Contro i respingimenti

Certe volte davvero non ci si può esimere dal parlar chiaro.

E ciò che oggi va detto a chiare lettere è che la politica dei respingimenti è criminale. E chi la sostiene, anche solo evitando di contrastarla, ne è complice.

Ad arrivare con i gommoni e le bagnarole del mare attraverso allucinanti viaggi della speranza non sono boss ed affiliati alle varie cosche criminali (nigeriane, albanesi e altre) ormai di stanza nel nostro Paese.
Quelli probabilmente arrivano in treno o in aereo.
O magari in Mercedes. Con comodo.

No, ad affrontare viaggi che spesso durano anni sono gli ultimi degli ultimi della terra. Tanto per capirci, quelli che pagano sempre il conto per tutti.

Lo dicono le cifre: in Italia in clandestini sono stimati tra i 500 e i 750 mila. I migranti arrivati sul nostro territorio nel 2008 attraverso il mare sono stati circa 37.000. Dunque meno del 10 per cento anche a tener conto delle cifre per difetto. La stragrande maggioranza arriva in Italia con un regolare permesso di soggiorno e, una volta scaduto, rimane qui nella clandestinità.

Si dirà: da qualche parte bisogna pur cominciare per arginare il fenomeno.
Beh, allora si è cominciato dalla parte sbagliata.
E soprattutto nei modi sbagliati.
In modi che, appunto, ricordano da vicino le barbarie naziste.

Naturalmente, in maniera pilatesca. Senza mostrare. Senza vedere.

Respingere questi disperati verso le coste libiche senza nemmeno aver accertato la loro effettiva situazione, significa consegnarli in mano agli scherani di un dittatore crudele (ora “amico” dell’Italia…) che si incarica per noi di fare il lavoro sporco.

Significa consegnarli alla prigionia, allo stupro sistematico, alla violenza e alla morte, come raccontano molte testimonianze alle quali non c’è ragione per non prestar fede.

Ha dichiarato Maroni: “L’accordo con la Libia funziona. Continueremo in questa direzione per garantire l’Italia e l’Unione europea e per garantire agli immigrati la loro sicurezza“.

Le politiche di Maroni e del suo partito, appoggiate da Berlusconi che “non vuole un’Italia multietnica” (salvo dichiarare tranquillamente il contrario in un’intervista per una tv tunisina), più che affrontare il problema alla radice, hanno evidenti obiettivi di politica interna: dare in pasto al popolo bocconi di “voglia di sicurezza”.

Così acquisisce consensi il partito del “fare”.
Sulla pelle della gente mandata a morire per mare o in qualche lager libico.

No. Essere complici di questo scandalo non si può.
Proprio no.

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