Nostos – homecoming

Viaggiavo in automobile quando vidi in lontananza qualcosa che sembrava un cappello da indio posato sulla sabbia.
Mi fermai e mi avvicinai a piedi.
Nascosto sotto il cappello stava seduto un indio, dentro una cunetta scavata nella sabbia per proteggersi dal vento. Davanti a sé aveva un grammofono di legno dalla tromba contorta e scrostata.
Il vecchio girava in continuazione la manovella (evidentemente il grammofono aveva la molla rotta) e ascoltava un disco (aveva solo quello) così consumato che non si vedevano più i solchi.
Dalla tromba uscivano in un fruscio roco, interrotto da frequenti crepitii, i frammenti di una canzone latinoamericana: Rio Manzanares dejame pasar [Rio Manzanares lasciami passare/andare].
Benché l’avessi salutato e gli fossi rimasto accanto a lungo, il vecchio non mi prestava la minima attenzione.
“Padre,” gli dissi infine, “qui non c’è nessun fiume”.
“Figlio” rispose dopo un po’, “il fiume sono io e non riesco a oltrepassarmi”.
Non disse altro, continuò solo a girare la manovella e ad ascoltare il disco.

Ryszard Kapuściński –  La prima guerra del football e altre guerre di poveri (Feltrinelli)

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