Non di solo pane

L’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, mi ha tolto l’unico piacere della mia vita da pendolare. Da lunedì scorso, il mio treno preferito, è sparito da orari e binari. Cancellato. Sette/otto vagoni di pura ferraglia targata Trenitalia improvvisamente ridotti a una curva nella memoria. La mia.

Il regionale delle 16.33 da Bologna a Carpi, all’arrivo in stazione proveniente da Milano, vomitava sul binario la solita quantità multiforme di carne umana destinata a stipare all’inverosimile qualsiasi treno per pendolari che si rispetti. Ma una volta fluita la fiumana, passata per i vagoni la squadra di pulizie per raccogliere i resti biologici e plastici dell’orda assiepata da Milano fin nel cuore dell’Emilia, ecco il miracolo della verginità ritrovata: quei vecchi vagoni che si presentano vuoti e intonsi ad accogliermi e pronti ripartire per la nuova destinazione. Un’accoglienza da re, non dico proprio solo per me, ma certo me e giusto qualche altro nomade triste del Terzo millennio. Uno spreco insomma: un intero treno per pochi intimi. Del resto, difficile immaginare frotte di persone prender d’assalto un regionale per Carpi. Giusto qualche modenese. Come me.

Sul regionale delle 16.33, è successo più d’una volta di avere un intero vagone tutto mio. Una goduria. Non che cambiasse chissà che. Ma insomma, un po’ come il piacere di stare in spiaggia stravaccato con l’ombrellone più vicino a non meno di 50 metri. Un attimo fuggente che ho provato solo in Sardegna, i primi di giugno di qualche anno fa.

Sul regionale delle 16.33, mi sono pure concesso anche qualche sano momento di riposo del Pendolare stanco: quelle dormicchiatine fugaci sballonzolati e sbattacchiati dalla ferraglia Trenitalia sbuffante. Quei momenti dove ti assopisci e ti svegli e ti assopisci ancora, con la testa che fa su e giù in concomitanza di uno scambio o di un leggero dosso del binario. Sicuramente russi. Ma tanto nessuno ti sente. Sicuramente hai la bocca semiaperta a pigliar mosche. Ma tanto nessuno ti vede. Forse scende pure quel filino di bava agli angoli della bocca. Ma tanto non ci sono gli studentelli rompipalle pronti a sghignazzarti in faccia pieni di boria, sicuri che loro, loro no, la tua fine da [compagno di scuola, ti sei salvato, o sei entrato in banca (arrivandoci col treno) pure tu?] non la faranno mai. Si considerano pendolari occasionali, mica gente ormai piegatasi al torpore della vittima. Bello infine, svegliarsi a casa, a Modena, senza quasi essersi accorti di aver pendolarizzato anche oggi. O con la sensazione di averlo fatto per finta, occasionalmente, come fossi ancora solo un compagno di scuola.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

C’è poco altro da aggiungere: questi primi sei mesi sono andati così. A febbraio c’è stata l’emergenza neve (ah, quanti rimpianti per quella sciocchezzuola), dal 20 maggio ci godiamo il terremoto e – suppergiù – le sue cento scosse al giorno. Questo è solo la parte local naturalmente: sullo sfondo ci fa compagnia salendo o scendendo a seconda dei giorni, come lo spread, il tormentone della crisi con i suoi scenari da incubo al cui confronto la Grande Depressione del ’29 sembrerà al massimo un bel film di Frank Capra dall’inevitabile happy ending.

Per finire, sempre ieri il solito Moretti, oltre ad avermi tolto già da oggi il mio regionale delle 16.33 – ha fatto sapere che dal 2013 noi pendolari potremmo restare tutti a terra.

Poco male, visto che tanto un servizio che dovrebbe essere primario come il pane, fa schifo.
Mangeremo brioches.

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5 pensieri su “Non di solo pane

  1. ah ma che bel post. ero preoccupato perchè non scrivevi. quella sensazione meravigliosa di viaggiare in treno da solo la provo spesso la domenica quando ritorno da cagliari.a volte ho viaggiato davvero da solo, o con qualche persona a 2 o 3 vagoni di distanza. arriva il controllore e ti dice “ah! non pensavo ci fosse gente anche qui!”. e poi ritorni a dormicchiare, leggere, a volte perfino passeggiare nel vagone (per non stare sempre seduto)

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  2. Mp, tu puoi fare cose che non umani non possiamo nemmeno immaginarci. Puoi prendere il Cagliari-Arbatax, almeno una volta all'anno, e piangere di gioia pensando che certe meraviglie sono solo tue.
    Il nostro Dalomb, con la sua vita inquieta e poetica nel cuor della pianura padana, prima o poi prenderà il Carpi-Modena in modo diverso: disteso sui binari.
    Oppure diventerà velista.

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  3. Stamattina Moretti avrà sicuramente sul suo tavolo insieme al resto della rassegna stampa anche questo mio post.
    Sono sicuro che ci ripenserà e mi metterà ancora a disposizione il mio treno preferito. Così le pecore elettriche sognano di mutare il corso dei pensieri dell'androide.

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