La luisona di Pechino

Prosegue la mia indagine sperimentale sulle conseguenze per gli esseri umani derivanti dall’uso di calzini prodotti nel Celeste Impero.
A distanza di circa un mese dall’avvio della sperimentazione, il materiale documentale raccolto comincia a diventare corposo.
Tanto che ormai mi sento di poter parlare tranquillamente di una “chinese connection“.

Qualche appunto sul metodo prima di passare al nudo resoconto dei fatti.
Va precisato che la mia è un’indagine assolutamente empirica: utilizzo me stesso come cavia. Non sono in possesso di altra strumentazione.
Purtroppo, a quell’età in cui i primi brufoli cominciano a fare la loro comparsa a raggiera sulla fronte, ho commesso l’imprudenza di considerare il mio Piccolo Chimico ciarpame vetusto, abbandonando al suo destino tutta la preziosa strumentazione in esso contenuta.

Oggi me ne pento, ovviamente: potrei dare ben altra consistenza scientifica a questa ricerca. Ma tant’è.
Per citare Maurice Jarre: “Never cry on the versed milk”.

Ma veniamo ai fatti.
Sfilando il piede, calzato alla pechinese, dalla scarpa (indipendentemente dal modello di questa) essa risulta assolutamente inodore.
Così come il calzino stesso.
Ripeto: nessun odore.

Il brutto arriva quando ci si toglie il manufatto lasciando il piede violaceo (per via dell’elastico stretto a scorsoio intorno alla caviglia) completamente a se stesso.
A quel punto, apriti cielo!
Dopo solo poche ore sembra che i piedi si siano fatti la Parigi-Dakar senza alcun pit-stop.
Volendo fare i colti e buttarla sul letterario, ricordano le versione pedofila della indimenticabile Luisona del Bar Sport di Benni.
Roba veramente forte.

Per spiegare meglio, posso solo dire che nelle ultime due sere mi sono recato da solo al lavacro bideale, senza alcun tipo di sollecitazione altrui (cosa di per sé, mai avvenuta in precedenza).

Conclusione: è chiaro che il calzino pechinese impedisce qualsiasi tipo di traspirazione conservando tutta la (pericolosa per la salute) massa gassosa sprigionata nell’arco di una giornata a diretto contatto con la pelle europea.
Traete da soli le conclusioni del caso.

L’indagine non finisce qui. Ho in preparazione un book fotografico che dimostrerà come le mie non sono solo paranoie di un pazzo.
E’ ormai chiaro che ci troviamo di fronte ad un attacco chimico dei figli del Celeste Impero.
Una “Chinese connection”, appunto.

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