Cose di parole

Il primo round della mia lotta con l’India si svolse sul terreno linguistico. Capivo che ogni mondo aveva il proprio segreto e che la sola chiave per accedervi era la lingua. Senza di essa, il mondo che si voleva conoscere rimaneva impenetrabile anche a restarci per anni.

Inoltre mi ero reso conto di un nesso tra i nomi e le cose: una volta rientrato in albergo mi accorgevo che in città avevo notato solo ciò di cui conoscevo già il nome. Per esempio, mi ricordavo di un’acacia vista per strada, ma non dell’albero che le stava accanto, che non sapevo come si chiamasse.

Avevo capito, insomma, che quante più parole avessi conosciuto, tanto più ricco, pieno e variegato mi sarebbe apparso il mondo in cui mi trovavo.

Ryszard Kapuściński –  In viaggio con Erodoto (Feltrinelli)
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