La farfalla che voleva fermare il tempo – intervista

Questa è l’intervista integrale di una fotografa che amo molto: Borbuletachiara.
Per chi volesse approfondire alcuni dei suoi lavori, ho scritto un articolo che porta questo stesso titolo: “La farfalla che voleva fermare il tempo“. Ma naturalmente, più di ogni altra cosa, consiglio di guardare l’album di Chiara.

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Ciao Chiara, mi racconti un po’ di te?

Ho ventotto anni, vivo in una città che adoro, faccio un lavoro che non amo ed intanto continuo a studiare sperando di arrivare un giorno a fare ciò che invece vorrei: insegnare.
Ho un carattere malinconico (e questo si vede dalle mie foto) e mi piace la gente che parla poco (perchè di solito quando lo fa dice cose intelligenti). Quello che mi spaventa di più è la mediocrità e l’incapacità di comunicare. Mi piace camminare scalza, andare al cinema di pomeriggio nelle sale poco affollate dei piccoli cinema, viaggiare (soprattutto in treno guardando fuori dal finestrino), lasciarmi rapire da un libro, osservare le mani degli sconosciuti e provare ad indovinare i loro pensieri, ricevere e scrivere lettere e miliardi di altre cose futili. M’innamoro facilmente dei piccoli dettagli della vita e raramente di un uomo, ma quando succede è una delle cose più belle in assoluto.

Da quanto tempo hai cominciato a fotografare e come è nata questa passione?

Mi è sempre piaciuto osservare, sin da piccola e penso che questo abbia influito molto sulla mia voglia di fotografare. Non saprei dire con precisione quando ho sentito di amare la fotografia, ma credo che il momento decisivo coincida con un periodo molto felice della mia vita in cui ho vissuto in Spagna. Laggiù era tutto così bianco ed acceso che non riuscivo a smettere di scattare. Ricordo di aver tappezzato le pareti di tutta la casa con le mie fotografie. Non sono (nè mi sento) una fotografa, ma ora come ora so che non potrei più fare a meno della fotografia.

Qualche notazione tecnica: che macchina usi? Fai molto uso di programmi per la post produzione?

In digitale una Canon 1000D comprata da poco, in analogico una Canon EOS3000V, una Polaroid ed una Holga. Quest’ultima mi ha aperto gli occhi su un mondo incredibile: quello delle “Toy cameras”. In effetti ho sempre pensato che una buona fotografia dipenda davvero poco dalla macchina che si usa, quanto piuttosto dalla bravura di chi ci sta dietro. C’è gente che crede basti avere una buona attrezzatura (ovvio che questo aiuta, ma non è tutto!). Le Toy, macchinette poco prestanti con lenti in plastica, sono la prova che invece si possono ottenere delle foto davvero interessanti solo grazie alle capacità di chi le usa.
Non so usare Photoshop nè altri programmi complessi del genere. Utilizzo (esclusivamente sulle foto in digitale) il programma di fotoritocco di Flickr (Picnick), soprattutto per correggere esposizione e contrasto. Mi piace applicare l’effetto “Cross Processing” alle mie foto perchè rende i colori piacevolmente caldi antichizzando l’atmosfera dell’ immagine. Di tutti gli altri effetti ne so ben poco, ma credo anche che sia bello che la foto resti piuttosto fedele all’ originale, non apprezzo le immagini troppo elaborate via software

Hai dei soggetti preferiti? E’ difficile capirlo dalle tue immagini, fotografi veramente di tutto. A vedere i tags, “traveling”, è quello per te più significativo.

Adoro fotografare di tutto perchè penso che la bellezza si nasconda davvero ovunque e stia a noi saperla stanare, un po’ come se si giocasse a nascondino. Ci sono tuttavia dei soggetti che ricorrono nella mia fotografia. Mi riferisco alle finestre ed alle porte (per il loro forte significato simbolico di “affacciarsi sulla vita” o di “nascondersi dietro di esse”), alle biciclette (che per me sono poesie sulla libertà), alle buche delle lettere ( custodi di attese e vite scritte su carta..) e molti altri ancora, come le gli sconosciuti per strada, i caffè del centro, le sedie vuote… Il tag “travelling” è molto significativo perchè il viaggio è la mia vita e quando viaggio fotografo tantissimo (così come “quando fotografo viaggio!”) Non potrei mai partire senza macchina in valigia, sarebbe perdere una parte importante di quello che vivo.

Racconta una tua foto.

La foto di cui ti parlero è questa.
Come ho già detto credo che la fotografia sia la capacità di scovare la bellezza nelle piccole cose quotidiane. Questa foto è una sintesi di ciò che intendo. Stavo camminando verso casa quando tra il grigio omogeneo dell’asfalto e la linea bianca tracciata per terra ho visto una meravigliosa foglia gialla. Per un attimo mi sono fermata a pensare a quanto questo particolare, per alcuni del tutto insignificante, fosse perfetto nella sua totale semplicità. Così ho preso la Polaroid ed ho scattato. Ad oggi penso che questo sia uno dei miei scatti più belli, forse proprio perchè nella suo essere essenziale racchiude in sè un significato immenso.

Cosa rappresenta per la te la fotografia?

La fotografia è la lingua con cui parlo. Attraverso le immagini racconto di me, ma non solo: parlo di quello che mi sta intorno, di quello che vorrei fermare per sempre. Forse è un tentativo di regalare l’eternità a qualcosa che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto.

In alcune tue immagini pare tu tenti di fermare il tempo. Non si legge la contemporaneità , ma piuttosto un passato che rimane (o ritorna). Le auto d’epoca, le case antiche…

Ho sempre avuto la convinzione (poco originale!) di essere nata nell’epoca sbagliata. Oggi va tutto troppo veloce e l’amore per un passato mai vissuto e la sua sacra lentezza, la nostalgia per questo “ieri” che non è stato mio, la metto nella mia fotografia in modo del tutto istintivo, quasi senza rendermene conto. Adoro tutto ciò che racchiude in sè una storia passata: le macchine d’epoca, le case antiche, i muri scrostati, i libri usati. Per alcuni questo è “vintage”, per altri è “vecchio”, per me è semplicemente prezioso.

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