Il mondo è ancora magico. Online

Mi piace sempre di più Il Post, il quotidiano solo su Internet diretto da Luca Sofri. Tra i tentativi più recenti di ritagliarsi uno spazio tra la (già intasata) informazione online (ad esempio Linkiesta o Lettera43), è di gran lunga quello che si posiziona meglio e in maniera più credibile nel terreno specifico del web che riesce a sfruttare utilizzandone al meglio molte specificità.

Oggi ho visto (più che letto) con immenso piacere, questo articolo:

Human Planet è una serie di documentari realizzata dalla BBC per raccontare il rapporto tra la nostra specie e gli habitat che abbiamo popolato nel corso dei millenni e della nostra evoluzione. Per circa due anni, le troupe della BBC hanno raccolto e filmato 70 storie emblematiche del nostro rapporto con il mondo in 40 diversi paesi. La bellezza di questi documentari non è data solamente dalle storie molto interessanti scelte dagli autori del programma, ma anche dalla qualità delle immagini e dalle scene strabilianti filmate in presa diretta, spesso in condizioni molto difficili: in cima a un albero secolare, nel bel mezzo di un lago di fango o nelle acque gelide dell’Artico.

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9 pensieri su “Il mondo è ancora magico. Online

  1. Questa volta non sono d'accordo mp. Del Post mi piace l'utilizzo intelligente (proprio) della rassegna stampa che tende – nel casino generale di 300 articoli online – a fare il punto e utilizzare al meglio questo strumento.
    Mi piacciono le proposte originali (un po' mericane, d'accordo, ma che male c'è?) di immagini e video che si differenziano dagli altri giornali online che ripropongono le stesse cose a distanza di poche ore uno dall'altro (si chiama “concorrenza”, per loro). Mi piacciono le opinioni spesso originali senza per forza voler fare i Massimo Fini. E altre cose che non ti elenco per non fare un romanzo di un commento.
    Cmq, in definitiva, a me incuriosisce spesso. Mi piace. Una sorpresa, considerato che Sofri e il suo club di (pochi) “fighi del web” non l'ho mai sopportato. Però se per me una cosa funziona, funziona e basta. Sofri o non Sofri.

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  2. mp

    boh, troppo spazio a apple, ipad, super bowl, tv e in generale a qualsiasi notizia provenga dagli stati uniti. ma poi manca il giornalismo. mancano gli articoli inediti, alzare il culo dalla sedia e raccontare il mondo, insomma. resta una rassegna stampa che, per quanto fatta bene, è comunque una rassegna stampa e quindi non mi può certo entusiasmare.

    quello che manca nel web, mi pare, è appunto qualcuno che alzi il culo dalla sedia e racconti delle cose che non trovo sui giornali cartacei, reportage, inchieste, racconti (e basta con queste “infografiche”:, hanno rotto). un po' com'era il fatto quotidiano prima di diventare cartaceo (anche se non mi piaceva, però almeno era roba genuina, non “abbiamo letto sul ny times che…”).

    insomma immagina gli articoli che pubblica internazionale, però scritti in italia e messi nel web. o come poteva essere diario, o avvenimenti ancora prima…

    (ciao, il mio nome è utopia)

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  3. Beh, impossibile non condividere quel che dici. Ma hai idea quel che costa quel che tu vorresti(rispetto a quello che è il giornalismo di oggi?). Nel mio piccolo, l'inchiesta di Occupiamo l'Emilia, non ha avuto enormi costi come spese vive (sui 1500 euro). Ma solo perché non includo il costo del lavoro (3 mesi x 3 persone come giornalisti, più – occasionalmente – 3 cameramen). Fai i conti e vedi quel che viene fuori. Un'inchiesta giornalistica su carta probabilmente costa meno, ma non moltissimo di meno. Quindi nessuno, o pochissimi, fanno ormai 'ste cose. Anche se, c'è da dire, non è solo questione di costi. Ma anche di cultura giornalistica: il nostro Paese , anche da questo punto di vista, fa abbastanza cagare.
    Ciò detto, ribadisco che il Post, con tutti i limiti che giustamente anche tu segnali, lo leggo volentieri. Altre cose molto meno.

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  4. mp

    sì, me ne rendo conto, infatti ho concluso l'intervento con “ciao, il mio nome è utopia” 🙂

    è che nel web magari non è difficile coprire le spese, ma è difficilissimo guadagnarci (infatti anche ilpost vedo che insiste sulle gallerie di foto e altre frivolezze che tirano, oltre agli ormai classici articoli su apple/ipod/jobs).

    ma il fatto è che a me non piace tanto nemmeno come rassegna stampa. ma considerarlo addirittura giornalismo, questo no.

    io non ho ancora trovato un sito italiano che consista in persone in gamba che escono di casa, trovano storie originali e interessanti e poi le raccontano su internet.

    però magari c'è e io non lo conosco.

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  5. Le gallerie fotografiche saranno anche di moda ma non le trovo affatto frivole. Spesso quelle del Post mi piacciono. Invece del trucchetto Jobs/Ipad/IPhone/IStocaz non m'impippa nulla.

    Quel che vorresti tu (e in tanti altri oltre a te), ora come ora, lo trovo semplicemente impossibile.

    Penso che del buon giornalismo “aggregativo”, con poche risorse ma tanta capacità e voglia di pescare “bene” da quell'universo non più solo parallelo ma ormai pienamente intersecato con quella che una volta si chiamava “realtà”, sia una prospettiva molto più credibile (in fondo, è quel che fa Internazionale su carta).

    Chiaro che mi rendo conto di tutti i limiti di una simile impostazione, ma questo – al più – passa il convento. (Almeno) questo bisognerebbe cercare di far bene.

    Per inciso, Il Fatto quotidiano, su carta e sul web, è un tipo di giornale e di giornalismo che mi irrita solo a guardarne la grafica. Gente che mi fa venire subito in mente Brecht (Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati). Ecco, loro, Il Fatto e similia, sono quelli che occupano “tutti gli altri posti”.

    Il Post – con tutte le differenze del caso – non ha affatto questo atteggiamento. Per dire…

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  6. mp

    ma a proposito di serie americane e giornalismo… non so se hai mai visto “the wire”, oggi ne parlano perfino su repubblica (con qualche anno di ritardo). comunque è spettacolare. ogni puntata è una lezione su come si racconta il mondo. l'autore, david simon, era un giornalista, e infatti la quinta e ultima serie di the wire è ambientata proprio nel mondo dei giornali. un maestro.

    http://en.wikipedia.org/wiki/David_Simon

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