A muso duro

Su Note Modenesi, il mio servizio realizzato a quattro mani con Martino Pinna e accompagnato dalle foto di Antonio Tomeo, sull’Accademia pugilistica modenese.

C’è chi ha la faccia da sbarbatello letteralmente appena uscito da scuola e dà pugni come un duro. C’è invece chi ha la faccia da duro ma non se la sente di colpire gli altri sul ring e allora si accontenta del sacco. Alcuni lo fanno solo per tenersi in forma. Altri perché vogliono diventare dei campioni. Quasi tutti lo fanno per sfogarsi.

Noi profani, ammettiamo l’ignoranza, eravamo fermi a gente come Muhammad Ali (che ancora è un modello per tutti) o Toro Scatenato. E poi? Mike Tyson, certo, ma soprattutto perché ha riempito paginate di giornali per le sue imprese fuori dal ring. Ma le star del pugilato contemporaneo, quelle a cui si ispirano i giovani pugili del’Accademia Pugilistica Modenese, hanno nomi esotici e accattivanti come Floyd Mayweather o Manny Pacquiao. Sono le loro imprese, oggi, ad avvicinare i ragazzi al ring. In città i giovani pugili sono più di quello che ti potresti aspettare: ragazzi e – a sorpresa ma neanche tanto – anche molte ragazze: Million dollar babies…

A scorrere i nomi sulla pagina degli agonisti del sito dell’Accademia incroci nomi come Jean Marc Yao Assouman, Mohamed Yasser Rochdi, Xhulio Marleci. Scontata la risposta: quelli disposti a fare botte sono solo i cosiddetti “nuovi italiani”. E invece no, non è così. Perché dei nove pugili che praticano lo sport a livello agonistico nell’Accademia, cinque sono italiani d’antica data.

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