Meritocrazia sconosciuta in Italia? Colpa del 68

L’avesse dichiarato in un’altra epoca, forse ci avrei almeno ragionato sopra.
Ma oggi, in piena età dell’oro della repubblica del bunga bunga, fa un po’ ridere.
Anzi, non solo un po’: molto.

Mi riferisco all’intervista rilasciata dalla ministra della Gioventù Giorgia Meloni a Libero, dove l’ex An disquisisce sulle ragioni per cui in Italia “meritocrazia” sia praticamente sinonimo di “questa sconosciuta”.

Alla domanda “Già, ma la questione del merito? Si dice: i giovani oggi rischiano di pensare che si vada avanti solo grazie a spintarelle…” così ha risposto la Ministra: “Ma non è vero per niente! Anche in politica è pieno di gente che merita. Se mi guardo intorno vedo persone che hanno fatto anni di gavetta. E poi, comunque, smettiamo di generalizzare. Creiamo una percezione sbagliata, se continuiamo a dire che non vai da nessuna parte se non sei un bullo o una velina. La realtà è un’altra. C’è anche questo, ma non solo questo. Stop ai sensazionalismi da titolo di giornale. L’Italia non è un Paese agonizzante e se il merito stenta ad affermarsi è perché siamo figli di una cultura sessantottina, per la quale il merito è nemico dell’uguaglianza. Ne è presupposto, invece, e su questo stiamo lavorando“.

Già, ci stiamo lavorando. Rigorosamente senza spintarelle.

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