Piastrella hard-boiled

La scorsa settimana in Fiera a Bologna si è tenuto il Cersaie (Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno). Un evento mondiale perché da queste parti c’è uno dei più importanti poli della ceramica del pianeta.

Per me, esclusivamente una rottura di palle indicibile.
Treni da Modena a Bologna stracolmi di neo-viaggiatori (noi pendolari impiegatizi e abitudinari non amiamo le facce nuove, né tantomeno i vagoni più pieni del solito) diretti in Fiera in giacca e cravatta (quasi tutti buyer nero/grigio vestiti) e autobus bolognesi ancora peggio: effetti tipo Tokyo-Metro-Decadence. Tanto da costringermi ad andare a piedi.

 Insomma, una settimana da evitare come la peste, in attesa della replica a cui mi costringerà il MotorShow a dicembre.

Tutto qui, tutto quel che ho da dire su questa faccenda del Cersaie?
Per niente.

Anzi, scemo io a non aver capito che le mie quisquilie da pendolare, o l’atteggiamento snob di chi si disinteressa completamente alle piastrelle del cesso (aka arredobagno) mi hanno completamente sviato dalla vera essenza dell’esposizione, che è roba da interessare Ken Follet o qualche epigono di Ian Fleming (quello di James Bond).

Come racconta Repubblica Bologna, ieri mattina “in borghese, cercando di essere i più discreti possibile per non allarmare buyer e visitatori, i finanzieri del II° gruppo di Bologna si sono presentati al Salone internazionale della ceramica (…) e sono andati a colpo sicuro, pilotati da una segnalazione girata da Confindustria ceramica. Hanno ispezionato lo stand di una società straniera, una joint venture cinese-spagnola, e hanno fatto centro. I campioni esposti nel pannello ‘incriminato’ erano perfettamente uguali ai modelli di un produttore italiano, coperti da marchio brevettato e registrato”.

Tutto qui? Troppo poco per scomodare Follet e Fleming? Non proprio.

Continua infatti il pezzo di Lorenza Pleuteri: “Altri finanzieri, per l’intera durata del Cersaie, hanno monitorato e documentato quanto è successo al ‘contro-salone’ Made in China allestito in parallelo in un albergo a duecento metri dalla Fiera e in altri hotel della zona. Cinesi gli espositori. Cinesi, turchi e pakistani i clienti. Simili i prodotti in mostra. E le lamentele non sono mancate, così come le azioni di spionaggio e controspionaggio, le delazioni, le soffiate”.

Roba tosta insomma.
E fortuna che come genere restiamo alla spy-story, niente mazzate a colpi di piastrella tra buyer.
Eventualità che avrebbe fatalmente fatto virare una tranquilla settimana Arredobagno in una vera storiaccia hard-boiled.

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