La sinistra e il complesso dei migliori

La campagna acquisti del Milan di questo e la lettura di questo articolo sul nuovo colpo di marketing politico del berlusca, mi hanno fatto tornare in mente un mio pezzo scritto per VicenzaAbc qualche anno fa.
Ecchilo:

“Metti ‘sti cazzi di migranti davanti”
Luca Casarini, beccato da Striscia la notizia, mentre si rivolge ai propri compagni durante una manifestazione

“Voila les abruties”, ecco qua gli abbrutiti, dicevano le mie zie e nonne, con feroce ilarità di classe, indicando, dal loro bel terrazzo di montagna, le piccole avanguardie di turisti del week-end che allestivano al bordo della strada, a portata di utilitaria, i loro indiscreti picnic. Così inizia un memorabile articolo (“E il popolo in vacanza occupò il panorama”) in cui Michele Serra, da uno spunto apparentemente ameno come la villeggiatura (ma, a proposito di linguaggi, chi la chiama ancora così?), prova a fare i conti con il problema – tutto di sinistra – di conciliare la propria idea di massa con la massa, quella vera. Quella fatta di impiegati e fruttivendoli, operai e panettieri che l’utopia socialista (e comunista) sognava di far ascendere alla ribalta della storia. Sogno realizzato. O quasi. Che, per elevare le masse, ben più dell’Utopia ha potuto il Mercato.

Al punto che oggi, a far da metro alla quantità di palcoscenico conquistato, più che i diritti acquisiti da anni di battaglie sociali, è il numero di auto, telefonini e televisori pro capite. Non a caso sgranati come un rosario scaccia streghe da Silvio Berlusconi, uno che per altro alle masse sa parlare non per finta (chi altro sarebbe riuscito a risultare credibile, stravincendo un’elezione, con argomenti quali ‘meno tasse per tutti’?). Guai a dirlo che fa brutto, ma certi numeri letti all’incontrario sembrano il segno della invincibile resa della sinistra. L’equazione di una sconfitta. Tradotto: nonostante il benessere diffuso, il popolo un tantinello bue lo resta sempre. Tanto più che nemmeno uno dei più grandi successi dell’Utopia, l’università per tutti che doveva regalare al popolo le rose visto che al pane aveva già provveduto il boom economico degli anni ’50 e ’60, proprio proprio di massa non è più. O lo è sempre meno. Così come il posto sicuro, la sanità o la legge uguale per tutti.

Adesso, tramontato il Sogno, riluce la verità ineffabile che abita l’intimo di ogni vero ‘sinistro’: il popolo in quanto tale è pressoché insopportabile. Il popolo che in questi giorni si ammassa all’Ikea di Padova, mobilificio for the masses per eccellenza (una spruzzata di ‘stile’ a prezzi relativamente bassi), il popolo che a milionate si incolla davanti alla tv-spazzatura del ‘grande fratello’, il popolo che ad agosto la partenza intelligente non se la sogna manco di notte, il popolo che chiagne e fotte, come si dice a Napoli (ma vale anche a Vicenza), beh quello, è lontano anni luce dal composto aplomb assunto dalla variante ‘moderna, europea e riformista’ della sinistra che pure si professa ‘di governo’. Ma anche – e la banana su cui è scivolato Luca Casarini è lì a dimostrarlo – dai vari parolai rossi che pure al Popolo fingono di rivolgersi ancora con la maiuscola. E’ vero, la sinistra è antipatica. Soprattutto al popolo. E perciò fatica a vincere o, in qualche caso, non vince mai. Ma il sentimento – ed è la sostanza della questione – è del tutto reciproco. Come l’incomprensione.

Perché si fatica a capire come l’operaio e pure l’impiegato, nonostante oltre un secolo di Dottrina, la sera a casa invece che sottolineare puntigliosamente l’ultimo saggio di Joseph Stiglitz sulla globalizzazione, preferiscano svaccarsi in poltrona davanti la De Filippi. Perché, dovendo scegliere tra un Paolo e l’altro, antepongano Maldini a Flores d’Arcais. O una chiappa della Ferilli a un dibattito con Livia Turco. Inspiegabile. A meno che non si ripeschi dal cilindro un vecchissimo slogan: ricordate? Socialismo o barbarie! E visto che del primo s’è persa ogni traccia, logica vuole che a prevalere sia stata la seconda. Oppure – dannazione, chi l’avrebbe mai detto? – il potere operaio è proprio questo qui.

Davide Lombardi – VicenzaAbc n. 113 del 7 ottobre 2005

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