Quella volta che l’haka arrivò a Cassino

Quella mattina di pioggia i guerrieri maori si sono disposti in semicerchio, secondo la tradizione. Hanno cominciato a gonfiare le guance come rospi, a strabuzzare gli occhi. A sbuffare, emettendo dei gemiti inquietanti. A contorcere il viso in un delirio di espressioni indemoniate, mostrando la lingua ed entrando in una sorta di trance. E tutto è cominciato.

 Un urlo: «Ka mate, ka ora» («è la morte, è la vita»). All’unisono si sono battuti il petto, hanno piegato le gambe e picchiato i piedi per terra, stretto i pugni, contratto i muscoli. Hanno alzato le braccia verso il cielo, invocando i loro idoli prima di un’altra battaglia. Era la haka, la danza di guerra resa celebre in tutto il mondo dagli All Blacks, i giocatori di rugby neozelandesi.

 Era la prima volta che veniva eseguita in Italia. Ed era la primavera del 1944. Terminato il rito, i guerrieri hanno imbracciato i fucili con le baionette e risalito il colle, sulle macerie di Cassino. Incuranti delle cannonate dei tank della Decima armata tedesca.

Sulla Domenica di Repubblica di oggi una storia che mi ha affascinato (qui tutto l’articolo), quella dei 3600 uomini del Battaglione Maori impegnato, dal 1940 al 1946, su diversi fronti del secondo conflitto mondiale. Italia compresa. E chissà se qualcuno di loro riposa nel cimitero di Bolsena.

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