Di censure e caste, scopiazzature e colle, e di altri incidenti

Che il “filosofo” pop per eccellenza, Umberto Galimberti, fosse uno strepitoso affabulatore e un ottimo aggregatore di idee altrui, ma decisamente più scarso dal punto di vista teoretico, noi vecchi studenti di filosofia a Venezia lo sappiamo da sempre.
Sto parlando dei primi anni ’80 quando l’allievo di Emanuele Severino (lui sì, un grandissimo metafisico!) era già nel pieno della carriera accademica ma appena agli inizi di quello che poi sarebbe divenuto uno sfolgorante shining mediatico.

Negli anni, soprattutto sulle pagine di quotidiani e giornali destinati alla sinistra colta (mica quella che va a ballare il liscio alle ex feste dell’Unità), il Nostro ha disquisito su tutto distribuendo perle di saggezza come fosse pop-corn.
Buon per lui e, al solito, per tutte le anime belle che da simili letture hanno tratto un qualche giovamento.

Due anni fa viene fuori su Il Giornale la storia del copia/incolla, vizietto un po’ troppo pronunciato del Professore. Un’abitudine di cui si sussurrava a bassa voce tra le malelingue studentesche già negli anni ’80 senza che ovviamente nessuno si sbattesse a fare delle verifiche.

Non voglio ripercorrere qui le polemiche che sono succedute (anche) alla pubblicazione di un libro sull’Affaire Galimberti (qui l’introduzione in pdf): mi basta il patetico mea culpa del Professore che seguì allo scoop del Giornale.

Chi fosse interessato a saperne di più, cerchi con Google, anche se rimango stupito nel leggere che qualcuno riesce a fare di un tristissimo caso di plagi – a quanto pare reiterati – una questione di destra/sinistra (che c’entra Galimberti col “Metodo Boffo”?), per cui che ci sarebbe “di male se Galimberti usa parole di altri per documentare e argomentare le proprie tesi?“.
Amico, c’è di male che se comincio a far passare per miei (che è diverso dal “citare”) su questo blog pensosi e profondi articoli di Stiglitz, tanto per dirne uno, e magari ci faccio anche un po’ di soldi cominciando a pubblicare qua e là, io personalmente non mi sentirei particolarmente orgoglioso.

Ciò detto, quel che mi interessa qui rilevare è che a distanza di oltre due anni dai primi fuochi, ieri è arrivato il richiamo ufficiale dell’Università di Ca’ Foscari che invita Galimberti ad “attenersi sempre all’uso degli standard nazionali e internazionali per la doverosa citazione delle fonti“. Bontà loro.

Ma chissà cosa ne pensano della timida censuretta dei colleghi al Professore i due studenti sospesi pochi giorni fa dall’ateneo veneziano perché, grazie al software antiplagio dell’Università, si è scoperto che le loro tesi erano copiate in gran parte dal web.

Censura, che così commenta ancora Il Giornale: “E se a qualcuno (…) venisse in mente di dire che «la montagna ha partorito il topolino» conviene che si fermi subito. Per gli standard dell’università italiana che un professore riceva un richiamo formale è qualcosa di eccezionale”.

Appunto.

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