Quel pezzetto d’Emilia secessionista ante litteram

“Chissà in quanti se la ricordano la storia dell’Isola delle Rose, vicenda che si assesta ai confini della realtà – come recita il sottotitolo della rassegna documentaristica che la ospita – quanto basta da essere stata inserita in “Estate doc”, ciclo di documentari calato in quel di Carpi, provincia di Modena. A riproporla il 28 luglio (presso il “Coccobello – Spazio Giovani Mac’è!” a partire dalle 21.30) è il lavoro di due registi – Stefano Bisulli e Roberto Naccari – che nel 2009 firmano “Insulo de la Rozoj. La libertà fa paura”. E la storia che raccontano potrebbe sembrare fantapolitica, per quanto sia tutto vero: nel 1968, in un’Italia che il 1 marzo era balzata a pie’ pari nella contestazione con gli scontri romani di Valle Giulia, c’è chi saluta la nazione e decide di farsene una propria.

Accade al largo delle coste di Rimini, a 11 chilometri e 500 metri dalla battigia per la precisione, abbastanza lontano da non avere fastidi da parte di qualche Stato sovrano di più lunga tradizione, in primis l’Italia. Sulla quale peserebbe, fa intendere il protagonista di questa storia, la “poco lusinghiera” non belligeranza a fianco del fronte antinazista. Perché l’ingegnere Giorgio Rosa, il suddetto protagonista, classe 1925 e un arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio di Cassabile e la nascita della Repubblica di Salò il 23 settembre 1943, culla il sogno di abbandonare il tricolore.

E arriva a sfiorare l’obiettivo il 1 maggio 1968, quando ha luogo la cerimonia di costituzione della neonata Isola delle Rose, Stato indipendente (almeno nelle intenzioni) festeggiato sulla piattaforma di recentissima costituzione da sei professionisti e dalle rispettive famiglie, riuniti all’ora di pranzo intorno a una tavola imbandita stile banchetto nuziale. Tutti ignari che in brevissimo tempo quell’oasi in mare aperto si sarebbe inabissata a forza di esplosivo”.

Leggi tutto l’articolo su Il Fatto Quotidiano.

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