c’è un motivo razionale” spiega. “La faccio e basta”.

di Martino Pinna e Davide Lombardi

È una struttura di 2 metri per 2 metri e mezzo che Raffaele ogni anno cambia e perfeziona. La base è permanente e non la smonta mai del tutto: “Resta in una tavernetta che a casa usiamo poco”. Poi quando arriva l’estate, riprende in mano carta, forbici e colla e si mette a ricostruirla riproducendo gli spazi, i cartelli, le scritte, i ristoranti: un plastico del tutto identico alla festa reale che si svolge ogni anno dal 27 agosto al 22 settembre a Ponte Alto. Una delle più grandi d’Italia.

“Ho iniziato da bambino, mi piaceva molto il mondo della festa. C’era un’atmosfera allegra, colorata. Mi ricordo i colori, i pannelli tematici che contornavano la festa come fosse un fortino, un’area circoscritta. Era come entrare in un’altra realtà. Così ho iniziato a riprodurla in casa, con la carta. Poi è diventata come una tradizione.”

È come fare il presepe?

Ride: “Sì, è come fare il presepe. La monto prima dell’inizio della festa, rimane aperta per tutta la durata della festa e quando arriva l’epifania, il 22 settembre, la smonto e la metto a posto”. Domanda obbligatoria: ma la festa non è sempre uguale? “Più o meno sì, infatti quest’anno mi sono stufato e l’ho fatta un po’ diversa. Ho aggiunto delle strutture che non sono mai state realizzate, per esempio la terrazza sul lago. Mi sono basato sui miei studi sulle feste passate, quelle degli anni 80/90”.

01
Un dettaglio della riproduzione della festa dell’Unità di Modena realizzata da Raffaele Caterino

Quella per Raffaele resta l’epoca d’oro. Lui oggi ha 23 anni (è nato nel 1991), è uno studente e un militante del PD, ma si definisce uno della vecchia guardia. “Un comunista del PCI anni ’80, né prima né dopo”. Non prima perché “era un partito ancora combattuto tra la fedeltà all’Urss, l’antico spirito rivoluzionario, e una società che stava cambiando e che non avrebbe potuto più essere né comunista né rivoluzionaria, e non dopo perché il PCI semplicemente non è più esistito”.

I suoi riferimenti sono Nilde Iotti, Togliatti, Berlinguer ma anche Massimo D’Alema, “che leggo e ascolto sempre volentieri”. Ha amato la Divina Commedia, ma legge soprattutto saggi storici. Ha una grande stima per Pierluigi Bersani e non nasconde la delusione per un partito renzizzato oltre i limiti per lui accettabili: “Per quest’anno ho rinnovato la tessera. L’anno prossimo non so”. Se il partito di Renzi cambia verso a seconda di quello che decide il capo, lui resta fedele alla linea, quella del “PCI anni ’80 appunto, né prima né dopo”.

Negli anni, tra cambi di nome – festa democratica, festa del Pd – la Festa, quella con la effe maiuscola, ha perso un po’ della sua identità. Oggi, diciamo la verità, si va soprattutto per mangiare, bere e magari godersi qualche concerto. Ai tempi d’oro a sentire Berlinguer c’erano 700mila persone. Ora le file più lunghe sono quelle per il panino con la porchetta. E più del liscio vanno i balli latino-americani.

02

Proprio all’evoluzione della festa dell’Unità Raffaele ha dedicato la sua tesi di laurea. Titolo: “Feste dell’Unità a Modena, cambiamenti e tradizioni socio-politiche dal 1983 al 2007”. Anno, guarda caso, in cui è nato il Partito Democratico. La sua tesi s’interrompe lì, quasi a certificare una cesura personale, prima ancora che storica, tra il passato e quel suo sentire da “comunista anni ’80, né prima né dopo” e il presente targato Dem.

“Negli anni ’80 e ’90 le feste erano progettate da un architetto” spiega. “L’impianto era pensato secondo precise indicazioni tematiche variate di anno in anno e doveva declinare nella struttura questo tema, sviscerato in ogni cosa: dalle mostre, dalle presentazioni di libri, dalle iniziative politiche, perfino lo spazio bambini era tutto nell’ottica del tema. Vedevi fisicamente l’idea della festa”.

03
Festa dell’Unità di Modena, Ponte Alto, 1990

Oggi è molto diverso. “Si è perso questa progettualità, si pensa solo alla fruibilità della festa, a discorsi economici, tenere le stesse strutture nello stesso modo senza doverle montare e rimontare”. Per questo motivo da quest’anno ha iniziato a cambiare il suo diorama, virando da un modello di rappresentazione fedele all’originale a uno a metà tra il sogno e il ricordo, riproducendo sensazioni e ricordi dell’infanzia, alla ricerca del tempo perduto: “Negli archivi ho trovato le fotografie delle feste che ricordavo da bambino, quelle degli anni ’90. A colpirmi erano soprattutto le grandi scenografie”.

Non potendo realizzarle nella realtà, Raffaele ha cominciato a realizzarle nel suo plastico. “Guardando le foto ho scoperto che le cose non erano così grandi come le ricordavo… Ma c’erano questi grandi pannelli, un grande sole, una quercia gigantesca di cui io al tempo non sapevo il significato, ma mi piaceva”.

Raffaele con la sua compagna Francesca
Raffaele con la sua compagna Francesca

Le sue ricerche però non si limitano ad archivi e biblioteche. Porta avanti anche quella che in campo antropologico si chiamerebbe ricerca sul campo: è sempre presente alla festa, sia prima, durante l’allestimento – la sua parte preferita – sia dopo, cercando di essere presente tutte le sere con la sua compagna di vita Francesca. Insieme passeggiano, mangiano, parlano con gli amici, comprano libri, vivono l’atmosfera che amano e che aspettano tutto l’anno.

Ma la realtà nel frattempo prende un’altra direzione.

Quella che ha preso il partito forse a Raffaele piacerà sempre meno, e chissà se l’anno prossimo rinnoverà la tessera. Ma la festa, quella continuerà ad esistere e lui continuerà ad amarla. E se il mondo reale, quello dove Renzi è il nuovo che avanza e Bersani è minoranza, non c’è proprio modo di cambiarlo, lui può continuare a perfezionare l’altra realtà. Quel fortino di carta modello dei suoi ricordi d’infanzia, che forse diventerà sempre più personale e sempre meno fedele all’originale, fino ad arrivare alla perfezione del ricordo: quei favolosi anni 80 che ha mancato solo per qualche anno. Perché non c’è ricordo più intenso di quello che non si è mai vissuto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...